Il Tarta Club Italia è fiero di annunciare che un progetto a cui ha creduto fortemente e a cui ha contribuito direttamente proponendone l’idea e contribuendo economicamente al suo sviluppo stia arrivando a conclusione.

Perché ciò avvenga è però necessario che ci sia il contributo di tutti gli allevatori ed appassionati.

Ma di cosa si tratta? Lo chiediamo al nostro presidente Agostino Montalti, al socio Maurizio Bellavista ed al direttore di Darwinlab, il dr. Lorenzo Tufano, che ha preso a cuore il progetto ed ha portato avanti lo sviluppo.

 

Agostino Montalti: Stiamo parlando di una assoluta innovazione che permetterà dalla nascita la determinazione del sesso delle nostre tartarughe. 

Maurizio Bellavista: E’ noto come la temperatura di incubazione influenzi lo sviluppo del sesso, ma spesso per anni non si riesce a determinare il sesso in modo certo. Neanche decenni di allevamento ed esperienza su migliaia di esemplari permette di avere certezza.

Agostino Montalti: Questo è una problematica sentita da tutti gli allevatori e quando Maurizio Bellavista, durante le nostre chiacchierate sul progetto “TCI Angonoka”in Madagascar che necessitava proprio di risposte veloci nel riconoscere il sesso delle rarissime baby Astrochelys yniphora, nate nella nostra incubatrice,  mi ha parlato della possibilità di arrivare a determinare il sesso con un test di semplice esecuzione, rapido e non invasivo, come TCI ci siamo subito attivati alla ricerca di un partner che potesse sviluppare questo progetto.

Lorenzo Tufano: Agostino Montalti e Maurizio Bellavista ci hanno contattati già nel 2014. Una volta capito cosa stavano cercando, abbiamo subito creduto nel progetto ed iniziato a ricercare il miglior sistema per arrivare ad un kit rapido, precoce, non invasivo ed alla portata di tutti. Ci sono voluti anni di ricerca e finalmente lo scorso anno abbiamo cofinanziato con il contributo del TCI uno studio che ci ha permesso di realizzare un primo prototipo funzionante con ottimi risultati.

Agostino Montalti: la notizia ci ha resi orgogliosi. Un progetto innovativo che nessuno fino ad ora aveva mai sviluppato stava diventando realtà, e stava arrivando alla conclusione che ci aspettavamo.

Maurizio Bellavista: Come tutti i progetti, ciò ha richiesto molto impegno, studi accurati, passione e competenza, ma soprattutto il reperimento di molti fondi. Ed è per questo che è nata la necessità di affidarci ad Indiegogo per un crowdfounding che ci permetta di arrivare alla produzione su larga scala.

Lorenzo Tufano: Partendo dai positivi risultati di laboratorio, per finanziare il completamento del progetto, servono ancora ingenti finanziamenti, è vero. La ricerca costa e la messa a punto di un prototipo definitivo e la produzione per arrivare alla sua commercializzazione, è un passaggio fondamentale.

Agostino Montalti: Detto questo, poiché gli allevatori vogliono capire come funzionerà questo kit, chiederei al dr. Tufano di spiegarci come un allevatore potrà utilizzare questo kit una volta in commercio.

Lorenzo Tufano: Premesso che il test consiste nell’analisi di alcuni analiti presenti nei fluidi corporei specificamente espressi in maschi e femmine, l’allevatore avrà a sua disposizione un kit con tutto l’occorrente per effettuare l’analisi. Con un micro raccoglitore l’allevatore potrà prelevare la giusta quantità per esempio di feci. Una volta diluite opportunamente, la soluzione verrà messa nel test che assomiglierà a quello di gravidanza. A quel punto, guidato da una applicazione per smartphone, avverrà la lettura e la risposta del test. Il tutto in un tempo di circa 10 minuti e con grande accuratezza, ma soprattutto alla portata di tutti. E’ importante notare che la validazione avverrà in tempo reale tramite il dialogo tra il nostro server e lo smartphone. Il test si chiamerà sTart.

Agostino Montalti: Tutto questo ci rende orgogliosi di aver creduto in questo progetto e chiediamo a tutti i nostri iscritti un contributo concreto e la condivisione del link di crowdfounding, dove rimando per avere ulteriori informazioni circa l’utilità del test anche in ambito di protezione delle tartarughe ed al video di presentazione. 

Ringraziamo già da ora tutti coloro che vorranno contribuire a questa grande innovazione tutta italiana.

Pubblicato in TCI
Mercoledì, 18 Maggio 2016 06:53

La gestione integrata di una specie aliena

 

LA GESTIONE INTEGRATA DI UNA SPECIE ALIENA SUL TERRITORIO

DELL’AUSL DELLA ROMAGNA-FORLI’:

L’ESPERIENZA DELLE TARTARUGHE ACQUATICHE ESOTICHE

Dott. Marco Rossi

Veterinario Ufficiale AUSL Romagna-Forlì

Specialista in Sanità Animale, Allevamento e Produzioni Zootecniche

In collaborazione con Tarta Club Italia

Estratto

Dal 2008 l’Area di Sanità Pubblica Veterinaria dell’AUSL della Romagna-Forlì collabora con l’Associazione Animalista Onlus “Tarta Club Italia” nell’opera di recupero e monitoraggio sanitario delle principali specie esotiche di tartarughe acquatiche liberamente commercializzate sull’intero territorio nazionale negli ultimi 30 anni, che vengono raccolte sia da privati cittadini, i quali inconsciamente hanno acquistato questi animali, che da associazioni animaliste e forze dell’ordine, le quali recuperano soggetti abbandonati vaganti sul territorio. Questo lavoro si prefigge di fornire strumenti utili per l’approccio interdisciplinare alla gestione di una specie aliena presente sul territorio, al fine della salvaguardia dell’ecosistema e della salute pubblica.

 

Introduzione

Il problema dell’abbandono degli animali oramai non colpisce solamente la specie canina o felina ma anche nuove categorie di animali d’affezione che normalmente vengono commercializzate nei negozi di pets presenti su tutto il territorio nazionale, come le tartarughe acquatiche esotiche. Normalmente si tratta di soggetti di origine del Nord e del Centro America che vengono importati nel Continente Europeo appena terminata la schiusa per essere subito commercializzati: sono di dimensioni molto ridotte, bel colore verde sgargiante, vigili e vitali. Una volta acquistate per meno di una decina di euro (il reale reddito dei negozianti deriva dalla vendita delle attrezzature e degli alimenti) le meno fortunate vengono alloggiate nelle classiche vaschette in plastica con isoletta e palma centrale, ingozzate con una dieta carenziale a base di gamberetti essiccati e molto velocemente dimenticate dai proprietari. Le tartarughe muoiono precocemente, entro i primi mesi di vita, con carenze nutrizionali e fisiologiche. I pochi esemplari superstiti sono quelli che fortunatamente sono stati correttamente alimentati con una dieta equilibrata (sia di origine animale che vegetale) e detenuti in idonei terrari con luce artificiale, filtro delle acque, termostato, …: purtroppo con il passare degli anni gli animali crescono e la gestione logistica da parte dei proprietari diviene molto difficoltosa. Inoltre c’è una terza categoria: ne fanno parte quei soggetti allevati alla meno peggio in vasche da bagno, lavelli, contenitori di varia forma e misura posti sui terrazzi, generalmente “ereditati” da un parente che non le poteva più detenere o da una vicina di casa molto anziana.

Sin dal 2008, a seguito apposita convenzione, gli animali ritirati dai volontari animalisti del Tarta Club Italia vengono sottoposti a monitoraggio sanitario da parte dei veterinari dell’Area Sanità Pubblica Veterinaria di Forlì, da prima AUSL di Forlì poi AUSL della Romagna-Forlì, per essere poi ospitati nel Centro di Recupero Tartarughe Acquatiche Alloctone “Pianura Cesenate” sito presso un lago artificiale di proprietà del Consorzio di Bonifica della Romagna.

I volontari animalisti si occupano anche della cattura degli esemplari abbandonati all’interno dei laghetti dei principali parchi cittadini e di quelli appartenenti a “specie pericolose” (la cui normale detenzione è vietata per legge) che vengono rinvenuti sul territorio; è il caso di ricordare i due esemplari di tartaruga azzannatrice “Chelydra serpentina” rinvenuti sul territorio forlivese negli anni 2014-2015.

Materiali e metodi

Procedura per il ritiro

Nel periodo che va da aprile ad ottobre fin dall’anno 2008, generalmente l’ultimo sabato del mese, i volontari animalisti del Tarta Club Italia effettuano i ritiri delle tartarughe presso gli stabulari annessi all’ambulatorio veterinario dell’Area Sanità Pubblica Veterinaria di Forlì. Gli utenti vengono informati sul sito internet dell’associazione sulle date e orari dei ritiri oltre che sulle modalità di trasporto degli esemplari che devono essere effettuati utilizzando contenitori resistenti, lavabili, con poca acqua o stracci bagnati al loro interno. Durante il ritiro viene compilata una scheda anamnestica degli animali con annotazioni di eventuali patologie pregresse o terapie a cui la tartaruga è stata od è tuttora sottoposta. Tali informazioni vengono comunicate al veterinario AUSL che effettua successivamente la visita clinica ed ai veterinari liberi professionisti di riferimento del centro di recupero che seguiranno l’animale nel periodo della quarantena e durante la sua vita al centro di recupero “Pianura Cesenate”. La visita clinica iniziale ha messo in evidenzia prevalentemente patologie dovute alla cattiva alimentazione dell’animale causata da una dieta squilibrata (c.d. Deformazione del Carapace, Obesità), carenze vitaminiche (c.d. Malattia degli occhi Gonfi - Ipovitaminosi A) e lesioni da cattiva detenzione (c.d. Dermopatia Setticemica, Ulceropatia del Carapace, Sindrome del Rammollimento del Carapace, Lesioni, Ascessi e Piaghe Cutanee): in questi casi gli animali vengono isolati e trattati singolarmente all’interno di apposite vasche poste nel reparto isolamento/quarantena dell’associazione; inoltre viene fatto annualmente un campione di almeno 60 soggetti, scaglionato nelle giornate di ritiro, (intervallo di confidenza del 95%) i quali vengono sottoposti a prelievi ematici per la ricerca di Leptospira spp. (figura 1) e tamponi cloacali per ricerca di Salmonella spp. (figura 2); le matrici ottenute vengono inviate alla locale sede dell’IZS della Lombardia e dell’Emilia Romagna: nel caso si verifichino positività, anche in questo caso le tartarughe vengono subito trattate nel reparto isolamento/quarantena dell’associazione.

Figura 1

Figura 1: prelievi ematici per la ricerca di Leptospira spp.

Figura 2

 Figura 2: tamponi cloacali per ricerca di Salmonella spp.

Recupero soggetti abbandonati

Capita molto spesso di ricevere segnalazioni da parte di privati cittadini, enti pubblici ed amministrazioni comunali sul gravoso problema dell’abbandono di soggetti presso parchi pubblici, parchi fluviali, giardini dell’intero territorio comprensoriale. Generalmente si tratta di individui di libera detenzione, ma ci è capitato di rinvenire sul territorio esemplari appartenenti alle specie “pericolose” la cui detenzione è vietata. Sono soggetti acquistati illegalmente, molto pericolosi per l’incolumità pubblica, che diventando molto velocemente di notevoli dimensioni e dotati di ben nota aggressività, vengono rilasciati lungo fiumi o laghi con grave pericolo oltre che per la fauna locale anche per pescatori, bagnanti ed animali d’affezione.  Normalmente per catturare gli esemplari presenti nei laghetti pubblici viene utilizzata un’apposita “Trappola Basking” (figura 3), composta da un tubo galleggiante di plastica a forma rettangolare di dimensioni di due metri per uno e da una rete in nylon a maglia fitta interna, che sfrutta il “basking”, ovvero il fenomeno per cui le tartarughe ricercano il sole per l’esigenza di termoregolarizzare il proprio corpo. La trappola viene appoggiata sul pelo dell’acqua e su di essa risalgono lateralmente gli animali quando sentono il bisogno di esporsi al sole; occorre aspettare qualche minuto fino a quando giunge per le tartarughe il momento di rituffarsi in acqua con un rapido movimento che le fa guizzare in avanti: raggiungono così la rete interna al tubo galleggiante che impedisce loro di poter uscire, senza recargli alcun danno. Ovviamente la trappola va controllata giornalmente e gli esemplari vanno subito rimossi per essere visitati e condotti nel reparto quarantena del centro di recupero. La trappola va posizionata centralmente nel laghetto, ancorata alle sponde con delle corde e dotata di apposita cartellonistica da fissare a riva per informare eventuali utenti delle operazioni compiute, anche per evitare spiacevoli boicottaggi. 

Figura 3

 Figura 3: “Trappola Basking” per catturare gli esemplari presenti nei laghetti

Gestione del Centro di Recupero

Nel centro di recupero vengono introdotti solo quei soggetti che hanno superato con esito favorevole il periodo di quarantena durante il quale sono sottoposti sia al monitoraggio sanitario (mediante visita iniziale, prelievi ematici e tamponi cloacali) che alla piena riabilitazione al nuoto (mediante progressivo spostamento in acquari con quantità d’acqua sempre più elevata); gli animali hanno a disposizione un ampio bacino d’acqua artificiale di proprietà del Consorzio di Bonifica della Romagna completamente recintato, non aperto al pubblico, costituito da sponde in cemento armato (si evitano così le ovo deposizioni nella terra con nascite di nuovi esemplari) e numerose zattere galleggianti artificiali dove vengono alimentate le tartarughe. Inoltre, l’acqua del centro che proviene dal fiume Po per il tramite del Canale Emiliano-Romagnolo, è ricca di alghe, pesci e molluschi i quali rappresentano la dieta ideale per le tartarughe acquatiche esotiche. Eventuali soggetti malati vengono recuperati e posti sotto osservazione in vasche di isolamento per essere curati dal personale veterinario di riferimento dell’associazione. Giornalmente l’acqua del bacino viene ricambiata per circa la sua metà e periodicamente viene sottoposta ad analisi microbiologiche per Salmonella ssp ed Enterobatteriacee.

Eventuali soggetti recuperati che appartengono a specie di tartarughe acquatiche esotiche che non sono compatibili con i nostri climi (in particolare quello del periodo invernale) oppure quelli che presentano patologie croniche (Figura 4), vengono affidati ad alcuni soci dell’Associazione che adottano tali animali all’interno delle proprie case.

Differentemente, le tartarughe appartenenti alle “specie pericolose” sono affidate al Parco Safari Ravenna sito in località Mirabilandia di Ravenna che è dotato di idonee dotazioni strutturali con specifiche autorizzazioni prefettizie e sanitarie per la loro detenzione. 

Figura 4: Esempio di Patologia Cronica – Malformazione del Carapace


Risultati

Dal 2008 al 2014 sono stati visitati presso l’ambulatorio veterinario dell’Area Sanità Pubblica Veterinaria di Forlì, 1869 esemplari di tartarughe acquatiche esotiche appartenenti al genere Trachemys scripta scripta, Trachemys scripta elegans, Pseudemys concinna, Pseudemys floridiana, Crysemys picta bellii (tabella 1): l’80% degli esemplari proviene da privati cittadini residenti in tutte le regioni italiane che hanno convogliato gli animali direttamente o per il tramite di associazioni animaliste al Tarta Club Italia; il 12% dei capi proviene da recuperi effettuati dai volontari dell’associazione presso i 3 parchi pubblici forlivesi ed il restante 8% degli animali è stato consegnato da forze dell’ordine o da enti pubblici che hanno  recuperato animali vaganti/incidentati (tabella 2).

 

 

Tabella 2: Ripartizione sulla provenienza degli esemplari recuperati

Dal punto di vista sanitario sono state diagnosticate durante la visita clinica patologie dovute sia alla cattiva alimentazione che alle inadeguate condizioni di detenzione degli animali con oltre il 70% di soggetti ritirati che presentavano Obesità medio-elevata; 20% con alterazioni dell’ossificazione del carapace; 10% con lesioni da morso, ascessi auricolari, abrasioni e fratture del carapace; 6% con segni di Ulceropatia del carapace e Sindrome del rammollimento del carapace; 2% con Malattia degli occhi gonfi da ipovitaminosi A. (tabella 3). Dal punto di vista microbilogico sono state isolate dal 6% dei tamponi cloacali le Salmonelle pomona, paratyphy b e typhimurium, germi ubiquitari presente nel tratto intestinale degli animali campionati che non avevano manifestato alcuna sintomatologia clinica; infine dal punto di vista sierologico si è evidenziata in oltre il 70% dei soggetti campionati la positività anticorpale per Leptospira tarassovi, anche in questo caso in animali perfettamente asintomatici.

Discussione

La detenzione di questi rettili presso le nostre abitazioni come animali d’affezione implica nozioni di carattere fisiologico e gestionale molto specialistiche, oltre che di strutture ed attrezzature di allevamento costose e di non facile gestione. Occorrerebbe valutare, da un punto di vista normativo, la reale possibilità di restrizioni per la vendita e la detenzione di queste specie a fine della tutela della salute pubblica, dell’ambiente e non per ultimo del benessere degli animali. Anche i canali commerciali telematici aggravano il problema degli abbandoni, con specie alloctone che vengono vendute via internet la cui detenzione è vietata sia dal punto di vista della conservazione della specie che della pericolosità degli esemplari. Si è resa indispensabile la collaborazione con le associazioni animaliste come il Tarta Club Italia per affrontare il recupero degli animali dall’ambiente, evitare gli abbandoni con il ritiro degli animali dai privati cittadini e per informare il cittadino con opuscoli, convegni e giornate a tema. Dal punto di vista sanitario, si è rilevata la presenza di Salmonella ssp. come germe ubiquitario presente nel tratto intestinale degli animali visitati, patogeno potenzialmente pericoloso per l’essere umano che manipoli senza particolari precauzioni (guanti di plastica) questi animali durante la quotidiana attività ludica e pulizia delle vasche. Da non tralasciare la pericolosità dovuta al graffio ed al morso degli esemplari adulti che facilmente possono causare nell’uomo abrasioni cutanee fino all’amputazione delle falangi.

Conclusioni

La corretta detenzione sotto il punto di vista etologico, comportamentale e sanitario di questi rettili risulta molto difficile, per questo la libera commercializzazione andrebbe eliminata. Risulta fondamentale l’approccio fra i vari enti pubblici e privati e le associazioni animaliste per la gestione di questi animali che assolutamente non vanno rilasciati nel nostro ambiente naturale ma detenuti in apposite strutture.

 

Ringraziamenti

Si ringraziano sentitamente:

il Dott. Rodingo Usberti, Direttore ASPV Forlì – AUSL della Romagna-Forlì;

il Sig. Agostino Montalti, Presidente Tarta Club Italia Onlus;

il Sig. Mirko Giorgioni, Responsabile Centro di Recupero Pianura Cesenate;

l’Ing. Vincenzo Bosi, Direttore Generale Consorzio di Bonifica della Romagna;

l’Ing. Daniele Domenichini, Direttore Tecnico Consorzio di Bonifica della Romagna.

 

Bibliografia

A disposizione dell’autore, su richiesta.

Pubblicato in Articoli del centro

Questa mattina,  appena uscito dalla camera che guarda sul mare,  mi sento chiamare dal figlio del proprietario dell'albergo che ormai per lui sono "l'uomo tartaruga".  Era agitato e continuava a dire Tortue, Tortue!!! Era sulla duna che divide l'albergo dal mare e indicava verso un bacino di acqua stagna e putrida che si è formato fra l'albergo e la duna di sabbia prima del mare, causa uno scolo che lo riempie quando piove.  Sorpresa,  c'erano tante piccolissime tartarughine marine che nuotavano in questo stagno e lui le rincorreva.  

Ovviamente come  prima cosa, di corsa per prendere la macchina fotografica e poi anch'io a correre dietro alle piccole.  Dopo il recupero di un pò di esemplari,  abbiamo iniziato a guardarci attorno e cercare il nido per capire da dove provenivano,   e in affetti i segni sulla spiaggia non lasciavano dubbi,   il nido era lì vicino e la curiosità è troppo forte e inizio a scavare nel nido, credendo che ormai fossero tutte uscite, ma invece con grande sorpresa vi erano ancora alcuni esemplari che con fatica cercavano di uscire dal profondo nido. Piano piano le ho aiutate ad uscire, fino a trovare la zona con i tanti gusci di uovo rotti,  oltre ad uno ancora intatto che ho lasciato lì e ricoperto con la sabbia.   Incredibilmente il nido era d'avanti all'albergo in pieno centro città. Solo che c'era un'anomalia,  le piccole una volta uscite dal nido hanno preso la via opposta,  puntando il bacino di acqua dolce e qui si sono bloccate essendo una specie di trappola per loro. Forse confuse dalle luci dei lampioni notturni si sono dirette verso terra, trovando la grande pozza. Ne abbiamo trovate  almeno una trentina,  di cui alcune ancora dentro il nido,  più un uovo ancora non schiuso che ho riposto nel nido e ricoperto con la sabbia.  

Poi il proprietario dell'albergo le ha inserite provvisoriamente nel grande acquario marino, nel boreau ,  che aveva da pochi giorni allestito,  ma poco dopo preso dall'ansia di vedere queste piccole creature dimenarsi continuamente e non sapendo come alimentarle, la sera al ritorno me le sono ritrovate in un contenitore con solo un centimetro di acqua. La mattina successiva, appena arrivato nella terrazza che guarda sul mare, per la colazione,  mi vedo gironzolare in mezzo ai tavoli un'altra tartarughina che prontamente prelevo e porto nel contenitore con le altre e mi viene detto che la mia idea del giorno precedente di mettere una piccola taglia su ogni esemplare ritrovato, ha funzionato al punto che ci hanno portato altri 17 esemplari  e così in totale il recupero è di 53 bellissime Lepidochelys olivacea.

Riesco a convincere il proprietario ad effettuare il rilascio non come voleva fare lui in mare aperto e di giorno,  ma in spiaggia e di sera dopo il tramonto.   L'operazione,   a rispetto dei ritmi malgasci,  è iniziata con qualche ora di ritardo e con un piccolo seguito di turisti incuriositi dell'evento.              
 
La  mancanza della luna, quindi con luce molto scarsa,  fa pensare al figlio del proprietario di portare il suo grosso fuoristrada sulla spiaggia, con i fari puntati sul mare, allo scopo di illuminare il presunto percorso,  ma l'effetto è che le piccole, appena appoggiate sulla spiaggia,  si sono immediatamente rivolte verso i fari della vettura,  in direzione contraria al mare,   quindi abbiamo spento i fari e utilizzato le torce elettriche che indicavano la giusta strada verso il mare.  Esperienza indimenticabile vedere le piccole tartarughe sparire fra la schiuma delle onde,  animate da una vitalità davvero incredibile,  

Con la speranza che qualcuna di queste bellissime creature fra 20-25 anni ce la faccia a ritornare su questa spiaggia a continuare il ciclo della vita e magari dare la possibilità a qualche altro eco-turista di vivere la bella esperienza vissuta da noi pochi fortunati che siamo capitati  in mezzo al percorso millenario di queste antiche creature piene di vita e di speranza.
Buona fortuna grandi viaggiatrici!

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Pubblicato in Progetto TCI Angonoka
Sabato, 26 Aprile 2014 15:08

Ancora un recupero del TCI

Il Tarta Club Italia in missione in Madagascar ha colpito ancora!

Appena rientrati dalla prima missione all'interno della foresta,   per l'installazione del sistema di allarme per il nuovo recinto degli esemplari adulti delle Astrochelys yniphora e la messa in funzione della nuova incubatrice che ci aspetta una nuova sorpresa al limite del grottesco:   un giovane malgascio cerca di vendermi una baby A. yniphora,    dicendomi che l'aveva trovata vicino ad una strada, ovviamente una gran balla, in quanto questi esemplari si trovano solo in una zona più a sud denominata Soalala che da 4-5 mesi non è raggiungibile se non con 5 ore di barca,  per via della mancanza di strade percorribili nella stagione delle piogge.  L'esemplare è nato in novembre/dicembre 2009 e gode di ottima salute.
Immediatamente ho provveduto a sequestrargli l'esemplare che teneva in un piccolo marsupio e il proprietario dell'hotel ha chiamato il comandante della polizia locale che mi ha permesso di detenere la baby e consegnarla il giorno successivo al responsabile del Ministero delle Foreste di Mahajanga.  Non prima di aver effettuato qualche video e foto.  Poi, visto che quest'anno tutto il nostro lavoro è riconosciuto con documentazione firmata dal Durrell ,   ci è stato rilasciato anche un documento dell'importante recupero.

Pubblicato in Progetto TCI Angonoka
Sabato, 26 Aprile 2014 14:34

News da Ampijoroa - 20 Gennaio 2011

Ecco le prime foto (scattate con la nostra fotocamera donata) provenienti dal centro di recupero di Ampijoroa, dove il Tarta Club Italia collabora per la salvaguardia delle rarissime Angonoka (Astrochelys yniphora), dopo il nostro lavoro di settembre 2010. Purtroppo nel 2010 le nascite non sono state tante, solo 24 esemplari , con a disposizione 7 femmine e 10 maschi adulti; a detta del direttore Ernest, dovuto agli attacchi delle uova da parte di formiche e termiti, aiutate anche dal ritardo dell'arrivo delle piogge che aiuta all'uscita dalle uova dei nuovi baby.

Ecco le foto delle baby nate qualche mese fa

Proprio per migliorare la percentuale di schiuse di queste preziosissime uova, il 30 marzo il TCI andrà ad installare la prima incubatrice nel centro.

A presto Madagascar !


Pubblicato in Progetto TCI Angonoka
Sabato, 26 Aprile 2014 14:15

Secondo viaggio del TCI in Madagascar

 

 

Pubblicato in Progetto TCI Angonoka
Sabato, 26 Aprile 2014 08:15

Centro recupero TCI

Pubblicato in Centro recupero TCI
Mercoledì, 23 Aprile 2014 10:48

Presentazione

Centro di recupero tartarughe acquatiche alloctone del Tarta Club Italia, presso l'area di pertinenza del Consorzio di Bonifica della Romagna che collabora attivamente con l'associazione.
Il centro di recupero nasce per il ritiro di tutte le specie acquatiche alloctone, dannose all'ecosistema; ha una dimensione di circa 3.500mq, circa 7.000 metri cubi d'acqua, è un bacino artificiale con protezione assoluta per le fughe, inoltre sono state inserite delle zattere per permettere agli ospiti di fare basking (bagni di sole) tranquillamente.
L'invaso è certamente ideale per le tartarughe acquatiche in quanto è ricco di pesci e alghe e l'acqua è continuamente ricambiata; inoltre visto che è privo di zone con terreno, sono evitate anche le riproduzioni.
Il centro è denominato "Pianura Cesenate" ed è ubicato a Cesena, all'interno di un'area protetta e non visitabile dal pubblico, se non in occasioni di feste programmate, specialmente a scopo didattico in primavera per le scolaresche; per questo il Tarta Club Italia ha preparato una serie di cartelli didattici sulle varie specie più frequenti nel centro.
Il ritiro degli esemplari avviene in collaborazione con la sezione veterinaria dell'AUSL di Forlì che effettua una visita agli esemplari ed eventuali cure ove necessitano.
Ricordiamo che le tartarughe in questione sono quelle "simpatiche e carine tartarughine verdi", di piccolissime dimensioni che vengono solitamente vendute in tutti i negozi di animali, che poi però in poco tempo crescono fino a diventare 30-35cm, con grossi problemi di spazi e solitamente diventano ingestibili; la maggior parte muore in breve tempo per problemi di alimentazione errata, mancanza di raggi solari e acquari piccolissimi senza appositi filtri, mentre quelle che sopravvivono solitamente finiscono abbandonate in tutti gli specchi d'acqua.
Per far fronte a questo problema, che è un problema europeo, il Tarta Club Italia ha anche stampato migliaia di copie di un libricino distribuito come copia omaggio, per informare ed evitare incauti acquisti.

Ricordiamo che l'abbandono di animali è sanzionato con pesanti ammende e arresto fino a 12 mesi.

I ritiri sono previsti da fine aprile a fine ottobre, questo per dare il modo agli esemplari di adattarsi al nuovo ambiente e prepararsi per il letargo invernale.

Per eventuali info (solo dopo aver letto la "Procedura ritiri" ed il "Calendario Ritiri 2017" dalla pagina precedente):

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Info sulle attività dell'associazione le trovate sul sito www.tartaclubitalia.it

 

 

 

 

Pubblicato in Centro recupero TCI
Mercoledì, 23 Aprile 2014 09:37

I soci

Presidente: Montalti Agostino

Vice presidente: Giorgioni Mirko

Segretario: Urbinati Davide

 

Consiglieri

  • Calandrini Michele
  • Dall'Acqua Sauro
  • DeLorenzi Danilo
  • Guiduzzi Nazario
  • Ricci Alan
  • Piersanti Giacomo

 

Soci sostenitori 2018

Stefania Peccenini 

Marilena Taverna 

Rita Capecchi  

Fabio Berardi

Pigò Simone

 

 

       Attualmente il numero totale dei soci è di 1371
Pubblicato in TCI
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