Efficacia dell’oxfendazole e fenbendazole

Efficacia dell'oxfendazole e fenbendazole contro l'oxyurids della tartaruga (Testudo hermanni)


Autori : S. Giannetto & E. Brianti & G. Poglayen & C. Sorgi & G. Capelli & M. G. Pennisi & G. Coci

Articolo tradotto da Maddalena Marconi, con l’autorizzazione della Dott.ssa M. G. Pennisi.

S. Giannetto,  E. Brianti,  C. Sorgi
Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria,
Facoltà di Medicina Veterinaria,
Università degli Studi di Messina,

G. Capelli
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie,

M. G. Pennisi, G. Coci
Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie,
Facoltà di Medicina Veterinaria,
Università degli Studi di Messina,

G. Poglayen
Dipartimento di Sanità Pubblica e Patologia Animale,
Università degli Studi di Bologna

Sommario: 36 tartarughe (Testudo hermanni) infette da oxyurids acquisito in natura sono state utilizzate per valutare l’efficacia antielmintica dell’oxfendazole (Dolthene ; Merial) e fenbendazole (Panacur; Hoechst Roussel Vet). Gli animali sono stati assegnati casualmente a tre gruppi ( A, B, e C) basandosi su sesso e peso. Gli animali nel gruppo A (7 maschi e 6 femmine) sono stati sottoposti ad un trattamento per via orale con una dose di 66 mg/kg di oxfendazole, gli animali del gruppo B sono stati sottoposti ad un trattamento orale di fenbendazole da una dose di 100 mg/kg e gli animali del gruppo C (tre maschi e tre femmine) non sono stati sottoposti ad alcun trattamento e sono serviti in funzione di controllo. Tutti gli animali sono stati sistemati ciascuno in scatole di plexiglass con condizioni controllate di temperatura, umidità e luce a partire dal 7° giorno prima del trattamento continuando per tutta la durata dell’esperimento.
Le feci di ciascuna tartaruga sono state esaminate quotidianamente con la tecnica McMaster e l’efficacia delle sostanze è stata valutata  con la prova della riduzione del numero delle uova fecali (FECR).Entrambe le sostanze hanno dimostrato il 100% di FECR. Tuttavia, l’oxfendazole ha raggiunto questo livello 12 giorni dopo il trattamento, mentre, per ottenere lo stesso risultato stabile con il fenbendazole, sono stati necessari 31 giorni dopo il trattamento. Le due sostanze sono state ben tollerate da tutti gli animali e dopo il trattamento non è stata osservata alcuna reazione avversa.

Introduzione

Le tartarughe sono una new entry nel mondo degli animali domestici. Nonostante la recente relazione del CDC (2003) abbia scoraggiato la considerazione delle tartarughe come animali domestici, la presenza di questo “fossile vivente” ha favorito il cambio del suo ruolo nella società umana moderna da animale “ornamentale” da giardino ad animale domestico non convenzionale che vive dentro le nostre case. La poca conoscenza veterinaria sulle tartarughe e le specie fisiologiche di questi rettili diverse dai mammiferi crea difficoltà nel trattamento di molte malattie. Per esempio, la maggior parte degli attuali protocolli contro i vermi per tartarughe provenienti dalle esperienze delle medicine su cani e gatti dimostra tutte le difficoltà aspettate in questo semplice transfer di conoscenza senza un esame profondo.(Claussen e Fortsner 1981; Teare e Bush 1983; altri 1999) Lo scopo di questo studio è quello di valutare e paragonare l’efficacia antielmintica di due sostanze di uso comune nelle tartarughe, l’oxfendazole e fenbendazole (Holt e Lawrence 1982; Brogard 1987;Highfield 1990; Frye 2001 Gabrisch e Zwart 2001) utilizzando una prova di protocollo scientifica (Coles e al. 1992) appositamente adattata alle tartarughe.

Materiali e metodi

Indagine parassitologia preliminare
Al fine di acquisire una migliore conoscenza parassitologia sui parassiti delle tartarughe e di valutare l’esito della tecnica McMaster come strumento per la diagnosi dell’infezione di parassiti nelle tartarughe, è stata condotta un’indagine preliminare parassitologia su 24 carcasse di Testudo hermanni. Questi animali morti al centro di unità di riabilitazione Vita selvaggia di Catania sono stati necrosezionati secondo Cooper (1992) e l’intero tratto digestivo isolato ed esaminato per la presenza di parassiti con la tecnica del numero totale dei vermi (TWC) descritta come segue.
Lo stomaco e l’intestino suddivisi in piccoli pezzi sono stati aperti longitudinalmente. I pezzi sono stati poi immersi in un catino parzialmente coperto con acqua del rubinetto per 30 minuti , sbattuti e la mucosa strisciata tra due dita premute. Anche la superficie della mucosa è stata scalfita con un vetrino del microscopio. I materiali ottenuti in questa maniera sono stati lasciati sedimentare e poi lavati fino a quando il supernatante fosse chiaro. Usando un microscopio per dissezione (a x25 ingrandimenti) il precipitato è stato esaminato per la presenza di parassiti in piccole porzioni in dischetti rotondi di plastica. Qualsiasi parassita presente durante questa procedura è stato immagazzinato nel 70% di alcol e identificato secondo le chiavi di Petter (1961, 1962) e Johnson (1973). Materiale fecale presente nel colon e retto degli animali necrosezionati  è stato raccolto ed esaminato per la presenza di uova di parassiti da una tecnica modificata McMaster utilizzando 1 g di feci e 14 ml di soluzione di nitrato di sodio di 1.30 di gravità specifica con una sospensione di 50 uova al grammo (epg) Euzeby 1981). Il risultato della tecnica McMaster è stato valutato paragonando i risultati di questa tecnica con quelli ottenuti dalla tecnica TWC.

Reclutamento degli animali

Dopo l’indagine parassitologia preliminare 36 tartarughe 19 maschi e 17 femmine provenienti dal dipartimento delle scienze veterinarie mediche di Messina (nove animali) e il centro di riabilitazione vita selvaggia di Catania (27 animali) sono stati reclutati per la prova terapica.
Tutti gli esemplari erano positivi alle uova di oxyurids grazie alla tecnica McMaster modificata. Per minimizzare l’errore sistematico dovuto alla fluttuazione nella perdita delle uova sono stati coinvolti nello studio soltanto animali con un continuo spargimento di uova di oxyurids (7 giorni). Le tartarughe reclutate sono state anche esaminate da un punto di vista clinico, per escludere altre malattie, pesate, identificate in base al sesso e con un numero sopra il carapace .

Locazione dei gruppi e prova del trattamento

Gli animali in base al sesso, ai pesi e EPG sono stati assegnati casualmente a tre gruppi: gruppo A composto da 13 tartarughe (sette maschi e 6 femmine); gruppo B 17 tartarughe (nove maschi e 8 femmine): ed il gruppo C sei tartarughe ( tre maschi e tre femmine) (tabella 1). Le tartarughe sono state sistemate in apposite scatole di plexiglass (70x50 cm) in una stanza dove la temperatura e l’umidità relativa sono state controllate artificialmente e stabilizzate rispettivamente a 28°-30° gradi e 70/ 80%. L’illuminazione della stanza è stata assicurata da un neon UVB con 12 ore di luce e 12 ore di notte. Ciascun animale è stato nutrito a volontà con frutta e verdure e acclimatato nella stanza 7 giorni prima dell’inizio dell’esperimento. Le scatole delle tartarughe sono state ripulite ogni giorno da feci e cibo. Nel giorno 0 gli animali del gruppo A sono stati trattati con oxfendazole (Dolthene; Merial) con la dose di 66 mg/kg, gli animali del gruppo B sono stati trattati con fenbendazole (Panacur, Hoechst Roussel Vet) con la dose di 100 mg/kg, mentre gli animali del gruppo C non subirono alcun trattamento e sono stati considerati da controllo. Le sostanze sono state somministrate oralmente tramite un tubicino nello stomaco della stessa lunghezza della distanza tra la bocca e metà del piastrone. Dal giorno 0 fino al 40 dopo il trattamento è stato monitorato il numero delle uova fecali nelle feci raccolte da ogni esemplare utilizzato nello studio usando la tecnica Mcmaster modificata e le uova sparse sono state espresse come EPG.

Efficacia  antielmintica e analisi dei dati


L’efficacia antielmintica delle due sostanze è stata valutata come FECR utilizzando la formula proposta da Coles (1992) FECR = 100 1- (Xt /  XC ) dove Xt e Xc sono rispettivamente la media aritmetica di EPG nei gruppi trattati (t) e di controllo (c). I valori del significato di EPG dei tre gruppi dai 7 giorni prima fino a 40 giorni dopo il trattamento sono stati paragonati da onera ANOVA, usando il test Tukey per il confronto saggio del paio. L’analisi statistica è stata mostrata usando il software SPSS 12.01 per Windows e p inferiore a 0.05 è stato usato per indicare il significato statistico.

Risultati

L’indagine parassitologia preliminare: tutte e 24 le tartarughe esaminate con la tecnica TWC avevano uno o più elminti intestinali con intensità differente. In totale sono stati identificati 8 specie di oxyurids: Tachygonetria conica, Tachygonetria dentata, Tachygonetria robusta, Tachygonetria macrolaimus, Mehdiella stylosa, Mehdiella uncinata, Thaparia thapari e Atractis dactyluris.
Eccetto per il A. dactyluris che è una specie vivipara, la tecnica Mcmaster modificata è stata sempre capace di eliminare l’infezione da oxyurids ma senza specificità tra le specie. Negli animali necrosezionati non è stato isolato alcun altro parassita.

Efficacia antielmintica

Le tartarughe dei tre gruppi hanno mostrato livelli similari di confini parassitari basati sui valori EPG tra il giorno 7 e il giorno 0 (Fig.1)  Dopo il trattamento si è visto una diminuzione nell’EPG in entrambi i gruppi trattati tra gli 11 e 13 giorni dopo il trattamento. Questa riduzione è apparsa meno stabile nel gruppo trattato con fenbendazole (gruppo B), dove l’EPG dei tre gruppi nei 7 giorni prima del trattamento non era significativamente differente. Mentre dopo il 12 giorno di trattamento sono state registrate delle differenze statistiche significative tra il principale EPG degli animali trattati da quelli degli animali non trattati. L’emissione del principale EPG tra i due gruppi trattati non è mai stata significativa da un punto di vista statistico. Alti livelli di efficacia come indicata da FECR sono stati visti in entrambi i gruppi trattati (fig.2). Nel gruppo trattato con oxfendazole (gruppo A) il FECR raggiunse il 95% nel 12° giorno e non ha mostrato variazioni marcate fino alla fine dell’esperimento. (Fig.2). Nel gruppo trattato con fenbendazole (gruppo B) il FECR ha raggiunto il massimo con 95% dal 14 giorno dopo il trattamento fino al giorno 21, ma è stato variabile dal 22 al 31 giorno e alla fine è rimasto stabile (100%) dopo il 32 giorno fino al termine dell’esperimento (Fig. 2). Non sono state osservate reazioni avverse negli animali dopo i trattamenti e durante tutto il periodo dell’esperimento.

Discussione

I risultati di questa indagine preliminare parassitologia ci ha permesso di identificare 8 specie di oxyuridis nella Testudo hermanni. Non è stato riconosciuto alcun agente zoonotico. Tra le 8 specie identificate. Inoltre, 5 di queste ( T.dentata, T. robusta, T. macrolaimus. M. stylosa e Tharapia thapari) sono state scoperte per la prima volta in T. hermanni allevate in Italia (traversa et al. 2005) come riportato e discusso negli studi precedenti (Setter 1966; Capelli et al. 1998; Traversa et al. 2002) oxyuridis sono confermati essere i più diffusi nematodi nell’adulto di t. hermanni.
La tecnica modificata McMaster ha mostrato una buona performance come mezzo quantitativo coprologico.
Tuttavia l’alto stato patologico e mortalità riconosciuta nei parassiti (Rideout et al 1987) e l’incapacità nell’eliminare l’infezione atractids con la  tecnica Mcmaster ha accentuato l’importanza di un esame parallelo per i parassiti grazie a tecniche qualitative (es. galleggiamento, Baermann ) e quantitative. La prova terapeutica effettuata ci ha consentito di valutare l’efficacia in termini di FECR di oxfendazole e fenbendazole contro l’oxyuridis delle tartarughe. Un 100% di FECR è stato osservato in entrambe le sostanze, ma l’oxfendazole si è dimostrato reagire più velocemente – raggiungendo valori più altri e più stabili dopo 12 giorni. Mentre non è accaduto questo per le tartarughe trattate con fenbendazole, che non hanno raggiunto questo livello di riduzione se non al 31 giorno di trattamento. Poiché entrambe le sostanze fanno parte della stessa famiglia (benzimidazole – methylcarbamates), il tempo più corto registrato per l’oxfendazole, per raggiungere l’effetto antielmintico, ha potuto riflettere la capacità delle tartarughe di metabolizzare più velocemente questa sostanza nella sua forma attiva. Comunque una conoscenza più approfondita della relazione tartarughe/parassiti e lo studio del benzimidazole farmacocinetici in questi animali potrebbe portare ad una interpretazione migliore della fluttuazione osservata nella produzione delle uova ed il lungo periodo necessario ad ottenere lo scopo terapeutico. Il lungo periodo necessario dopo il trattamento per ottenere una riduzione significativa nel numero delle uova ci ha portato a considerare la richiesta di un sconfinamento di almeno 14 giorni per le tartarughe trattate. Questo è importante, quando gli animali trattati devono essere introdotti in un recinto o in un cortile  con altre tartarughe senza parassiti. La capacità dell’oxyurids di resistere al periodo del letargo probabilmente ad uno stadio di larva era già nota da prima (Dubinina 1949; Capelli 1998). Inoltre si è osservato un aumento dell’oxyuridis delle uova nelle feci dopo il letargo specialmente nei giovani esemplari. (Cappelli 1998). Queste considerazioni assieme alla richiesta di un metabolismo più attivo delle tartarughe per assicurare un migliore effetto delle sostanza ed eliminare il fenomeno della tossicità suggeriscono che la stagione calda è il periodo migliore per combattere i vermi  nelle  le tartarughe.
I nostri risultati non giustificano un secondo trattamento dopo 15 giorni come riportato da altri autori (Holt e Lawrence 1982; Brogard 1987; Page e Mautino 1991; Frye 1991; Klingenberg 1993; McArthur 1996; Gabrish e Zwart 2001). Un grazie al prof. Thomas Klei (scuola veterinaria dell’uiniversità della Louisiana)  per la lettura critica del manoscritto ed a tutti i volontari dell’unita riabilitativa vita selvaggia di Catania . Gli autori dichiarano che gli esperimenti sono stati fatti secondo le leggi del paese, in cui sono stati eseguiti.

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