Lunedì, 07 Novembre 2016 17:21

Il letargo nelle tartarughe

Il letargo nelle tartarughe.

(Foto di Maria Grazia Natalizio)

Le origini:                                                                                                                                       

E’ recente la scoperta che l’origine delle tartarughe è stata riconosciuta all’Eunotosaurus africanus che visse circa 260 milioni di anni fa.  Tuttavia il più vecchio fossile di una tartaruga (marina) ha circa 220 milioni di anni, la Odontochelys semitestacea


(Foto di Odontochelys semitestacea tratta da  http://pikabu.ru)

e il primo di tartaruga terrestre, Proganochelys  è classificato sui 210 milioni di anni.

(Foto di Proganochelys  tratta da  http://vespisaurus.deviantart.com/)

Al momento sembra che le prime tartarughe fossero marine e successivamente dagli oceani iniziarono a diffondersi sulla terra ferma fino a conquistare quasi tutti i continenti (ad eccezione delle zone artiche).  Le tartarughe rimaste a popolare gli oceani sono attualmente classificate come 7 specie,   quelle palustri o acquatiche in circa 400 specie e circa 45 specie terrestri (il numero è in continua evoluzione in quanto il pur recente avvento del DNA sta modificando velocemente ogni elenco).

Un perfetto adattamento:                                                                                                       

In questo articolo prenderemo in considerazione sopratutto il letargo nelle specie terrestri,  che si sono adattate perfettamente ad ogni clima, mettendo in atto strategie indispensabili per la loro sopravivenza, con particolare riferimento alle specie Mediterranee (Testudo hermanni, Testudo graeca ibera e Testudo marginata);  questo per dire che se questi magnifici  rettili, dopo 210 milioni di anni sono sopravvissuti sino ai nostri tempi (anche se l’azione dell’uomo degli ultimi decenni le sta mettendo veramente in crisi),  sono da tenere in forte considerazione i metodi utilizzati in natura per “combattere” i periodi “ostili” come i freddi inverni o le calde estati (soprattutto nelle zone equatoriali).

Letargo ed estivazione:                                                                                                                         

Il letargo è una strategia per proteggersi dal freddo, mentre l’estivazione è una strategia per proteggersi dai periodi troppo caldi per cui specialmente a sud o isole, le tartarughe si rifugiano o sotterrano (soprattutto quelle in zone costiere dove i terreni sono sabbiosi) per attendere temperature più miti;  spesso però poi escono alle prime ore del giorno o tardo pomeriggio per crogiolarsi ai gradevoli raggi solari. In genere in questi periodi non si alimentano o se lo fanno mangiano solo piccole quantità di cibo.   Estivarsi è un modo anche per cercare un po’ di umidità che è importantissima per il loro ciclo vitale.

Perché il letargo:                                                                                                                      

Le tartarughe, essendo degli animali eterotermi (la temperatura interna dipende da quella ambientale), ed avendo organi che lavorano correttamente solo ad un determinato range di temperature, quando le temperature scendono,  sono costrette a mettere in atto un sistema di protezione che non è altro che la diminuzione del metabolismo e quindi rallentamento di tutte le funzioni compreso il battito cardiaco che può arrivare anche a 4 battiti al minuto. L’abbassamento del metabolismo crea però difficoltà a reagire ai batteri, a micosi e virus,  per cui sovente al risveglio ci sono patologie, specialmente respiratorie, soprattutto per gli esemplari che sono entrati in letargo non in perfette condizioni.

Le temperature del letargo:                                                                                                     

Viene considerato letargo se fatto in luoghi con temperature entro i 3 e 10 °C .  Quando le temperature sono superiori ai 10°C le tartarughe consumano energie senza reintegrarle e nei casi di elevate temperature rischiano seriamente,   mentre se le temperature scendono sotto i 2-3°C il rischio è che il sangue cristallizzi/congeli e porti a nefaste conseguenze.

Letargo assolutamente da far fare!                                                                                              

Le strampalate teorie di evitare di far fare il letargo alle tartarughe specialmente nei primi anni di vita, sono assolutamente da non considerare!   L’unico motivo per non far fare il letargo alle tartarughe è in caso di malattie o forte debilitazione;  in questo caso si dovrà preparare un terrario con temperature diurne di almeno 25-26 °C  e notturne non inferiori a 18-19°C, con una lampada riscaldante e ad emissioni di raggi UVB da posizionare in un lato e un substrato da tenere leggermente umido.

Le tartarughe che svernano in un terrario possono crescere fino 3-4 volte in più, rispetto un esemplare in natura,  con conseguenti problemi a diversi organi come fegato, reni e un errato sviluppo della struttura ossea,  un po’ come i bambini che crescono troppo in fretta e hanno problemi ai legamenti e alle ossa.  Inoltre l’aspettativa di vita si accorcerà.

Più pericoloso del letargo:                                                                                                 

Sicuramente più pericoloso di un letargo sono le ansie dei proprietari che pensano che le tartarughe abbiano troppo freddo e muoiano,  mentre è vero il contrario, cioè se non lo fanno sono molto più a rischio di morte .  Preparare un letargo è molto più facile di preparare un terrario ben funzionante e sovente sono molte di più le tartarughe che muoiono in casa rispetto a quelle in giardino.

Letargo differente fra nord e sud:                                                                                              

Il modo di fare il letargo cambia in base al clima e quindi un letargo a nord è molto diverso di quello al sud;  a sud e isole in genere in natura le tartarughe si ritirano sotto un rovo o cespuglio possibilmente con foglie secche e umide, senza scavare, o in cattività si sotterrano parzialmente,


(Foto di Enrico Di Girolamo)

mentre nelle regioni più a nord dove in passato erano presenti fino alla valle Padana le Testudo hermanni boettgeri diffusesi dai Balcani,  per proteggersi dai forti freddi, si sotterravano in modo che il calore proveniente dal sottosuolo le proteggeva e nello stesso tempo la terra umida garantiva la migliore condizione possibile.   Quindi per le tartarughe in cattività che sono a nord occorrerà osservare più attenzione nel preparare il luogo per il letargo (descrizione dettagliata più avanti).    Le Testudo horfieldii o Agrionemys horsfieldii, che hanno un areale molto ampio che va dalla Russia sudorientale fino al all’Iran, Pakistan, Afghanistan e Cina occidentale, ormai diffuse nei tanti negozi di animali,  sono abituate ad un lunghissimo letargo che in alcuni casi può arrivare anche fino ai 9 mesi e si proteggono dal fortissimo gelo scavando a profondità incredibili (sembra che possano arrivare anche a 3 metri di profondità).  Ovviamente poi una volta uscite dal letargo devono eseguire tutto il ciclo vitale molto in fretta.   Il letargo preparato ai nostri climi che sono troppo umidi per loro, deve essere organizzato cercando di preparare un terreno poco umido e ben drenante.

Quanto dura il letargo?                                                                                                                                

E’ sempre il clima che condiziona la durata del letargo in base alla temperatura.  Il letargo essendo un metodo di protezione per il freddo,  se le temperature esterne sono miti, le tartarughe non hanno bisogno di proteggersi e ad esempio a sud o isole non essendo sotterrate o coperte, sentono subito un rialzo di temperatura ed escono a riscaldarsi ai primi raggi di sole,  per cui il letargo inizia solitamente nel tardo autunno, spesso a fine novembre e finisce già a fine febbraio,  e negli inverni particolarmente caldi il letargo si riduce veramente a pochi giorni.   A nord ovviamente il periodo è molto più lungo e in genere le tartarughe iniziano ad ottobre o addirittura in settembre nelle zone più fredde e fuoriescono in marzo o ad inizio aprile.

Una visita medica?                                                                                                                       

E’ consigliabile osservare bene le nostre tartarughe prima del letargo, specialmente 1 o 2 mesi prima non sarebbe male effettuare un esame delle feci per verificare che i livelli dei parassiti non siano troppo elevati;  in questo modo abbiamo il tempo di eseguire le cure adeguate con relativo richiamo dopo 15-20 giorni.   Gli esemplari che sembrano dimagriti e poco pesanti è bene che siano visitati da un veterinario esperto in rettili .   Ovvio che gli esemplari debilitati o ammalati dovranno evitare di fare il letargo che potrebbe aggravare il loro stato.

La preparazione al letargo:                                                                                                          

3-4 settimane prima del letargo,  iniziano a prepararsi al letargo in base alle prime diminuzioni di temperatura,  in modo che si possa liberare l’alveo intestinale da tutto il cibo che se non eliminato rischia di fermentare con conseguente setticemia che porterà a morte certa .  Per cui per le tartarughe in cattività,  si consiglia fin dai primi di settembre di lasciare a disposizione solo poche erbe selvatiche o addirittura nulla;  in questo periodo è più importante che siano sempre ben idratate,  quindi meglio se c’è acqua a disposizione,  anche se in genere si idratano da sole con le piogge e le umidità crescenti.  Qui però ci sono diversi allevatori che sono dell’idea di seguire sempre di più il ritmo naturale, per cui mai acqua a disposizione (anche se credo sia corretto solo nei casi che si disponga di ampi spazi a disposizione, mentre nei piccoli recinti il ciclo naturale è più complicato). Quindi trascorreranno le ore più calde e assolate riscaldandosi al sole per poi ritirarsi nei loro rifugi preferiti.

(Foto di Seda D'anna)

La scelta del luogo per il lungo sonno:                                                                                                       

La scelta del luogo è importante per evitare sgradevoli sorprese.  In natura o in un ampio giardino una tartaruga preferirà rifugiarsi sotto una siepe o un rovo dove sovente ci sono anche molte foglie umide (come già descritto solo nelle zone molto fredde scaveranno per sotterrarsi).  Se invece la tartaruga non ha grandi spazi a disposizione,  dovrete essere voi a sceglierlo e la prima regola è quella di cercare un punto non alluvionabile.  

Come preparare un rifugio per il letargo:                                                                             

Alcuni esperti allevatori preparano la zona semplicemente mettendo grossi cumuli di paglia,

 

(Foto di Maurizio Bellavista)

(Foto di Maurizio Bellavista)

(Foto di Giuseppe Liotta)

(Foto di Giuseppe Liotta)

(Foto di Giuseppe Liotta)

dove la pioggia penetra e crea una giusta umidità. Questo sistema è ottimo soprattutto per gli esemplari adulti o sub-adulti di tartarughe che non scavano come le Testudo marginata o molte Testudo hermanni hermanni.   Il rifugio ideale deve avere pareti ben spesse, possibilmente di materiali naturali che traspirino e mantengano elevato il tasso di umidità, ad esempio i blocchi di tufo sono ottimali

 

(Foto Tarta Club Italia) 

e la copertura dovrebbe essere in spessore per evitare che i primi raggi solari riscaldino troppo l’interno, rischiando di stimolare le tartarughe ad uscire o dissotterrarsi . Le insenature o porte di entrate ai rifugi devono essere strette per evitare che entri troppa luce.   All’interno dei rifugi,  il terreno deve essere morbido e umido,  per cui è consigliabile che ci sia un mix di terriccio e sabbia in modo da facilitare le operazioni di scavo;  inoltre è consigliabile che il livello sia più alto di 4-5cm rispetto all’esterno per evitare allagamenti durante forti acquazzoni.  Se col tempo si è compattato troppo, è consigliabile smuoverlo almeno per 20cm .  Le casine di legno,  per quanto molto belle da vedere sono sconsigliabili per le tartarughe,  il legno se interrato si infradicia velocemente e comunque lo spessore delle pareti è sempre troppo sottile e non ideale per un tasso di umidità abbastanza elevato;  anzi spesso dentro c’è poca umidità.   Per chi ha la fortuna di avere a disposizione un grande giardino con siepi e rovi,  una volta che vedete dove la vostra amica ha scelto il punto per passare il letargo,  all’arrivo delle prime brinate,  ricopritela bene con tante foglie o paglia(sarà un’ottima coperta). Evitate sempre coperture con prodotti di plastica o ancora peggio teli di plastica.

Devo coprire la mia tartaruga durante il letargo?                                                             

Nelle zone a clima freddo, cioè dove può scendere sotto ai 2-3°C,  il consiglio è di ricoprire le tartarughe solo quando arrivano le prime brinate perché altrimenti alcune pigre non si sotterrano a sufficienza;   ad esempio le specie che provengono da climi più miti come le Testudo marginata e le Testudo hermanni hermanni non scavando poi sono anche più sensibili alle variazioni termiche e durante l’inverno può capitare che anche in gennaio ci sia una settimana con le temperature sopra alle medie stagionali e il rischio è che escano di giorno per godersi un po’ di sole, per poi rientrare nel primo pomeriggio ma scendendo troppo rapidamente la temperatura,  si bloccano e non si proteggono bene,  con pericolose conseguenze.   Il problema è amplificato per le baby di queste specie/sottospecie; spesso le baby Testudo marginata anche se scavano, solitamente sono le prime a sentire le variazioni termiche e se escono fuori dai rifugi in inverno,


(Foto Tarta Club Italia)

è consigliabile far finire il letargo a questi esemplari e metterli  in ambienti a temperatura gradualmente più elevata fino a inserirli in un terrario adeguatamente sistemato con temperature ottimali per alimentarle.  In genere se le tartarughe sono ben protette con un grosso spessore termico, sentono poco le variazioni termiche e sono meno a rischio, anche se per loro il letargo sarà più lungo; per cui se le tartarughe escono spesso dai loro rifugi è sinonimo di poca protezione termica e quindi in caso di forti abbassamenti termici possono essere pericolosi.  Mi ricordo che molti anni fa usavo riempire i rifugi di paglia già da ottobre,

(Foto Tarta Club Italia)

ma un anno che le temperature scesero fino a -20°C   le baby Testudo marginata che non scavarono ma rimasero solo sotto la paglia morirono quasi tutte, mentre le piccole di Testudo hermanni boettgeri che avevano scavato sotto alla paglia anche solo di pochi centimetri si salvarono tutte, così come le adulte o sub-adulte che erano solo sotto la paglia.   Per cui la brutta esperienza mi ha portato a modificare il periodo di inserimento della paglia nei rifugi,  solo all’arrivo dei primi veri freddi, segnalati dalle prime brinate,   questo perché le tartarughe sentendo il freddo sono stimolate a scavare e la terra è la migliore protezione per loro.    Al sud le cose si semplificano notevolmente,   alcuni amici allevatori non preparano nulla per il loro letargo e spesso anche se mettono cumuli di paglia, loro scelgono altre posizioni senza nessuna protezione termica;

(Foto di Enrico Di Girolamo)

è successo che in anni eccezionali una nevicata non ha causato conseguenze neppure alle tartarughe che erano scoperte,  in quanto poi le temperature solitamente si rialzano in fretta. A volte capita che dopo una forte nevicata a fine inverno, le temperature si rialzino velocemente e qualche tartaruga esce dal suo rifugio;


(Foto Tarta Club Italia)

questo è comunque un segno che non era ben protetta.  Evitare assolutamente di coprire qualsiasi zona o rifugio con teli o materiali di plastica.

Il letargo corto:                                                                                                                      

Alcuni allevatori preferiscono fare un letargo corto alle proprie baby; la maggior parte di questi fa terminare il letargo a gennaio o ad inizio febbraio,  alzando gradualmente la temperatura mettendole in ambienti diversi che hanno temperature sempre più alte, fino a metterli in casa a 20°C e poi in un terrario preparato . Altri invece scelgono la tecnica più difficile e rischiosa di far andare in letargo le baby verso dicembre, tenendole in terrario riscaldato per qualche mese ed alimentandole;  in questo caso la fase critica è lo svuotamento dell’alveolo intestinale da tutti i residui di cibo e la delicata fase dell’abbassamento di temperature per poi rimetterle fuori con le temperature già molto basse che non permettono alle piccole di scavare e prepararsi,  quindi è l’allevatore a fare questa operazione di scavo e copertura,   per cui sconsiglio vivamente ai neofiti di seguire questa ultima pratica,  anche se preoccupati per le nate in ritardo.    Se sono nate in ritardo ma sono sane,  non avranno alcun problema se si rispettano tutti consigli dati nell’articolo e ricordo che a volte in caso di arrivo precoce del freddo,  può succedere che le uova non si schiudono e rimangono in attesa della prossima primavera per fuoriuscire dal terreno;  questo per dire che le piccole anche se  ritardatarie, non hanno comunque problemi di scorta di energie consumando quasi nulla durante il letargo.

Attenzione a topi e ratti:                                                                                                            

Ratti e topi possono essere molto pericolosi per le tartarughe,   causando grosse ferite per le adulte e stragi nelle piccole,  per cui non sono da sottovalutare.


(Foto di Nicolino Di Ferdinando)

 

(Foto di Gianluca Dessi)

Molti allevatori preparano una sorta di gabbia per i luoghi di letargo, con delle reti a maglia fina (non oltre 1x1cm),   interrando le reti anche nella parte sotto terra.  Personalmente sono dell’idea che topi e ratti, con la sparizione o forte diminuzione di predatori come i serpenti, falchi, falconi, gufi o altri animali,  siano presenti in grandi quantità e qualche eliminazione non faccia certo male all’ecosistema (molti animalisti sono contrari, ma io preferisco tenere basso il numero di questi roditori attorno a casa);  per cui quando vedo che le tartarughe smettono di alimentarsi uso inserire nei rifugi, in posizioni nascoste e in alto,  delle buste di veleno anticoagulante, facendo attenzione a non toccarle con le mani altrimenti i topi e ratti sentono l’odore umano e le evitano. Qualche bel gattone è un’altra ottima soluzione,  ma se si vuole comunque inserire le buste pur avendo gatti o cani,  è bene che queste siano inserite dentro agli appositi dispenser che sono dei sistemi per evitare che altri animali se ne possano cibare.

Calo di peso durante il letargo:                                                                                                

In genere è considerato normale un calo del 10% del peso corporeo durante tutto il letargo,  ma sovente ci sono tartarughe che a fine letargo pesano di più che all’entrata,  questo è dato dall’assorbimento di umidità,  per cui questo fa pensare a quanto poi in fondo il letargo se ben fatto non sia pericoloso.

Il letargo in casa:                                                                                                                     

Prima cosa occorre tenere bene in mente qual’é il range di temperature che serve per un corretto letargo(dai 3 ai 10°C).  Dopo di che è bene dire che un letargo eseguito in luogo protetto come in casa è sicuramente più critico e non consigliabile per neofiti,  specialmente per il letargo in frigorifero.    In casa sono pochi i luoghi dove si possono avere temperature ideali;  in genere il luogo migliore sono le cantine con temperature sugli 8°C, ottimali anche per conservare il vino,  ma è bene accertarsi bene con test negli anni precedenti. Chi decidesse di eseguire il letargo in casa,  deve utilizzare una cassa preferibilmente in legno, dove inserire del terriccio morbido misto di sabbia e foglie; successivamente all’inserimento delle tartarughe,  coprirle con abbondanti foglie che sono da inumidire saltuariamente con uno spruzzino.   Le soffitte in genere anche se non riscaldate subiscono forti variazioni termiche in base alle temperature esterne,   stessa cosa per garage o rifugi esterni,  dove spesso durante le giornate miti le temperature possono anche superare i 15°C che sono molto pericolose per loro.  Alcuni allevatori, specialmente in zone a nord Europa, usano far fare il letargo alle specie Mediterranee dentro a dei frigoriferi a 5-6°C,


(Foto tratta da  http://www.thetortoisehouse.com)

(Foto tratta da  http://cellar.org)

ma occorre fare molta attenzione perché il sistema è molto critico e pericoloso se non ben controllato e umidificato,  quindi assolutamente da sconsigliare per i neofiti.

Il risveglio dal letargo:                                                                                                             


(Foto Tarta Club Italia)

 

(Foto di Nicolino Di Ferdinando)

Al risveglio le tartarughe hanno più bisogno di disidratarsi che di alimentarsi,  quindi è consigliabile mettere a disposizione una piccola ciotola di acqua pulita con bordi bassi in relazione alla taglia della tartaruga.  Molti allevatori preferiscono fare un bagnetto con acqua tiepida alle loro amiche,  ma occorre molta attenzione agli sbalzi termici,   eseguendolo durante gli orari con temperature più calde in modo che possano subito riscaldarsi bene,   asciugandole bene dopo il bagno.  L’acqua deve essere leggermente tiepida e cambiata continuamente per evitare che si raffreddi troppo e ad una altezza in modo che copra oltre la metà del carapace ma riesca ad alzare la testa per poter respirare.  Le tartarughe poi hanno bisogno di continuare a rifugiarsi in un luogo o rifugio che abbia un discreto livello di umidità.

L’alimentazione al risveglio:                                                                                                                                                                          

Ricordiamo che il risveglio delle tartarughe è la migliore occasione per correggere eventuali errori alimentari o “vizietti”.   Per cui è bene somministrare da subito cibi naturali come erbe selvatiche (graminacee) che sono ricche di fibre e calcio, evitando frutta e cibi proteici.

Il letargo nelle specie acquatiche:                                                                                      

Qualche breve accenno al letargo nelle specie acquatiche e palustri. Anche molte specie di tartarughe palustri e acquatiche eseguono un periodo di latenza o letargo;  la maggior parte lo esegue immergendosi in fondali fangosi,

 

(Foto tratta da https://birdsandbeyond.wordpress.com)

anch’esse diminuendo il loro metabolismo e battiti del cuore.  In genere hanno bisogno di bassissime quantità di ossigeno che recuperano tramite le superfici della pelle adiacente la cloaca,   tramite scambio gassoso dell’ossigeno presente nell’acqua.   Alcune tartarughe acquatiche che vivono nel nord America, come le Chelydra serpentina,

si sono adattate talmente alle basse temperature che passano il letargo nei torrenti ghiacciati,  subito sotto al livello del ghiaccio, soprattutto nelle posizioni dove l’acqua è più ferma. Alcune tartarughe acquatiche hanno messo in atto una strategia incredibile per salvarsi dalle temperature più basse di alcuni gradi dello 0 termico,  sembra che producano un liquido che eviti il congelamento del sangue come le Chrysemys picta bellii.


(Foto tratta da  https://nebraskaprojectwild.wordpress.com)

Chi possiede tartarughe acquatiche, specialmente tipo le Trachemys,  dovrebbe fargli fare il letargo in un laghetto anche se piccolo,   con profondità dell’acqua almeno di 50-60cm sotto il livello della terra, è quest’ultima che fornisce calore ed evita di ghiacciare completamente l’acqua durante i freddi inverni.   Assolutamente da evitare di coprire con teli di plastica il laghetto,  il rischio di morte delle tartarughe è elevatissimo;  anche se si formerà uno spesso strato di ghiaccio,  le tartarughe sotto al ghiaccio dormiranno comunque tranquille ,   in questi casi il pericolo come al solito sono le ansie dei proprietari.

Le tartarughe palustri come le nostre Emys orbicularis, in genere passano il loro letargo lungo le sponde dei fiumi o canali, interrandosi nella terra umida.

Problemi all’uscita dal letargo:                                                                                                      

Se le tartarughe sono entrate in letargo non in perfetta forma o il letargo è stato eseguito male,  possono presentare diverse patologie e quindi qui serve urgentemente rivolgersi ad un veterinario esperto sui rettili.  E’ consigliabile fare un buon controllo visivo per vedere se ci sono stati attacchi tipo micosi,  ferite da topi,   occhi gonfi,  scoli nasali con difficoltà a respirare o i classici “sbadigli” che sono sintomi di raffreddamento.   Verificare anche zampe e coda per vedere se ci sono zone rigonfie della pelle o posizioni mal odoranti che potrebbero essere causate da necrosi.

Se non hai un giardino:                                                                                                                

Se non si dispone di un giardino è bene non detenere alcuna tartaruga evitando di acquistarne o farsene regalare.  Neppure le terrazze per grandi che siano, sono adatte per le tartarughe. Tutte le tartarughe soffrirebbero in un ambiente che non ha le condizioni minime per vivere dignitosamente come umidità, giuste temperature e sole.

 

Agostino Montalti

 

Pubblicato in TCI
Lunedì, 05 Ottobre 2015 13:54

Dove le tartarughe nascono fra i Baobab

Avevo sentito parlare di spiagge dove le tartarughe nascevano fra le radici dei grandi e maestosi Baobab e da tempo mi frullava per la testa questa visita, quindi, visto che mi trovavo a Mahajanga, nord ovest del Madagascar per il nostro “Progetto TCI Angonoka”, e da qui ci sono alcuni voli per Mayotte, ho deciso di affrontare questo breve viaggio di 3 giorni anche per visitare questa isola a me sconosciuta e a solo un’ora di volo . Ed eccomi in partenza per l’isola di Mayotte, per vedere le mitiche spiagge di Saziley e Moya, dove le tartarughe marine depongono le uova fra le radici dei grandi e meravigliosi baobab .Mayotte è un grande atollo, con tante isole al suo interno, dove prevalentemente sono abitate le due isole più grandi, Grande terre e Petite terre.


La spiaggia di Moya è situata sul lato est dell’isola Petite terre e la spiaggia di Saziley è posizionata a sud dell’isola Grande terre. Purtroppo per arrivare alla spiaggia di Saziley non esistono strade, ho trovato solo una cartina locale che ne faceva riferimento e quindi partendo dall’Hotel che si trovava vicino alla capitale Mamoudzou , sono partito per trovare un mezzo che mi portasse più vicino possibile alla meta e già questa è stata la prima impresa. Per fortuna i taxi sono molto economici anche se fanno un sacco di fermate per far salire e scendere i passeggeri e la strada è interminabile. Il taxista mi dice che fa uno sforzo e mi porta fino all’inizio della presunta strada che porta alla spiaggia di Saziley, dove c’è un cartello con una freccia che indica 3,3 Km . La strada non si presenta bene, sembra un sentiero stretto e mal ridotto, ma era solo l’inizio, il resto era molto molto peggio. Il paesaggio è una meraviglia ma non ero in forma, avevo un’anca che poco tempo prima mi aveva dato complicazioni serie e quindi non sarebbe stato il massimo sforzarla, ma ormai ero partito e convinto di arrivare in fondo. Le sorprese però non erano finite, dopo 3,3 km di sali e scendi su un sentiero che chiamarlo così è un elogio, più che altro è una mulattiera,

mi rendo conto che il cartello indicava il punto di arrivo al colle più alto, dove poi poco più avanti si trova la deviazione per discendere verso tre spiagge fra cui quella di Saziley. Ovviamente altri 4 km ancora più sconnessi; in totale fra andata e ritorno credo di aver marciato per oltre 20 km in quanto poi al ritorno non c’erano più taxi fino ad un punto più a nord. Lungo il percorso, c’erano delle simpatiche segnalazioni sui sassi, delle tartarughe marine dipinte per indicare la via;

la vegetazione sembrava simile alle vegetazioni delle nostre zone a ridosso del mare, se non per i grandi baobab che ogni tanto svettavano maestosi.

Ogni tanto sbucava qualche uccello endemico,

oltre a bellissimi paesaggi

e un atollo di sabbia bianca sul mare.

Ma parliamo della meravigliosa spiaggia

che si è aperta ai miei occhi, che sicuramente mi ha ripagato della grande fatica. Una spiaggia meravigliosa, con sabbia nera su una baia che dire incantevole è poco, con tanti meravigliosi Baobab che si affacciano sulla spiaggia , al punto che le radici spesso si ritorcono indietro per non andare verso l’acqua salata.

La prima cosa che vedo sono le tantissime tracce delle tartarughe marine

che sono venute la notte precedente a deporre le uova; sulla sabbia nera e liscia, senza tracce umane, sembrano delle piccole piste che vagano nella larga spiaggia per trovare il luogo migliore per deporre. Le prime che vedo sono su una parte dove dopo la sabbia c’è dell’erba o piccoli arbusti e qui le tartarughe cercano di scavalcare il lato più alto in modo che le maree non arrivino fino ai nidi. Questo prima spettacolo mi ha incantato al punto che inizialmente non mi ero accorto che li vicino c’erano tanti bellissimi baobab

che si slanciavano in alto e largo vicino a bellissimi grandi massi neri arrotondati dalla forza del mare. Per una mezza giornata sono stato l’unico visitatore ad eccezione di un pescatore locale

che pescava a lenza, sul mare, molto inoltrato in quanto la marea era molto bassa. Vedo quasi subito tanti gusci di uova schiuse,

segno che qui l’attività è frenetica e viva, ed ho trovato anche il segno che è recentissima, purtroppo macabro ma è la realtà, una zampetta di una baby,

ancora molto fresca, quindi segno che è uscita la mattina stessa e non ce l’ha fatta; ci sono molti corvi

che popolano la baia e questi fanno sicuramente strage delle piccole ritardatarie che escono con la luce del giorno. Trovo anche diversi teschi di tartaruga, proprio a fianco di un grande baobab.

Fa effetto vedere che la maggior parte dei nidi è scavata proprio far le radici dei grandi baobab, come se in qualche modo cercassero protezione. Dopo aver scattato tante foto e rimasto abbagliato e entusiasmato dalle forme dei grandi alberi di baobab, di cuoi ho raccolto anche i semi a terra, comincio a pensare di rimanere la sera fino all’arrivo delle prime tartarughe, ero troppo eccitato dall’idea, ma l’idea me l’ha fatta cambiare il pescatore quando mi ha chiesto se ero da solo, quella zona purtroppo non è molto sicura e spesso si sono verificati dei furti o attacchi a turisti. Prospettiva poco rassicurante, aggiunta al fatto che non ero attrezzato per la notte e il percorso era veramente duro, considerando poi che i taxi di notte non ci sono, a malincuore ho ripensato di tornare . Lungo il tragitto, con mio stupore ho visto dei lemuri fulvi, 

pensavo fossero solo in Madagascar. Il giorno seguente, di primo pomeriggio avevo il volo di ritorno, ma sapendo che la spiaggia di Moya era sulla stessa isola dell’aeroporto, pur ancora tutto dolente per la sfacchinata del giorno prima, quando scendo dal traghetto mi do da fare per trovare un taxi che mi accompagni il più possibile vicino alla spiaggia di Moya, cosa però non facile, ho dovuto chiedere a lungo e pazientare per trovarne uno, che però mi ha lasciato ad alcuni km dalla spiaggia; tanto per cambiare ancora tanta marcia a piedi…… solo l’ambita meta mi faceva non pensare alla fatica e al dolore, ma la passione è talmente forte che non mi fermo. Anche qui mi si presenta una piccola baia, sempre con sabbia nera vulcanica, 

molto carina, anche se non come Saziley, ma con tanto fascino e anche qui diversi baobab direttamente sulla spiaggia, dove le tartarughe scavano immense buche proprio fra le loro radici, al punto che le scoprono tantissimo per entrarci in mezzo e fanno si che si presenta uno spettacolo meraviglioso di intrecci di mega-radici . Purtroppo il meraviglioso spettacolo era rovinato dalla tantissima plastica mischiata in mezzo ai tantissimi gusci di uova di tartarughe marine.

Anche qui gli immancabili corvi neri e bianchi che pattugliano continuamente la spiaggia, non lasciando via di scampo ai piccoli che rimangono indietro o nascono con la luce del sole. A fianco di questa baia ce n’è un’altra piena di mangrovie, quindi meno di effetto, ma anche in questa ho trovato alcune posizioni con le tracce delle tartarughe e dei nidi; sembra che ci sia una lotta ad accaparrarsi le posizioni migliori lontane dall’acqua. Un’altra passeggiata di avvicinamento all’aeroporto e la nostra avventura svolge al termine.

By by Mayotte !

Agostino Montalti

Pubblicato in TCI
Domenica, 05 Ottobre 2014 10:39

Amici del TCI

Fondazione Paolo Malenotti

Portale dedicato alle attività dell'associazione che è nata a ricordo del Sig. Paolo Malenotti e ha come obiettivo lo sviluppo della cultura erpetologica e zoologica in generale mediante la ricerca, l’esposizione a fini divulgativi ed il mantenimento di collezioni zoologiche vive secondo le più avanzate modalità di gestione.

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Domenica, 05 Ottobre 2014 10:28

Siti in altre lingue

Testudinae

Comunità spagnola di simpatizzante delle tartarughe

- Tortoise Trust Web

La più grande organizzazione mondiale sulle tartarughe, che conta ben più di 26 paesi membri. Si adopera ad attivare da oltre 20 anni una campagna per la conservazione delle specie di tartarughe in tutto il mondo.

 - Slowcoach Tortoise Site

Sito web dedicato alle tartarughe, principalmente a quelle europee. Punto di incontro per appassionati e di scambio di idee e osservazioni su ogni specie, grande guida ed esempio per i principianti.

- Info Tortuga

Sito portoghese per le tartarughe

 - New York Turtle and Tortoise Society

La New York Turtle and Tortoise Society, è un'organizzazione senza scopo di lucro, nata per la conservazione dell'habitat naturale delle tartarughe e la divulgazione di informazioni inerenti le problematiche che minacciano la loro estinzione.

- Homopus Research Foundation

Sito web dedicato alla Homopus Research Foundation, fondazione nata con lo scopo di conservare le specie Homopus (tartaruga piatta). Potete trovare tutti i progetti, le attività e i successi ottenuti fin ora.

- The Lake Jackson Ecopassage

Lago Jackson in Florida; una delle risorse naturali più preziose del paese. Quadro introduttivo sulle problematiche causate dall'insediamento umano a discapito della fauna e della flora tipiche.

- The turtle puddle

Tutto quello che volete sapere sulle tartarughe acquatiche, in particolare sulle tartarughe americane e tartaruga scatola: cure e alimentazione, costruzione di laghetti-stagni in guardino.

- Sulcata Station

Sito web interamente dedicato alla Geochelone sulcata. Alimentazione, mantenimento, cure.

- King Snake

Grandissima comunità del mondo dei rettili e degli anfibi: foto, video, eventi e altro ancora!

- British Chelonia Group

British Chelonia Group si batte per la cura e la conservazione delle tartarughe.

- California Turtle & Tortoise Club

Società dedicata alla conservazione della tartaruga dal 1964.

- America Tortoise Rescue

Organizzazione senza scopo di lucro che prevede il salvataggio, la riabilitazione, la protezione e l'approvazione di tutte le specie di tartaruga.

- World Chelonian Trust

Tantissime schede su ogni specie, tanti consigli e suggerimenti, tante foto, video e articoli disponibili anche in varie lingue oltre a quella inglese!

- The tortoise reserve

La riserva della tartaruga.

- Gopher Tortoises

La Gopher Tortoises è un'organizzazione senza scopo di lucro del nord Carolina che si opera per la salvaguardia delle popolazioni di tartaruhe tipiche di quei luoghi.

- TurtleTimes.com

I tempi della tartaruga, il portale fotografico su ogni specie di tartaruga esistente in lingua inglese

- Internationale Schildkröten Vereinigung

Sito degli amici delle tartarughe in Austria: annunci, fiere, articoli, forum e guestbook vi aspettano.

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Domenica, 05 Ottobre 2014 10:18

Siti in italiano

- Allevamento Serenità

L’allevamento SERENITA’, nasce dalla passione che le persone rivestono in questi splendidi animali: allevatori, conoscitori o semplicemente interessati a alle tartarughe terrestri che si prefiggono l’obiettivo di aumentare la sensibilizzazione e conseguentemente il rispetto per questi indifesi animali.

- Allevamento Testudo

Questo sito nasce da una passione antica per la cura, l'allevamento e la riproduzione di tartarughe di terra del genere Testudo Hermanni, in particolare per la ssp Testudo Hermanni Hermanni.

- Tartarughe Terrestri

Sito amatoriale dedicato alle tartarughe terrestri, in particolare quelle mediterranee. Sul sito sono presenti molte informazioni sull'allevamento delle tartarughe, adatto sia per gli adulti, ma realizzato pensando soprattutto ai più piccoli con simpatiche favole e gadgets da collezione. 

Associazione Chelonia Telesia

Associazione no-profit per tutti gli appassionati delle tartarughe mediterranee.

- Tartoombria

Tartoombria è un sito dedito alla promozione, lo studio e la salvaguardia delle tartarughe selvatiche in Umbria e delle varietà locali delle specie europee, tra le quali anche la Testudo graeca 'sarda' (sin. Furculachelys "sarda") e la Testudo hermanni.

- Tarta-rughe blog

Blog amatoriale sulle tartarughe

- Emys Orbicularis

Sito interamente dedicato alla tartaruga palustre europea: allevamento, alimentazione, riproduzione, dimorfismo sessuale e tantissime pubblicazioni uniche.

- Edi flip

Sito amatoriale dedicato alla raccolta di foto di animali tra cui le tartarughe: documentazione fotografica, aiuti, consigli, patologie, news.

- Tartarughe italiane ed esotiche

Sito dedicato a tutti gli appassionati di tartarughe italiane ed esotiche: allevamento, problematiche, legislazione, fatti e curiosità, avvenimenti... e altro ancora.

- Testudo Marginata

Sito amatoriale dedicato alle Testudo marginata, per chi fino ad ora si è solo posto delle domande, qui troverete tutte le risposte.

- La casa delle Testudo Hermanni

La mailing list dedicata alle testuggini mediterranee. Caratteristiche, allevamento, malattie, normativa e tante risposte alle vostre domande.

- Testudo hermanni, greca, marginata

Sito amatoriale dedicato alle tartarughe terrestri che vengono allevate in Italia: Testudo Hermanni e Testudo Greca. Esperienze, consigli, fotogallery di Luca e Silvia che ti aspettano nel loro forum.

Marginata Sarda

Sito amatoriale di appassionati di tatarughe.

TartaSicilia

Sito amatoriale sull'allevamento di tartarughe e rapaci.

Tartarugadoc

Sito dedicato al mondo delle tartarughe. Al suo interno è presente un forum per discutere tutte le tematiche legate alle tartarughe.

 

- Testudo Sardinia

Allevamento amatoriale di testuggini della Sardegna, in cui si allevano principalmente le 3 specie di testuggine terrestre presenti in Sardegna: testudo Marginata, testudo Hermanni Hermanni, testudo Graeca Graeca

 

 

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Mercoledì, 24 Settembre 2014 12:46

Raggi UV e Plexiglass

Raggi UV e Plexiglass

Articolo del socio Gérald Orlando per Tarta Club Italia

Gli appassionati di tartarughe per il benessere del loro animale preferito debbono sviluppare la loro competenza in diverse materie e quello della fisica dei raggi UV e materiali può essere un aiuto per capire l'utilità del Plexiglass rispetto al vetro sopratutto per la fabbricazione di serre utili per la protezione delle tarte.

RAGGI UV A
Essi rappresentano il 95% degli UV di origine solare che arrivano sulla superficie della terra.
La loro lunghezza d'onda va da 400 a 350 nm (nm=nanometro, cioè il miliardesimo di un metro). È questa gamma di raggi che è responsabile della abbronzatura della nostra pelle con modificazione della pigmentazione. Ma è anche molto pericolosa per gli occhi infatti è assorbita dal cristallino, che è una lente biconvessa che si trova nella parte anteriore dell'occhio, con funzioni di accomodamento dell'immagine. Infatti si produce un effetto chimico che a una forte tendenza ad aumentare il rischio di cataratta cioè la perdita di trasparenza del cristallino. È evidente che questa opacità va progressivamente accentuando e diminuisce fortemente la visione.
Le persone che non si proteggono con degli occhiali da sole in prossimità di una superficie fortemente riflettente (spiaggia, mare, neve....) si mettono in situazione di aumento brutale della quantità d'UV A che penetra negli occhi e dunque una accelerazione del processo che conduce alla cataratta.
La gamma che va da 400 a 350 nm ha anche un effetto di destrutturazione chimica di certe molecole che entrano nella composizione di vernici, solventi e derivati del petrolio come la plastica.

RAGGI UV B
Gli UV B rappresentano solo 5% degli UV solari. Sono i più pericolosi per la nostra pelle.
Dico bene 5%, ecco perché i migliori tubi o lampade che producono della luce artificiale debbono avere 5% di UV B. Quelli che hanno dei tubi Reptisun 2.0 per le loro tarte li possono buttare via perché non sono efficaci. La migliore riproduzione di UV B da una lampada tubolare è quando la dose è di 5%, come il Reptisun 5.0.
Perché questo corrisponde al tasso degli UV B del sole che arrivano sul suolo terrestre e indipendentemente dall'intensità della luce.
I raggi UV B hanno una lunghezza d'onda da 315 a 280 nm. Questa gamma à responsabile dei colpi di sole e dell'invecchiamento della pelle (i famosi radicali liberi).
All'interno dell'occhio questi raggi non sono intercettati dal cristallino. Giungono dunque fino alla cornea. Sono gli UV B i principali responsabili dei tumori della pelle.
Sono filtrati parzialmente da certi componenti chimici e hanno una forte azione di degradazione su questi ecco perché un filtro solare sulla spiaggia deve essere spesso rinnovato.

RAGGI UV C
Gli UV C hanno una lunghezza d'onda da 280 a 100 nm. Sono di alta frequenza e di grande energia che li rendono terribilmente pericolosi . Gli strati alti dell'atmosfera terrestre li filtrano tramite la combinazione di atomi di ossigeno e molecole di ozono. Lo strato di ozono dell'alta atmosfera terrestre (stratosfera) assorbe il 99% degli UV C, il resto à filtrato dalle strati più bassi (troposfera) ad una quota di 10 km (leggermente superiore al monte Everest).

IL PLEXIGLAS
Il plexigas è una alternativa al vetro. Il polimetil-metacrilato è stato inventato dagli inglesi nel 1940 per le cabine di pilotaggio dei loro aerei di caccia.
Lo scopo essendo di lasciare al pilota abbattuto la possibilità di avere il controllo del suo aereo fino al suolo. La vetrata che scoppia forma delle schegge che traversando gli occhiali di protezione potevano ferire gli occhi, ecco perché la storia.
Molto presto diversi materiali derivati sono stati inventati, ognuno con le sue proprietà ottiche diverse.

  1. Il Plexiglas UV-T di 6mm lascia passare 89% degli UV A
  2. Il vetro acrilico OP-4 di 3 mm lascia passare 89% degli UV A
  3. Il vetro naturale ordinario ( minerale estratto dalla silice) di 3mm lascia passare 78% degli UV A.
  4. Il vetro acrilico GP di 6mm lascia passare 6% degli UV A

Ma quello che segue qui sotto è il più importante

  1. Il vetro acrilico OP-4 di 3mm lascia passare 79% degli UV B
  2. Il Plexiglas UV-T di 6mm lascia passare 64% degli UV B
  3. Il vetro naturale ordinario ( minerale estratto dalla silice) di 3 mm lascia passare 5% degli UV B
  4. Il vetro acrilico GP di 6mm lascia passare 0% degli UV B ( dunque attenzione a quello che chiamiamo Plexiglas.

CONCLUSIONE
Si può trarre dalle due tavole certe conseguenze a proposito del vetro minerale ( il vetro ordinario). Il vetro lascia passare i 3/4 degli UV A. Ma la tavola seguente ci mostra che lascia passare solo il 5% degli UV B. Ma il 5% dei 5% che arrivano al suolo dopo aver attraversato l'atmosfera cioè una filtrazione quasi totale!!!
Or via gli UV B sono più importanti degli UV A nel metabolismo dei rettili.

Dunque il vetro acrilico OP-4 è il più efficace per l'illuminazione UV dei rettili, e questo lascia passare il 79% dei 5 % dei raggi UV B che arrivano sul suolo terrestre equivalendo solo al 4% degli UV B provenienti dal sole.

Attenzione ! integrazione a cura di Agostino Montalti :
N.B. attualmente la maggior parte del Plexiglas in commercio ha un filtro contro i raggi Ultravioletti quindi non fa passare gli UV-B ; mentre si trova un prodotto specifico per il passaggio di tali raggi solari, che solitamente viene richiesto per i solarium negli stabilimenti balneari.

Pubblicato in Lampade e illuminazione
Giovedì, 19 Giugno 2014 16:39

Natator depressus

Natator depressus (Garman, 1880)

Tartaruga a dorso piatto, Flatback Sea Turtle, Tortuga plana

CLASSIFICAZIONE

Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Sottordine: Cryptodira
Famiglia: Cheloniidae
Genere: Natator
Specie: depressus

STATUS GIURIDICO

E' inserita in Appendice I CITES.
Nonostante in confronto ad altre specie di tartarughe marine conta conta in totale meno esemplari, bisogna prendere in considerazione che il suo areale è abbastanza limitato, quindi contrariamente a quanto si possa pensare, Natator depressus probabilmente è tra le tartarughe marine, la meno soggetta a pericolo di estinzione.

DISTRIBUZIONE E HABITAT

Vive esclusivamente lungo le coste settentrionali dell'Australia, fino a quelle meridionali della Nuova Guinea.
Frequenta preferibilmente le acque costiere e le barriere coralline.

CARATTERISTICHE FISICHE

Raggiunge i 100 cm di lunghezza del carapace, con un peso di circa 70 kg.
Il carapace è di forma ovale, piatto e largo; la sua colorazione di base è grigia. Il piastrone invece è più chiaro, tendente al giallo. I piccoli alla nascita sono di un colore uniforme che varia dal grigio al verde oliva, con il bordo di ogni scuto del carapace marcato di nero.
La testa presenta ai lati 3 squame postorbitali.

DIMORFISMO SESSUALE

I maschi presentano rispetto alle femmine, una coda più lunga e larga alla base.

ALIMENTAZIONE

La specie è onnivora, anche se prevalentemente carnivora. Si nutre di alghe, pesci e vari invertebrati marini.

RIPRODUZIONE

La deposizione avviene lungo la costa a Nord dell'Australia, nel periodo che va da Ottobre a Gennaio.
Lo scavo nella sabbia inizia con gli arti anteriori e prosegue, fino alla chiusura completa del nido, con quelli posteriori.
Ogni deposizione, che solitamente avviene con intervalli di almeno 20 giorni l'una dall'altra, con un massimo di 4 per stagione, comprende dalle 50 alle 80 uova, relativamente poche. Dopo circa 45 giorni i piccoli inizieranno a salire in superficie e a raggiungere il mare.

NOTE

Le uova di Natator depressus sono minacciate da numerosi predatori, oltre che da specie autoctone, soprattutto da quelle introdotte negli anni dall'uomo, come ad esempio i maiali selvatici (quest'ultimi sono circa 20 milioni sparsi per l'Australia), che grazie al loro olfatto riescono a scovare facilmente i nidi.

Autore: Enrico Di Girolamo ©

Pubblicato in Tartarughe marine
Giovedì, 19 Giugno 2014 16:38

Lepidochelys olivacea

Lepidochelys olivacea (Eschscholtz, 1829)

Tartaruga olivacea, Olive Ridley Turtle, Tortuga golfina

CLASSIFICAZIONE

Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Sottordine: Cryptodira
Famiglia: Cheloniidae
Genere: Lepidochelys
Specie: olivacea

STATUS GIURIDICO

La specie è protetta da vari trattati nazionali e internazionali come IAC (Inter-American Convention for the Protection and Conservation of Sea Turtles). E' inserita in appendice I CITES. In passato è stata tra le tartarughe marine la specie maggiormente soggetta a rischio estinzione; milioni di esemplari sono stati oggetto di cattura da parte dell'uomo, adesso grazie alle normative che la salvaguardano la situazione è notevolmente migliorata.

DISTRIBUZIONE E HABITAT

Vive principalmente nelle acque tropicali dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano, frequenta anche l'Oceano Atlantico ma esclusa la parte settentrionale. Si può incontrare sia lungo le zone costiere, incluse baie ed estuari, che in mare aperto.

CARATTERISTICHE COMPORTAMENTALI

Generalmente è attiva durante tutto l'anno.
Effettua annualmente lunghe migrazioni, sono stati osservati esemplari anche a circa 4000 km dalla costa.

CARATTERISTICHE FISICHE

Insieme a Lepidochelys kempii è una delle tartarughe marine di minori dimensioni; la lunghezza degli esemplari adulti varia tra i 60 e i 70 cm, raramente raggiungono i 75 cm. Il peso è in media di 50 kg. Il carapace è caratterizzato dalla presenza di 6 o oltre (a volte anche in modo asimmetrico) paia di scuti laterali; sul piastrone sono presenti invece 4 paia di scuti inframarginali che collegano questo al carapace.
La colorazione del carapace varia dal verde oliva al grigio, con tonalità più o meno scure; il piastrone è più chiaro, tendente al giallo.

DIMORFISMO SESSUALE

I maschi presentano rispetto alle femmine, una coda più lunga e più larga alla base.

ALIMENTAZIONE

Specie carnivora, la sua dieta è caratterizzata da vari invertebrati marini (molluschi e crostacei), pesci e sue larve.

RIPRODUZIONE

La maturità sessuale è raggiunta intorno ai 15 anni, o comunque raggiunti i 60 cm circa di lunghezza per le femmine. Queste durante una stagione riproduttiva compiono da due a tre deposizioni, ognuna delle quali caratterizzata da circa 100 uova. L'incubazione dura 50 o 60 giorni. Questa specie è nota per il gran numero di esemplari che si riuniscono sulle spiaggia per nidificare, in alcuni siti sono state contate oltre 100.000 tartarughe e relativi nidi, questo comportamento è conosciuto con il termine di "arribada".

Autore: Enrico Di Girolamo ©

Pubblicato in Tartarughe marine
Giovedì, 19 Giugno 2014 16:36

Lepidochelys kempii

Lepidochelys kempii (Garman, 1880)

Tartaruga bastarda, Kemp's Ridley Sea Turtle

CLASSIFICAZIONE E TASSONOMIA

Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Sottordine: Cryptodira
Famiglia: Cheloniidae
Genere: Lepidochelys
Specie: kempii

Il nome comune "Tartaruga bastarda" deriva dal fatto che un tempo gli esemplari appartenenti a questa specie, venissero da alcuni considerati erroneamente ibridi tra Caretta caretta e Chelonia mydas.

STATUS GIURIDICO

E' inserita in Appendice I CITES.
Tra le tartarughe marine, è una delle specie ad alto rischio di estinzione, a causa della cattura indiscriminata da parte dell'uomo e della riduzione delle zone di riproduzione.

DISTRIBUZIONE E HABITAT

Vive nell'Oceano Atlantico settentrionale, principalmente nel Golfo del Messico, tanto da poter essere considerata specie strettamente messicana; può comunque spingersi tranquillamente anche sulla parte orientale raggiungendo le coste dell'Europa.
Predilige le zone costiere.

CARATTERISTICHE FISICHE

Lepidochelys kempii è la più piccola tra le tartarughe marine; raggiunge una lunghezza massima di 70 cm e un peso di circa 45 kg.
La colorazione del carapace va dal grigio al verde, il piastrone invece è più chiaro, tendente al giallo.
Il carapace è di forma quasi circolare e caratterizzato da 5 paia di scuti costali.

DIMORFISMO SESSUALE

I maschi presentano rispetto alle femmine, una coda più lunga e più larga alla base.

ALIMENTAZIONE

La specie è carnivora. L'alimentazione è caratterizzata principalmente da granchi, calamari e altri invertebrati marini.

RIPRODUZIONE

Il periodo della riproduzione va da Marzo fino ad Agosto. Le femmine possono deporre ogni anno fino a 3 volte, con intervalli di circa 20 giorni da una deposizione all'altra, e ognuna di queste è caratterizzata da 100 o più uova.
Lepidochelys kempii si caratterizza per il fatto che preferisce il giorno per la deposizione, al contrario delle altre specie che prediligono la notte in modo da ridurre il pericolo dei predatori.
L'incubazione dura circa 60 giorni, trascorsi questi, i piccoli iniziano a raggiungere la superficie. Le temperature di incubazione influenzano il sesso dei nascituri.
Questa specie, insieme a Lepidochelys olivacea, è nota per il gran numero di esemplari che si riuniscono contemporaneamente sulle spiaggia per nidificare; questo fenomeno è conosciuto con il nome di "arribada".

NOTE

Nel 2009 è stato rinvenuto un esemplare di questa specie nello Stretto di Messina, il quinto ritrovamento finora nel Mediterraneo e il primo in Italia. Dopo le cure del caso, è stato rilasciato in mare nell'Ottobre del 2010, munito di un microtrasmettitore satellitare per seguirne gli spostamenti, dato che non è una specie presente nel Mediterraneo.

Autore: Enrico Di Girolamo ©

Pubblicato in Tartarughe marine
Giovedì, 19 Giugno 2014 16:33

Eretmochelys imbricata

Eretmochelys imbricata (Linnaeus, 1766)

Tartaruga embricata, Hawksbill Turtle, Tortuga carey

CLASSIFICAZIONE E TASSONOMIA

Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Sottordine: Cryptodira
Famiglia: Cheloniidae
Genere: Eretmochelys
Specie: imbricata

Tradizionalmente si distinguono due sottospecie:

Eretmochelys imbricata imbricata (Linnaeus, 1766): Oceano Atlantico

Eretmochelys imbricata bissa (Rüppell, 1835): Oceano Pacifico e Indiano

STATUS GIURIDICO

E' inserita in Appendice I CITES e in Appendice II Convenzione di Berna; è salvaguardata anche da varie normative americane essendo considerata "Endangered Species".
La specie è in via di estinzione a causa principalmente della cattura e uccisione per la commercializzazione di prodotti ricavati da essa, infatti i particolari scuti del carapace la rendono un ambito trofeo.

DISTRIBUZIONE E HABITAT

Vive nelle acque tropicali dell'Oceano Atlantico, Pacifico e Indiano, raramente si spinge anche in mari temperati.
Frequenta maggiormente acque basse lungo le zone costiere rocciose e le barriere coralline, si sposta sul fondo in cerca di cibo.

CARATTERISTICHE COMPORTAMENTALI

Generalmente è attiva durante tutto l'anno.
Tra le specie di tartarughe marine, è considerata la meno migratoria.

CARATTERISTICHE FISICHE

La lunghezza massima del carapace è di circa 95 cm, comunque entro il metro di lunghezza. Il peso è in media di 60 kg, sono stati comunque registrati anche casi di esemplari adulti che raggiungono i 120 kg.
Caratteristica principale di questa specie è l'embricatura(da questa deriva il nome scientifico) degli scuti del carapace che si presentano appunto uno sopra all'altro; questa particolarità comunque non è evidente in esemplari giovani o molto vecchi.
La testa e gli arti hanno una colorazione tendente al nero, come il carapace che presenta inoltre sfumature e macchie che vanno dal rossastro al giallo; il piastrone è giallo. Gli esemplari appena nati hanno una colorazione scura uniforme.
Sulla testa sono presenti 2 paia di squame prefrontali e la ranfoteca è particolarmente pronunciata e dalla forma simile al becco di un rapace.

DIMORFISMO SESSUALE

I maschi presentano rispetto alle femmine, una coda più lunga e più larga alla base.

ALIMENTAZIONE

E' onnivora ma raramente si nutre di piante o alghe, la sua dieta è caratterizzata principalmente da spugne e vari invertebrati marini quali molluschi e crostacei.

RIPRODUZIONE

Gli accoppiamenti avvengono vicino alla costa, in prossimità delle spiagge scelte per la nidificazione. Il ciclo riproduttivo solitamente è triennale, il periodo della nidificazione è compreso tra Maggio e Novembre nelle zone dell'Oceano Pacifico e tra Aprile e Ottobre per quanto riguarda l'Oceano Atlantico. Si possono avere da 2 fino a 6 nidiate con intervalli di circa 20 giorni l'una dall'altra. Il periodo che intercorre dalla deposizione alla schiusa è in media di 60 giorni. Trascorsi questi, i piccoli iniziano a salire in superficie, preferibilmente durante la notte in modo da ridurre il pericolo dei predatori, e aiutati dal riflesso della luna e delle stelle raggiungono il mare.

Autore: Enrico Di Girolamo ©

Pubblicato in Tartarughe marine
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