Mercoledì, 18 Maggio 2016 06:53

La gestione integrata di una specie aliena

 

LA GESTIONE INTEGRATA DI UNA SPECIE ALIENA SUL TERRITORIO

DELL’AUSL DELLA ROMAGNA-FORLI’:

L’ESPERIENZA DELLE TARTARUGHE ACQUATICHE ESOTICHE

Dott. Marco Rossi

Veterinario Ufficiale AUSL Romagna-Forlì

Specialista in Sanità Animale, Allevamento e Produzioni Zootecniche

In collaborazione con Tarta Club Italia

Estratto

Dal 2008 l’Area di Sanità Pubblica Veterinaria dell’AUSL della Romagna-Forlì collabora con l’Associazione Animalista Onlus “Tarta Club Italia” nell’opera di recupero e monitoraggio sanitario delle principali specie esotiche di tartarughe acquatiche liberamente commercializzate sull’intero territorio nazionale negli ultimi 30 anni, che vengono raccolte sia da privati cittadini, i quali inconsciamente hanno acquistato questi animali, che da associazioni animaliste e forze dell’ordine, le quali recuperano soggetti abbandonati vaganti sul territorio. Questo lavoro si prefigge di fornire strumenti utili per l’approccio interdisciplinare alla gestione di una specie aliena presente sul territorio, al fine della salvaguardia dell’ecosistema e della salute pubblica.

 

Introduzione

Il problema dell’abbandono degli animali oramai non colpisce solamente la specie canina o felina ma anche nuove categorie di animali d’affezione che normalmente vengono commercializzate nei negozi di pets presenti su tutto il territorio nazionale, come le tartarughe acquatiche esotiche. Normalmente si tratta di soggetti di origine del Nord e del Centro America che vengono importati nel Continente Europeo appena terminata la schiusa per essere subito commercializzati: sono di dimensioni molto ridotte, bel colore verde sgargiante, vigili e vitali. Una volta acquistate per meno di una decina di euro (il reale reddito dei negozianti deriva dalla vendita delle attrezzature e degli alimenti) le meno fortunate vengono alloggiate nelle classiche vaschette in plastica con isoletta e palma centrale, ingozzate con una dieta carenziale a base di gamberetti essiccati e molto velocemente dimenticate dai proprietari. Le tartarughe muoiono precocemente, entro i primi mesi di vita, con carenze nutrizionali e fisiologiche. I pochi esemplari superstiti sono quelli che fortunatamente sono stati correttamente alimentati con una dieta equilibrata (sia di origine animale che vegetale) e detenuti in idonei terrari con luce artificiale, filtro delle acque, termostato, …: purtroppo con il passare degli anni gli animali crescono e la gestione logistica da parte dei proprietari diviene molto difficoltosa. Inoltre c’è una terza categoria: ne fanno parte quei soggetti allevati alla meno peggio in vasche da bagno, lavelli, contenitori di varia forma e misura posti sui terrazzi, generalmente “ereditati” da un parente che non le poteva più detenere o da una vicina di casa molto anziana.

Sin dal 2008, a seguito apposita convenzione, gli animali ritirati dai volontari animalisti del Tarta Club Italia vengono sottoposti a monitoraggio sanitario da parte dei veterinari dell’Area Sanità Pubblica Veterinaria di Forlì, da prima AUSL di Forlì poi AUSL della Romagna-Forlì, per essere poi ospitati nel Centro di Recupero Tartarughe Acquatiche Alloctone “Pianura Cesenate” sito presso un lago artificiale di proprietà del Consorzio di Bonifica della Romagna.

I volontari animalisti si occupano anche della cattura degli esemplari abbandonati all’interno dei laghetti dei principali parchi cittadini e di quelli appartenenti a “specie pericolose” (la cui normale detenzione è vietata per legge) che vengono rinvenuti sul territorio; è il caso di ricordare i due esemplari di tartaruga azzannatrice “Chelydra serpentina” rinvenuti sul territorio forlivese negli anni 2014-2015.

Materiali e metodi

Procedura per il ritiro

Nel periodo che va da aprile ad ottobre fin dall’anno 2008, generalmente l’ultimo sabato del mese, i volontari animalisti del Tarta Club Italia effettuano i ritiri delle tartarughe presso gli stabulari annessi all’ambulatorio veterinario dell’Area Sanità Pubblica Veterinaria di Forlì. Gli utenti vengono informati sul sito internet dell’associazione sulle date e orari dei ritiri oltre che sulle modalità di trasporto degli esemplari che devono essere effettuati utilizzando contenitori resistenti, lavabili, con poca acqua o stracci bagnati al loro interno. Durante il ritiro viene compilata una scheda anamnestica degli animali con annotazioni di eventuali patologie pregresse o terapie a cui la tartaruga è stata od è tuttora sottoposta. Tali informazioni vengono comunicate al veterinario AUSL che effettua successivamente la visita clinica ed ai veterinari liberi professionisti di riferimento del centro di recupero che seguiranno l’animale nel periodo della quarantena e durante la sua vita al centro di recupero “Pianura Cesenate”. La visita clinica iniziale ha messo in evidenzia prevalentemente patologie dovute alla cattiva alimentazione dell’animale causata da una dieta squilibrata (c.d. Deformazione del Carapace, Obesità), carenze vitaminiche (c.d. Malattia degli occhi Gonfi - Ipovitaminosi A) e lesioni da cattiva detenzione (c.d. Dermopatia Setticemica, Ulceropatia del Carapace, Sindrome del Rammollimento del Carapace, Lesioni, Ascessi e Piaghe Cutanee): in questi casi gli animali vengono isolati e trattati singolarmente all’interno di apposite vasche poste nel reparto isolamento/quarantena dell’associazione; inoltre viene fatto annualmente un campione di almeno 60 soggetti, scaglionato nelle giornate di ritiro, (intervallo di confidenza del 95%) i quali vengono sottoposti a prelievi ematici per la ricerca di Leptospira spp. (figura 1) e tamponi cloacali per ricerca di Salmonella spp. (figura 2); le matrici ottenute vengono inviate alla locale sede dell’IZS della Lombardia e dell’Emilia Romagna: nel caso si verifichino positività, anche in questo caso le tartarughe vengono subito trattate nel reparto isolamento/quarantena dell’associazione.

Figura 1

Figura 1: prelievi ematici per la ricerca di Leptospira spp.

Figura 2

 Figura 2: tamponi cloacali per ricerca di Salmonella spp.

Recupero soggetti abbandonati

Capita molto spesso di ricevere segnalazioni da parte di privati cittadini, enti pubblici ed amministrazioni comunali sul gravoso problema dell’abbandono di soggetti presso parchi pubblici, parchi fluviali, giardini dell’intero territorio comprensoriale. Generalmente si tratta di individui di libera detenzione, ma ci è capitato di rinvenire sul territorio esemplari appartenenti alle specie “pericolose” la cui detenzione è vietata. Sono soggetti acquistati illegalmente, molto pericolosi per l’incolumità pubblica, che diventando molto velocemente di notevoli dimensioni e dotati di ben nota aggressività, vengono rilasciati lungo fiumi o laghi con grave pericolo oltre che per la fauna locale anche per pescatori, bagnanti ed animali d’affezione.  Normalmente per catturare gli esemplari presenti nei laghetti pubblici viene utilizzata un’apposita “Trappola Basking” (figura 3), composta da un tubo galleggiante di plastica a forma rettangolare di dimensioni di due metri per uno e da una rete in nylon a maglia fitta interna, che sfrutta il “basking”, ovvero il fenomeno per cui le tartarughe ricercano il sole per l’esigenza di termoregolarizzare il proprio corpo. La trappola viene appoggiata sul pelo dell’acqua e su di essa risalgono lateralmente gli animali quando sentono il bisogno di esporsi al sole; occorre aspettare qualche minuto fino a quando giunge per le tartarughe il momento di rituffarsi in acqua con un rapido movimento che le fa guizzare in avanti: raggiungono così la rete interna al tubo galleggiante che impedisce loro di poter uscire, senza recargli alcun danno. Ovviamente la trappola va controllata giornalmente e gli esemplari vanno subito rimossi per essere visitati e condotti nel reparto quarantena del centro di recupero. La trappola va posizionata centralmente nel laghetto, ancorata alle sponde con delle corde e dotata di apposita cartellonistica da fissare a riva per informare eventuali utenti delle operazioni compiute, anche per evitare spiacevoli boicottaggi. 

Figura 3

 Figura 3: “Trappola Basking” per catturare gli esemplari presenti nei laghetti

Gestione del Centro di Recupero

Nel centro di recupero vengono introdotti solo quei soggetti che hanno superato con esito favorevole il periodo di quarantena durante il quale sono sottoposti sia al monitoraggio sanitario (mediante visita iniziale, prelievi ematici e tamponi cloacali) che alla piena riabilitazione al nuoto (mediante progressivo spostamento in acquari con quantità d’acqua sempre più elevata); gli animali hanno a disposizione un ampio bacino d’acqua artificiale di proprietà del Consorzio di Bonifica della Romagna completamente recintato, non aperto al pubblico, costituito da sponde in cemento armato (si evitano così le ovo deposizioni nella terra con nascite di nuovi esemplari) e numerose zattere galleggianti artificiali dove vengono alimentate le tartarughe. Inoltre, l’acqua del centro che proviene dal fiume Po per il tramite del Canale Emiliano-Romagnolo, è ricca di alghe, pesci e molluschi i quali rappresentano la dieta ideale per le tartarughe acquatiche esotiche. Eventuali soggetti malati vengono recuperati e posti sotto osservazione in vasche di isolamento per essere curati dal personale veterinario di riferimento dell’associazione. Giornalmente l’acqua del bacino viene ricambiata per circa la sua metà e periodicamente viene sottoposta ad analisi microbiologiche per Salmonella ssp ed Enterobatteriacee.

Eventuali soggetti recuperati che appartengono a specie di tartarughe acquatiche esotiche che non sono compatibili con i nostri climi (in particolare quello del periodo invernale) oppure quelli che presentano patologie croniche (Figura 4), vengono affidati ad alcuni soci dell’Associazione che adottano tali animali all’interno delle proprie case.

Differentemente, le tartarughe appartenenti alle “specie pericolose” sono affidate al Parco Safari Ravenna sito in località Mirabilandia di Ravenna che è dotato di idonee dotazioni strutturali con specifiche autorizzazioni prefettizie e sanitarie per la loro detenzione. 

Figura 4: Esempio di Patologia Cronica – Malformazione del Carapace


Risultati

Dal 2008 al 2014 sono stati visitati presso l’ambulatorio veterinario dell’Area Sanità Pubblica Veterinaria di Forlì, 1869 esemplari di tartarughe acquatiche esotiche appartenenti al genere Trachemys scripta scripta, Trachemys scripta elegans, Pseudemys concinna, Pseudemys floridiana, Crysemys picta bellii (tabella 1): l’80% degli esemplari proviene da privati cittadini residenti in tutte le regioni italiane che hanno convogliato gli animali direttamente o per il tramite di associazioni animaliste al Tarta Club Italia; il 12% dei capi proviene da recuperi effettuati dai volontari dell’associazione presso i 3 parchi pubblici forlivesi ed il restante 8% degli animali è stato consegnato da forze dell’ordine o da enti pubblici che hanno  recuperato animali vaganti/incidentati (tabella 2).

 

 

Tabella 2: Ripartizione sulla provenienza degli esemplari recuperati

Dal punto di vista sanitario sono state diagnosticate durante la visita clinica patologie dovute sia alla cattiva alimentazione che alle inadeguate condizioni di detenzione degli animali con oltre il 70% di soggetti ritirati che presentavano Obesità medio-elevata; 20% con alterazioni dell’ossificazione del carapace; 10% con lesioni da morso, ascessi auricolari, abrasioni e fratture del carapace; 6% con segni di Ulceropatia del carapace e Sindrome del rammollimento del carapace; 2% con Malattia degli occhi gonfi da ipovitaminosi A. (tabella 3). Dal punto di vista microbilogico sono state isolate dal 6% dei tamponi cloacali le Salmonelle pomona, paratyphy b e typhimurium, germi ubiquitari presente nel tratto intestinale degli animali campionati che non avevano manifestato alcuna sintomatologia clinica; infine dal punto di vista sierologico si è evidenziata in oltre il 70% dei soggetti campionati la positività anticorpale per Leptospira tarassovi, anche in questo caso in animali perfettamente asintomatici.

Discussione

La detenzione di questi rettili presso le nostre abitazioni come animali d’affezione implica nozioni di carattere fisiologico e gestionale molto specialistiche, oltre che di strutture ed attrezzature di allevamento costose e di non facile gestione. Occorrerebbe valutare, da un punto di vista normativo, la reale possibilità di restrizioni per la vendita e la detenzione di queste specie a fine della tutela della salute pubblica, dell’ambiente e non per ultimo del benessere degli animali. Anche i canali commerciali telematici aggravano il problema degli abbandoni, con specie alloctone che vengono vendute via internet la cui detenzione è vietata sia dal punto di vista della conservazione della specie che della pericolosità degli esemplari. Si è resa indispensabile la collaborazione con le associazioni animaliste come il Tarta Club Italia per affrontare il recupero degli animali dall’ambiente, evitare gli abbandoni con il ritiro degli animali dai privati cittadini e per informare il cittadino con opuscoli, convegni e giornate a tema. Dal punto di vista sanitario, si è rilevata la presenza di Salmonella ssp. come germe ubiquitario presente nel tratto intestinale degli animali visitati, patogeno potenzialmente pericoloso per l’essere umano che manipoli senza particolari precauzioni (guanti di plastica) questi animali durante la quotidiana attività ludica e pulizia delle vasche. Da non tralasciare la pericolosità dovuta al graffio ed al morso degli esemplari adulti che facilmente possono causare nell’uomo abrasioni cutanee fino all’amputazione delle falangi.

Conclusioni

La corretta detenzione sotto il punto di vista etologico, comportamentale e sanitario di questi rettili risulta molto difficile, per questo la libera commercializzazione andrebbe eliminata. Risulta fondamentale l’approccio fra i vari enti pubblici e privati e le associazioni animaliste per la gestione di questi animali che assolutamente non vanno rilasciati nel nostro ambiente naturale ma detenuti in apposite strutture.

 

Ringraziamenti

Si ringraziano sentitamente:

il Dott. Rodingo Usberti, Direttore ASPV Forlì – AUSL della Romagna-Forlì;

il Sig. Agostino Montalti, Presidente Tarta Club Italia Onlus;

il Sig. Mirko Giorgioni, Responsabile Centro di Recupero Pianura Cesenate;

l’Ing. Vincenzo Bosi, Direttore Generale Consorzio di Bonifica della Romagna;

l’Ing. Daniele Domenichini, Direttore Tecnico Consorzio di Bonifica della Romagna.

 

Bibliografia

A disposizione dell’autore, su richiesta.

Pubblicato in Articoli del centro
Lunedì, 23 Giugno 2014 15:22

Festa del centro di recupero

Di seguito alcune foto della mattinata presso Anna Frank di Sant'Egidio

 

Scarica l'articolo uscito sul quotidiano "Il Corriere di Cesena e Forlì"

 

Pubblicato in Centro recupero TCI
Sabato, 10 Maggio 2014 14:15

Festa del centro di recupero

Pubblicato in Uncategorised
Sabato, 26 Aprile 2014 08:15

Centro recupero TCI

Pubblicato in Centro recupero TCI
Mercoledì, 23 Aprile 2014 14:45

Webcam sul centro di recupero


La webcam è puntata su una delle zattere presenti nel bacino.
Normalmente le immagini si aggiornano ogni 3 secondi, comunque questo potrà dipendere dal numero di utenti connessi.
La dieta è integrata con i mangimi Sera Raffy, Sera Raffy Vital e Reptil prof Carnivor ; gentilmente offerti dalla ditta Sera Italia.

 

Webcam nel Centro di Recupero del Tarta Club Italia, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica della Romagna e l'AUSL di Forlì.

webcam centro recupero

Pubblicato in Centro recupero TCI
Mercoledì, 23 Aprile 2014 13:54

Video del centro recupero

 

Guarda tutti i video del TartaClubItalia.it su Youtube

 







Pubblicato in Centro recupero TCI
Mercoledì, 23 Aprile 2014 13:32

Foto del centro recupero

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Pubblicato in Centro recupero TCI

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