Progetto TCI Angonoka 2013 parte 2

Ripartiamo

Esemplare sub-adulto di Astrochelys yniphora (Angonoka), foto TCI, autore Agostino Montalti

Inizio ottobre 2013, nuovamente in partenza per il Madagascar, con tanti lavori da fare ed un nuovo interessantissimo progetto di ricerca. Nei lavori dell’ultima missione in primavera, abbiamo constatato che per rendere perfetta la nostra incubatrice, serviva una ulteriore miglioria in quanto il controllo dell’umidità era solo effettuato in caso di abbassamento, con l’entrata in funzione di una pompa peristaltica che immette delle gocce di acqua in un panno che di conseguenza diffonde l’umidità in circolo tramite la ventola che è posizionata vicino, appositamente. Ci siamo resi conto che di notte la percentuale di umidità all’interno dell’incubatrice è troppo alta, supera il 95%, per poi stabilizzarsi subito alla mattina; non siamo sicuri di come possa succedere, visto che il sistema di raffreddamento che è l’unico che potrebbe immettere una piccola quantità di umidità, la notte non funziona in quanto le temperature sono molto basse; potrebbero essere le uova che di notte espellono l’umidità o semplicemente è dovuto al calo di temperatura notturna. Sta di fatto che le nostre prove con il Data-logger (strumento che memorizza i dati di umidità e temperatura nei nidi, con sonde speciali) inserito 15 giorni a fianco di un nido con uova, ha rilevato un’umidità costante durante l’intera giornata, quindi serve fare una modifica. Abbiamo ordinato un nuovo strumento elettronico che, oltre al controllo della resistenza elettrica per l’aumento della temperatura, del sistema di refrigeramento per il freddo e del sistema per aumentare l’umidità, ora comanderà anche un nuovo deumidificatore che abbassa la percentuale di umidità, raccogliendo da 6 a 10ml di acqua all’ora (test già eseguiti).

Nuovo strumento Termo-Igrostato, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Nuovo strumento Termo-Igrostato, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Nuovo strumento Termo-Igrostato, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Nuovo strumento Termo-Igrostato, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Nuovo strumento Termo-Igrostato, retro, foto TCI, autore Agostino Montalti.

La nuova centralina elettronica sarà dotata di doppi circuiti elettronici per ciascuna delle 4 funzioni sopra citate, in modo che in caso di rotture, automaticamente passa al circuito di emergenza, segnalando comunque l’anomalia. Inoltre all’avvicinarsi dei parametri impostati, erogherà una potenza inferiore, in modo da essere più lineare nel mantenere gli stessi parametri. Nei precedenti lavori, abbiamo spostato l’incubatrice da un ambiente che era troppo caldo(non andava sotto ai 28-29°C), ad uno che è molto areato, ma ci siamo accorti che di notte, nei mesi di giugno, luglio e agosto (non siamo mai stati lì in questi mesi) le temperature raggiungono un valore che non ci aspettavamo così basso (10°C) e di conseguenza la resistenza utilizzata per il riscaldamento(15Watt) è risultata di valore troppo piccola, quindi andremo a sostituirla con una più grossa. Negli ultimi giorni, inaspettatamente abbiamo avuto un’accelerazione di un progetto che avevamo in cantiere ma credevamo si dovesse rimandare al prossimo anno, dedicato al riconoscimento del sesso, al momento della nascita, tramite un nuovo procedimento già studiato da ricercatori asiatici, sulle tartarughe marine Chelonia mydas, tramite il liquido amniotico delle uova e nel plasma delle baby di uno o due anni. Gli esami dei campioni si baseranno sui valori di testosterone ed estradiolo. A differenza dello studio sulle marine, il nostro caso è molto più complicato per via della difficoltà a conservare i campioni in un sito senza possibilità di garantire una catena del freddo e per un tempo di oltre 3 mesi. Per questo motivo già prima della precedente missione, ci siamo fermati per verificare se potevamo trovare soluzioni alternative per la conservazione e riuscire a portare a casa i campioni per analizzarli. Inoltre il progetto menzionato ha avuto a disposizione i cadaveri delle piccole nate, mentre noi non possiamo assolutamente uccidere le piccole, per la rarità della specie ma soprattutto perché non condividiamo il metodo di uccidere gli esemplari, noi siamo un’associazione per la salvaguardia e adotteremo sistemi non invasivi. Inaspettatamente pochi giorni fa siamo venuti a conoscenza di un sistema che si adatta alle nostre esigenze e in tutta fretta, pur già pieni di impegni per organizzare la partenza e con le valigie già strapiene, siamo riusciti a reperire una gran quantità di materiali, grazie ad amici che ci hanno aiutato (Dr. Antonio Romeo e Maurizio Bellavista) e all’Università di Ferrara che ci effettuerà poi gli esami.

Attrezzatura e materiali per i prelievi del nuovo progetto per sessaggio, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Oltre alle tante fialette, aghi, liquidi speciali, anticoagulanti, siringhe, pompette con relativi beccucci, ci hanno prestato anche una centrifuga a mano, portatile, in quanto cercheremo di effettuare anche il prelievo del sangue nei 14 esemplari nati nel 2011(7) e 2012(7). I campioni prelevati, poi saranno conservati con uno speciale alcool. Ovviamente i prelievi di sangue nei piccoli esemplari, verranno effettuati solo se la veterinaria responsabile del centro li effettuerà e se è competente, in quanto i prelievi da esemplari così piccoli e preziosi, non è certo uno scherzo. Nel frattempo abbiamo messo a punto un nuovo protocollo per i prelievi sia del liquido amniotico che del plasma che deve essere diviso sul posto per poi essere conservato con lo stesso metodo del liquido amniotico. Cercheremo di eseguire i test per identificare il sesso nei piccoli con sistema non invasivo, per antipare la nostra ricerca dell’individualizzazione delle temperature ottimali per ottenere la nascita di molti maschi, in quanto attualmente nel centro di riproduzione nasce una proporzione di circa 1 maschio e 5 femmine. Nel frattempo il nostro Data-logger dovrebbe essere già stato installato nella zona di distribuzione delle Astrochelys yniphora, parco di Soalala e ci resterà per almeno un anno, registrando importantissimi dati che serviranno in futuro. Questo nuovo sistema se darà risultati soddisfacenti, sarà il primo eseguito in tutto il mondo, su tartarughe terrestri . Partenza il 6 ottobre 2013 carichi come muli (come al solito), destinazione Mahajanga, questa volta siamo ospiti nella casa di un amico italiano che è rimasta libera, piccola ma nuova e con tutto quello che serve per vivere bene, e a soli 500m dal mare del piccolo villaggio di pescatori chiamato Petite Plage a circa 10 km dal centro città, quindi vicino alla città per le provviste alimentari ma fuori dalla confusione e dalla frenesia delle città, pur se qui la vita scorre con ritmi molto più tranquilli rispetto alle città Europee, dove mercatini e venditori ambulanti sono in ogni angolo e strada, dove i carri trainati dagli zebù sono ovunque, dove le carrozzette a due ruote riempiono la città, in asia li chiamano risciò, qui invece sono chiamati pus pus ma sono molto simili, cambiano solo i ragazzi che le trainano, qui sono neri, a torso nudo, piedi scalzi e pettinature quasi rasate e squadrate, simbolo dell’etnia Antandrui del sud del Madagascar. Qui i ragazzi dei pus pus, che dovrebbero essere 4-5.000, sono una vera comunità anche se quasi nessuno ha casa, la loro casa è il pus pus che quasi sempre è a noleggio e lavorano una vita per pagarlo; dormono e vivono sul pus pus e si lavano con una bottiglia di acqua. Ora da due anni sono arrivate le carrozzette motorizzate a tre ruote della Piaggio, tutte rigorosamente gialle, che credo siano costruite in India e dopo una guerra iniziale con qualche carrozzetta bruciata, hanno dovuto accettarle.

Bancarelle in città, foto TCI, autore Agostino Montalti.


Bancarelle in città, foto TCI, autore Agostino Montalti.


Bancarelle in città, foto TCI, autore Belletti Daniela.

Bancarelle in città, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Bancarelle in città, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Rivendita pane, per strada, in città, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Pus pus in città, per il trasporto di cose e persone, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Pus pus in città, per il trasporto di cose e persone, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Ci prendiamo un po’ di giorni per sistemarci nella nuova casa e fare un po’ di lavori, al nostro arrivo non andava ne l’acqua ne la corrente elettrica, chi era stato ospite prima di noi aveva fatto un massacro e fatto sparire un sacco di roba, compresi alcuni nostri attrezzi ed un casco stradale che avevamo lasciato alla partenza della missione precedente a fine giugno. Una volta sistemati prendiamo appuntamento con Ernest, il direttore del centro di riproduzione che si organizza per venire a prenderci. Arrivati al centro di riproduzione, le prime notizie non sono tanto buone; i responsabili Durrell ci dicono subito che per portare in Italia dei campioni da analizzare, serve il permesso del Ministero delle Foreste e qui i permessi sono duri da ottenere se vuoi fare la trafila senza pagare bustarelle. Nel frattempo istruiamo l’amico Ernest, su come fare per effettuare i prelievi di liquido amniotico dalle uova appena schiuse. Deve farlo lui perché il tempo di schiusa di tutte le uova è in genere abbastanza ampio (circa un mese) in quanto deposte in un arco di tempo di oltre tre mesi e noi nel frattempo facciamo base nella città di appoggio sul mare (Mahajanga) che dista circa 120 km e non possiamo essere sempre presenti durante le schiuse. Facciamo la speratura delle 30 uova rimaste in incubatrice (erano 32 ma 2 sono esplose e quindi tolte) e verifichiamo che ci sono molte uova bianche, quindi probabilmente non fertili.

Speratura di uovo fertile, all’interno della nostra incubatrice, foto TCI, autore Agostino Montalti

Speratura di uovo non fertile, all’interno della nostra incubatrice, foto TCI, autore Agostino Montalti

Sapevamo che nelle prime deposizioni dell’anno, come quelle messe dentro l’incubatrice questa volta, c’erano sempre alte percentuali di uova bianche, ma abbiamo indagato e potrebbe anche esserci un'altra causa, il vermifugo utilizzato dal veterinario del centro, che da alcuni soci del TCI è risultato deleterio nella percentuale di fertilità. Abbiamo anche alcuni dubbi dovuti al fatto che le uova inserite nel’incubatrice a metà aprile, erano state deposte in diversi nidi a partire da fine dicembre 2012 e quindi potrebbero avere subito alterazioni gravi dovute alla troppa umidità del terreno durante i due mesi di forte piogge come gennaio e febbraio. Verifichiamo bene i lavori da effettuare nell’incubatrice e ritorniamo alla base in attesa che arrivi il nuovo strumento ordinato, dalla Repubblica Slovacca. Le nascite nel frattempo iniziano solo dopo l’introduzione del programma 4 dell’incubatrice che è previsto per il 1° di novembre con l’aumento delle temperature ma soprattutto dell’umidità che sta a simulare l’inizio delle prime piogge. Le variazioni climatiche si fanno sentire anche qui; la stagione delle piogge 2012/2013 è stata scarsissima mentre la nuova stagione delle piogge è arrivata in anticipo di un mese, solitamente iniziano a metà dicembre, mentre quest’anno è iniziata a metà novembre. Stranamente il risultato è positivo, non capiamo come mai, ma le deposizioni 2013 si sono prolungate fino ai primi di agosto (non ci sono mai state tante deposizioni), mentre finivano in genere ad aprile e per merito delle piogge anticipate i nidi esterni non hanno avuto problemi con formiche e termiti che quando le piogge arrivano in ritardo, attaccano le uova uccidendo i piccoli all’interno. Quest’anno, nei nidi a terra sono nate ben 56 piccole Angonaka; mai nati tanti piccoli. Nella nostra incubatrice, su 17 uova fertili, sono nati 15 piccoli + due che sono morti nell’uovo. Purtroppo ci sono state ben 15 uova non fertili. Alcuni piccoli alla nascita avevano ancora l’albume non assorbito, ma le nostre raccomandazioni di non toccarli, per la prima volta hanno dato risultati positivi e nessuna baby con sacco vitellino ancora non assorbito è morta.

Nascita di baby Angonoka, nel nostro schiuditoio, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

Nascita di baby Angonoka, nel nostro schiuditoio, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

Nascita di baby Angonoka, prima di essere posta nel nostro schiuditoio, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

 

Il nostro schiuditoio, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.


Schiuditoio all’interno dell’incubatrice, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.


Nascita di baby Angonoka da un nido a terra, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

Nascita della prima baby Angonoka 2013, da un nido a terra, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

Alcune delle 15 baby 2013, nate in incubatrice, foto TCI, autore Agostino Montalti

Una delle 15 baby 2013(nate in incubatrice) dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

 Una delle 15 baby 2013( nata in incubatrice) dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Una delle 15 baby 2013(nata in incubatrice) dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Due baby 2013, dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti


Baby Angonoka, dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Baby Angonoka, dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Baby Angonoka, dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Angonoka sub-adulta, dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Angonoka sub-adulta, dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Baby Angonoka , dopo la pioggia notturna, foto TCI, autore Agostino Montalti

Dopo circa 45 giorni dalla spedizione, il nuovo strumento è arrivato, cominciavamo a preoccuparci, in quanto conosciamo l’efficienza delle poste malgasce. Quindi ritorniamo al centro ed eseguiamo gli ultimi lavori. Per primo sostituiamo la resistenza da 15Watt con una da 50W, poi installiamo il nuovo deumidificatore che abbiamo preparato in Italia. Si tratta di un apparecchio auto costruito, a basso consumo(60watt) in modo da adattarlo alle nostre esigenze.

Nuovo deumidificatore installato nell’incubatrice TCI, foto TCI, autore Agostino Montalti.

L’ultima fase è dedicata alla taratura e impostazione dei tantissimi dati del nuovo strumento che si rivela veramente all’altezza. L’unico piccolo problema che ci troviamo è un abbassamento un po’ troppo veloce del valore dell’umidità quando entra in funzione il refrigeratore, ma poi la pompa peristaltica compensa abbastanza bene e rialza l’umidità fino al valore impostato.

Combattimenti pre-accoppiamento di adulti di Angonoka, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

Combattimenti pre-accoppiamento di adulti di Angonoka, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

 

Accoppiamento di Angonoka, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

 

Accoppiamento di Angonoka, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

 

Adulto di Angonoka con l’organo sessuale non ancora rientrato, foto Durrell, autore Ernest Bekarany.

Purtroppo non è arrivata l’autorizzazione del Ministero delle Foreste per esportare in Italia i campioni biologici e quindi non effettuiamo i prelievi ematici alle neonate e nonostante il responsabile Ernest fosse riuscito a prelevare 10 campioni di liquido amniotico dalle uova delle 15 nate, non possiamo utilizzarlo; peccato, sarebbe stato un progetto interessante. Vedremo se continuarlo comunque ma sulle uova di Testudo Mediterranee. L’ultima fase dei lavori ci ha preoccupato non poco per il fatto che ci erano arrivate notizie gravissime, tramite articoli di giornale e televisioni, che parlavano di un grosso attacco di banditi armati (ben 42) nel nostro parco (Ankarafantsika), con tutti i turisti che sono stati ripuliti di tutto, fortunatamente poi è risultato sbagliato il nome del parco, ma lavorare con questa paura non è stato gradevole. Adesso l’incubatrice è perfetta e restiamo in attesa della decisione del Durrell di quante uova inserire nella prossima stagione 2014, noi pensiamo che sia importante inserire uova di un periodo abbastanza ristretto (30-40 giorni e non più 100 giorni come quest’anno) in modo da lavorare bene con il programma impostato. Con l’arrivo delle prime piogge è sempre bello vedere gironzolare i camaleonti e qualche serpente, usciti dal periodo di latenza. Capitava spesso di incontrare ragazzi che giocavano o maltrattavano qualche camaleonte ed io ne approfittavo per sequestrarglieli e portarmeli nel mio giardino pieno di alberi o di esemplari che attraversavano pericolose strade che recuperavo.

Camaleonte nel nostro giardino, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Camaleonte nel nostro giardino, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Camaleonte nel nostro giardino, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Numerosi sono stati gli incontri con le Astrochelys radiata che sono nei giardini quasi come da noi le mediterranee. La sorpresa più grande però è stata nel nostro giardino dove il nostro vicino(italiano) ha posizionato un recinto (non c’è recinzione di divisione fra le due case e ci sono diversi servizi in comune) con dentro 4 bellissimi esemplari baby di circa 2-3 anni, acquistati poco prima del nostro arrivo per pochi euro. Che dire, qua è talmente normale averle in giardino che è complicato fargli capire che sarebbe meglio non acquistarle; quindi mi sono limitato a dare consigli sull’alimentazione al guardiano, in quanto poi tocca a lui il compito, loro gli stavano dando solo delle porcherie come frutta e insalata…….. non credo proprio che in mezzo alla foresta spinosa del sud del Madagascar, loro habitat originale, trovino del mango e dell’insalata. Quindi l’ho istruito a ricercare nel vasto giardino le erbe selvatiche commestibili per loro e di alternale il più possibile. Devo dire che in tre mesi di nostra permanenza, sono crescite veramente tanto e benissimo, con una linea di crescita esagerata ma perfetta.

Le 4 baby Astrochelys radiata, nel nostro giardino, foto TCI, autore Agostino Montalti.

 

Una delle 4 baby Astrochelys radiata, nel nostro giardino, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Questa volta abbiamo visto anche qualche coccodrillo selvatico nel lago dietro al centro di riproduzione. Sono molto pericolosi, quest’anno ci sono state due vittime fra i pescatori locali.

Coccodrillo nel lago del parco di Ankarafantsika, per la pericolosità la foto è stata scattata da lontano, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Un episodio curioso è stato il ritrovamento in giardino di una coda di un piccolo lemure Catta, probabilmente portata dai tanti cani che di notte non ci fanno dormire.

Coda di un piccolo Lemur catta, trovata nel nostro giardino, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Visto che avevamo anche molto tempo libero e da settembre a fine novembre c’è la stagione del vento, un po’ di kitesurf nella bella spiaggia di Petite Plage, con vento medio non è affatto male.

Spiaggia di Petite Plage (Mahajanga) con il villaggio dei pescatori, foto TCI, autore Agostino Montalti.

 

Tramonto sulla spiaggia di Petite Plage (Mahajanga), foto TCI, autore Agostino Montalti.

 

Agostino Montalti nella baia di Petite Plage (Mahajanga), in versione Kiter, foto TCI, autore Belletti Daniela.

In questa seconda missione 2013 (è la prima volta che ne facciamo due nello stesso anno) non avevamo soldi raccolti da donare ai bambini poveri sotto forma di materiali scolastici, come avevamo fatto ad aprile, forse per questo il contatto coi bimbi ci mancava e durante le tante giornate nella parte di vacanza, che trascorrevamo in spiaggia, piano piano si sono avvicinati a noi molti bambini a cui abbiamo fatto “l’errore” di iniziare a dare qualche dono. Abbiamo iniziato con qualche caramella o gelato e poi un pomeriggio abbiamo regalato dei palloncini gonfiabili; non l’avessimo fatto…… in pochi minuti tutti i bimbi(e non solo bimbi piccoli) del villaggio di pescatori sono arrivati, e qui ce ne sono veramente tanti. Insomma, il sole era ormai tramontato e eravamo attorniati ancora da centinaia di bimbi che attendevano i palloncini. Da quel giorno, ogni bimbo del villaggio gironzolava attorno a noi e chiedeva “balom?” imparando così, come si chiamavano in malgascio, parlando questi solo nella lingua locale. I giorni successivi abbiamo rincarato la dose, portando anche racchettoni e due frisbee, questi mica li avevano mai toccati e poterci giocare per la prima volta per loro era una cosa inimmaginabile. Bellissimo era vederli giocare ed attendere con pazienza il proprio turno in quanti veramente tanti. Ci sembrava di essere in una scuola materna all’aperto. Poi il giorno di Natale abbiamo fatto di grosso, con distribuzione di tantissimi doni(i soliti palloni che erano i più ambiti, biscotti, caramelle, gomme da masticare e Chupa-Chups), la piccola spiaggia era affollatissima, c’erano almeno 150-200 bambini in fila per ricevere qualche dono. Purtroppo ci siamo affezionati ad alcune bambe che ci cercavano sempre, in spiaggia e in acqua, Tre delle nostre preferite le abbiamo portate due volte a casa nostra, con il permesso della nonna(non avevano i genitori), esperienza toccante e irripetibile, si sono mangiate tantissimi spaghetti e tutto quello che mettevamo a tavola, era un piacere vederle mangiare, soprattutto quando dovevano mangiare gli spaghetti che non conoscevano e non sapevano che dovevano essere arrotolati. Tantissime cose che a noi sembrano banali, per loro erano una scoperta ed era simpaticissimo vedere questi bimbi sempre allegri e spontanei. Era diventato difficile stare in spiaggia, alla sera arrivavamo a casa distrutti ma felici. Il problema veramente grosso è stato la partenza, sia per noi che per i bambini e un po’ di lacrime non sono mancate. Sapevamo che forse non era un bene per i bambini tutto l’affetto che gli abbiamo donato e poi negato all’improvviso per la partenza, ma queste cose non si cercano, anzi devo dire che loro ci hanno cercato e scelto, in fondo poi in spiaggia c’erano tanti altri stranieri bianchi che avrebbero potuto fare le stesse cose. Questa esperienza ci ha toccato il cuore e sarà difficile dimenticarla, ma la vita continua e dovremo considerarla un tassello del nostro cammino.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

 

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

I “nostri bambini” in spiaggia, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Le “nostre bimbe” a casa nostra mentre divorano il cibo, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Una delle “nostre bimbe” a casa nostra mentre si diverte a disegnare, foto TCI, autore Agostino Montalti.

La sera della vigilia di Natale siamo stati invitati ad una festa simpatica, dove oltre al tanto cibo si è ballato fino notte fonda e devo dire che i giovani malgasci hanno fatto la parte da leone, ballando tantissimo, loro la musica ed il ballo l’anno nel sangue, sono poverissimi ma ballare non costa nulla e rende allegri. Abbiamo capito che le feste natalizie qui sono percepite in altro modo, si festeggia la sera del 24 dicembre, fino all’alba, così come la notte del capodanno, ma soprattutto per bere birra, rum e ballare, il senso religioso è poco sentito.

Balli durante la festa della vigilia di Natale 2013, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Simpatico l’incontro con un lemure che probabilmente era addomesticato, visto che mi è venuto nelle mani per mangiare un po’ di banana, fa sempre una strana e delicata sensazione sentire i morbidissimi polpastrelli delle zampe e mani e l’estrema leggerezza del corpo.

Incontro simpatico, per strada, con un piccolo lemure, foto TCI, autore Agostino Montalti.

Ritornando alle tartarughe, abbiamo intercettato anche un trafficante di Angonoka che cercava di vendere una ventina di baby, ma non avendole con se, ci siamo limitati a far finta di essere interessati e chiedere il numero di telefono che abbiamo poi passato al Durrell, con la speranza che loro riescano fare qualcosa per beccarlo, anche se ci credo poco. Poi abbiamo visto una baby di circa 3-4 anni in un giardino di un francese ma qui la situazione è complicata e si vedrà in futuro che fare. Ed eccoci nuovamente in partenza per il ritorno in patria, giusto per il capodanno, dopo aver passato un Natale “strano”, con tanto caldo e a mollo nel mare del Madagascar…… e difficilmente ci dimenticheremo delle scorpacciate di mango succulenti e di litchi dolcissimi, ma ci rendiamo conto che c’è chi sta peggio di noi ……….. Con il cuore in gola, salutiamo il nostro meraviglioso Madagascar augurandoci di ritornare presto, ormai l’abbiamo nel sangue.

Testa di Astrochelys yniphora adulto, foto TCI, autore Agostino Montalti. Autore articolo: Agostino Montalti

 

Autore articolo:

Agostino Montalti

 

 

 

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