Cronache dal Madascar - Parte 2

Cronache dal MADAGASCAR, la nostra avventura

 

GIORNO 8

Ranohira è una piccola cittadina con poche case e molte capanne e con qualche caratteristico negozietto fra cui l’immancabile “carne fresca”(foto65).Gli abitanti sono famosi anche per i sgargianti colori dell’abbigliamento(foto66). Intera giornata dedicata al Parco Nazionale “Isalo”, considerato uno dei più importanti ed affascinanti del Paese per le sue formazioni rocciose(foto67-68-69) e per i grandi canyon attraversati da piccoli corsi d’acqua, oltre che per le piscine naturali formatesi con l’erosione del tempo. Veniamo accompagnati da una nuova guida in un percorso di trekking della durata complessiva di circa 8 ore che ci riferiscono particolarmente impegnativo per la distanza e le alte temperature sotto le quali dovremo camminare; perciò decidiamo di suddividerlo in due parti in modo da dare la possibilità a tutti di partecipare decidendo, a metà percorso, se continuare o rientrare in albergo. Martina e Viviana, le solite pigrone, scelgono l’alternativa nr.3: un’intera giornata a fare niente passeggiando per il villaggio alla scoperta di un piccolo centro massaggi del quale hanno approfittato e che hanno consigliato agli sportivi per sciogliere i muscoli nel dopo-trekking.

Lejla e i ragazzi sono invece partiti la mattina presto per vistare il parco e le varie piscine naturali(foto70-71-72) con le relative cascate, dove hanno fatto il bagno. Nonostante il caldo si faceva sentire la lunga passeggiata ci ha permesso di vedere tante piante(foto73-74) e animali come scorpioni(foto75), insetto stecco(foto76), veramente difficile da individuare, cavalletta dai bellissimi colori(foto77), lemuri catta(foto78) e fulvi(foto79-80-81), abbiamo avuto la fortuna di vedere da molto vicino gli unici due lemuri sifaka bianchi(foto82-83-84-85) dell’immenso parco.

 

Molto rinfrescante il bagno alla piscina azzurra; brrrr che fredda l’acqua! Alla sera, di corsa a vedere la Regina dell’Isalo(foto86), una conformazione rocciosa che raffigurerebbe una foto 85 regina, ma soprattutto lo spettacolo del tramonto fra le rocce colorate(foto87-88-89-90). Al ritorno in albergo, uno dei frequenti desolanti spettacoli del fuoco che brucia quel po’ che c’è sul terreno già arido(foto91).

GIORNO 9

Ci mettiamo in viaggio ancora una volta, di buon mattino, con il nostro mitico minivan, dove sulla strada incontriamo rare e desolate capanne(foto92-93), solitamente a fianco di una pianta di mango, qualche baobab(foto94) e qualche venditore di mango ancora non maturi(foto95), per raggiungere prima Tulear, dove faremo una breve sosta per visitare il mercato delle conchiglie, e poi Ifaty, dove visiteremo il Parco delle tartarughe “Sokake”. Percorriamo circa 200 Km attraverso piccoli villaggi nati durante gli anni settanta a seguito della scoperta dei giacimenti di pietre preziose e zaffiri.

Per curiosità ci fermiamo presso un rivenditore mussulmano di pietre che ci accoglie in un salone arredato con divani in pelle, una grande scrivania di legno ed un tavolino di cristallo. Senz’altro l’impressione che vuole dare è di lussuosa ricchezza: a noi sembra più un povero arricchito anche un po’ losco, vista la serie di muscolosi ed aitanti ragazzotti che gli girano intorno (body guard o gigolò?). Poco prima di Tulear (che dista 30 Km da Ifaty) ci fermiamo per una visita ad un grazioso parco (Arboretum) che ospita tante piante endemiche del sud(foto96-97-98-99), dove vediamo anche il piccolo lemure Microcebus murinus (foto100), qualche immancabile camaleonte(foto101) e anche qui c’è una piacevole sorpresa: un bel recinto con tante stupende A. radiata (foto102) giusto come “antipasto” della scorpacciata che ci faremo il giorno successivo al Sokake. Lungo la strada vediamo da lontano innumerevoli cimiteri che sono considerati tabù per gli stranieri(foto103) Arriviamo a Tulear, città situata a sud-ovest dell’isola, all’altezza del Tropico del Capricorno, e visitiamo il particolare mercato delle conchiglie(foto104).

Ne troviamo di tutti i tipi, colori e dimensioni, grezze o lavorate a creare oggetti e paesaggi. Filippo ne rimane affascinato e ne fa scorta: che siano arrivate integre dentro la valigia fino in Puglia? Riconosciamo anche alcuni piccoli serpenti e qualche coccodrillo imbalsamato in vendita, sistemati vicino ad un paio di carapaci di tartaruga marina(foto105-106-107), lucidati e pronti per qualche turista. Proseguiamo verso Ifaty, cittadina di pescatori e sede di una delle barriere coralline più belle al mondo, estesa per circa 300 Km. Pensavamo si trattasse di pochi minuti di viaggio ma la strada nazionale n°9 è un disastro ed essendo sul mare, con il forte vento(foto108) sembrava una vera tempesta di sabbia che accumulava cumuli sulla strada; poco dopo infatti c’è il primo insabbiamento(foto109) che con la spinta di tutti riusciamo ad uscirne, ma dopo poco, nei pressi di un piccolo villaggio di pescatori il minivan è definitivamente bloccato(foto110).

In pochi minuti quasi tutto il villaggio viene a vedere la situazione, compreso due maiali neri, e con pochi spiccioli ci prendono su di peso il mezzo(foto111), che comunque constatiamo che non è utilizzabile in un percorso del genere, ma per fortuna che c’è campo per il cellulare per chiamare soccorsi all’albergo che ci invia una vecchia ma robusta Jeep a salvarci(foto112). Poi la guida ci dice che le buche sulla strada le fanno i pescatori per chiedere soldi a chi aiuta ad uscire da queste specie di “sabbie mobili” . Nonostante il forte ritardo riusciamo a sistemarci in albergo, giusto in tempo per uno spettacolare tramonto(foto113) e ci prepariamo alla giornata di domani nuovamente dedicata al fantastico mondo delle tartarughe con la visita al parco “Sokake”.

GIORNO 10

A Ifaty alloggiamo in un bel resort, Hotel Bamboo(foto114-115-116) a ridosso di una incantevole spiaggia poco distante dalla famosa foresta spinosa caratterizzata dalle presenza di una moltitudine di specie vegetali per lo più endemiche che hanno sviluppato meccanismi di adattamento a lunghi periodi di siccità tra cui diverse specie di Baobab(foto117-118-119-120). Per andare al parco scegliamo un mezzo di trasporto molto spartano e caratteristico: due carri trainati da due coppie di zebu(foto121); splendida idea se non fosse che gli zubu hanno la diarrea……

Nel bel mezzo di questa foresta sorge il Parco “Sokake”(foto122). Questo è, infatti, l’habitat naturale di due specie di tartarughe: l’ Astrochelys radiata(foto123-124-125-126) e le Pyxis aracnoides(foto127-128-129).

La seconda è chiamata dai locali Kapidolo, o tartaruga fantasma, in quanto la si rinviene spesso vicino i luoghi di sepoltura delle tribù locali. E’ una specie difficile da osservare e studiare allo stato naturale per via delle piccole dimensioni ( 15/16 cm) e dalle abitudini legate al clima estremo che induce questi animali ad essere attivi solo durante la stagione delle piogge; è quindi, indispensabile, per il futuro di questa specie, l’allevamento in un centro specializzato in loco. Qui sono allevate e riprodotte con successo sia le tre sottospecie geografiche di Pixys (P. arachnoides arachnoides, P. arachnoides brygooi e P.arachnoides oblonga) sia le A. radiata di cui il Parco dispone di numerosi esemplari di cui alcuni sono animali confiscati. Ovviamente il centro è dedicato soprattutto alle A. radiata, con tanti recinti dedicati e suddivisi in base alle esigenze di riproduzione e di età. Da poco tempo, il Centro ha la possibilità di incubare alcune uova in 6 incubatrici artificiali (foto130) alimentate da pannelli fotovoltaici; in questa fase iniziale le incubatrici sono regolate a temperature diverse al fine di studiare i parametri più favorevoli alla schiusa mentre altre sono lasciate incubare nel terreno. Mentre la Pixys planicauda, vista nel Centro Durrel, vive sulla costa centro occidentale del Madagascar in una fascia costiera ristretta tra Morondava e Belo Tsiribihina, le tre sottospecie di Pixys Arachnoides , invece, vivono sulla fascia costiera meridionale a nord di Tulear (P. a. brygooi), a sud di Tulear (P. a. arachnoides) e nell'estrema parte meridionale fino a Taolagnaro (P. a. oblonga). Siccome le nostre visite ai due centri (Angonoka e Sokake) è stata in qualche modo privilegiata e favorita dal fatto che eravamo li con l'intenzione di collaborare, quindi ci è stato permesso di entrare all'interno dei recinti, avvicinarsi moltissimo e fare foto e video incredibili, ma la cosa più bella era sicuramente la situazione di euforia che si creava e che faceva si che sembravamo tutti dei bambini nel paese delle meraviglie.

GIORNO 11

Ancora un ennesimo volo interno per raggiungere nuovamente Tana, punto cruciale per gli spostamenti all'interno dell'isola in quanto punto nevralgico nei trasporti. Arriviamo nella prima mattinata, e dopo una breve sosta in albergo saliamo in un minivan procuratoci dall'Agenzia Viaggi malgascia cui ci siamo affidati come contropartita per alcuni piccoli contrattempi che avrebbero potuto evitarci. Visitiamo la città nei suoi punti fondamentali: il lago centrale(foto131-132), circondato da bellissime piante in fiore(foto133) il belvedere sopra la collina, il centro, l'ex Palazzo della Regina(foto134) l'attuale Sede degli Uffici del Primo Ministro ed il Mausole(foto135). Giriamo in lungo ed in largo, sempre felici ed allegri dentro il nostro pulmino. La sera in quattro decidono di andare a mangiare nel locale più "in" della città, dove un famoso cuoco serve ottimi e sofisticati piatti in una delicata e tranquilla atmosfera franco/coloniale; alla fine il conto è di sole 30 euro a testa. 

GIORNO 12

Il volo è previsto per il primo pomeriggio quindi la mattina ci facciamo accompagnare in un grandissimo mercatino dedicato solo ai souvenir turistici(foto136-137), dove si notavano gli effetti della recente crisi politica; in pratica senza turisti. Qui tutti hanno fatto il pieno di regali fino al possibile da trasportare, visto che i prezzi erano veramente bassi specialmente dopo lunghe trattative. 

Dopo di chè si parte per un breve volo della durata di poco più di un ora per raggiungere l'isola turistica di Nosy-Be. Ci trasferiamo in albergo(foto138), un residance semplice e un po' spartano ma vicino al mare ed in buona posizione.

GIORNO 13

Di nuovo il mare! Antananarivo è stata solo una meta di passaggio per poterci imbarcare nel volo che ci avrebbe portato a Nosy Be(foto139-140-141-142-143-144-145), isola verde raggiungibile via cielo o via mare.


Si trova a circa 15 km dalla costa nord-ovest del Madagascar, nelle calde acque del Canale di Mozambico, fa parte di un arcipelago formato da diverse isole di dimensioni diverse che si estendono per una lunghezza di 30 Km ed una larghezza di 19 Km. Nosy Be è definita anche l'"isola dei profumi" per l'abbondanza delle piante che vi si possono trovare: lichi, ylang ylang, mango, ananas, banane.


Noi ci siamo sistemati un po' fuori dalle classiche mete turistiche, in un residence appena fuori dal centro di un piccolo paese limitrofo a La Ville, di nome Ambatoloaka, dove è possibile toccare con mano la vita degli abitanti dell'isola. Nei giorni in cui siamo rimasti abbiamo preferito non fare mare nel senso classico con lunghi pomeriggi al sole ma abbiamo deciso per un paio di escursioni in barca alla scoperta di alcune isole abitate solo da indigeni, lemuri ed altri animali. La prima escursione ci vede partire di buona mattina verso l'isola di Nosy-Komba, dove caratteristiche sono le lavorazioni artigianali che abbiamo trovato: tipiche maschere di legno derivate dalla più classica cultura africana, manufatti eseguiti utilizzando semi di piante grandi come meloni, tovaglie ricamate ad intaglio o dipinte con immagini di tartarughe marine(foto146), lemuri(foto147-148-149), camaleonti(foto150) e serpenti(foto151).


Seguendo la nostra guida durante la prima escursione ci siamo fermati a dar da mangiare ai lemuri alcuni pezzetti di banana: quei piccoli delinquenti di lemuri con le loro zampette si sono dimostrati straordinariamente veloci nel prendere il pezzetto di frutta offerto, portarselo alla bocca, riallungare la zampa per riceverne ancora... e poi ancora... e poi ancora! In cambio si sedevano sulle nostre spalle e si lasciavano fotografare tranquilli: abbiamo dei bellissimi primo-piano. E sorpresa: tartarughe ! In piccoli recinti erano alloggiate un po' di belle Astrochelys radiata(foto152) , una Geochelone gigantea(foto153-154) e alcune Kinixis belliana nogueyi(foto155-156).


Poco prima di pranzo risaliamo in barca per dirigerci nella vicina isola di Nosy-Tanikely dove ci tuffiamo subito per fare snorkeling e dopo un buon pranzo ci rilassiamo in spiaggia e dopo andiamo a visitare il centro dell'isola dove oltre al faro e tanta vegetazione vediamo una colonia di pipistrelli(foto157-158).

GIORNO 14

Il penultimo giorno abbiamo visitato l'affascinate isola Nosy-Irania(foto159-160-161-162-163-164) dove con la bassa marea si unisce con un'altra isoletta a fianco tramite una lingua di sabbia bianchissima.

Qui prima di un buonissimo pranzo organizzato dall'equipaggio della barca ci immergiamo per una bella nuotata per fare snorkeling e vedere un po' di bellissimi pesci e stelle marine di tutti i colori. Purtroppo delle tartarughe marine che solitamente frequentano l'isola, neppure l'ombra, solo l'avvistamento di una piccolissima probabilmente di pochi giorni. Breve visita al piccolo villaggio di pescatori e si riparte per il ritorno . Il vento che spinge alle spalle crea un po' di onda che al momento di scendere dalla barca fa si che un'onda "biricchina" travolge Ago che fa fare il bagno alla sua fotocamera!

GIORNO 15

Mattinata libera dove bivacchiamo fra spiaggia e valigie da riuscire a chiudere, molti per riuscirci regalano indumenti e oggetti agli abitanti di alcune capanne adiacenti al residence, in attesa della partenza per il pomeriggio per Tana. Arrivati in capitale verso sera tardi, il volo è previsto per l'1,30 quindi non alloggiamo in albergo. Qualcuno decide per un ultima puntata in città per consumare un ultimo pasto malgasco.

GIORNO 16

Attendiamo il nostro volo, partenza prevista alle ore 1:30 di notte. Bivacchiamo in aeroporto velati da quel po' di malinconia tipica della fine dei viaggi: abbiamo passato insieme tante giornate, a volte allegre e a volte più faticose, in alcune occasioni ci siamo dovuti sopportare a vicenda ma molto più spesso abbiamo fatto squadra. In conclusione una bella vacanza, senza dubbio senza le comodità dei turisti classici ma piuttosto molto "turisti fai da te... ahi ahi ahi!" e forse anche questo ha contribuito a fare del nostro viaggio una divertente ed indimenticabile avventura!

Ciao Ciao Madagascar!

GIORNO 17

E' da poco passato mezzogiorno e siamo finalmente in Italia. Dopo un breve scalo a Parigi abbiamo preso l'ultimo volo previsto, giunto all'aeroporto di Bologna in perfetto orario. Saluti veloci e una promessa: organizzare presto un ritrovo per scambiarci foto e impressioni.

E Agostino è riuscito nell'impresa !

Scritto da Viviana Sangion, le foto sono di tutto il gruppo.

 

 

 

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