Gli esami del sangue nelle tartarughe

Relazione del Dr. Gabriele Tenti al TARTARUGHE BEACH 2004

Introduzione

Mi preme che da questa breve relazione su un argomento molto vasto e complesso emergano risposte ad alcune domande che un proprietario di tartarughe coscienzioso sicuramente si pone:

  1. Quando è necessario sottoporre una tartaruga ad accertamenti di laboratorio sul sangue?
  2. Che indicazioni possono dare al veterinario sulla salute del mio animale?
  3. Quando è necessario far fare degli esami nel corso di una visita, magari all’acquisto di un nuovo esemplare?
  4. Quali sono i tempi di analisi?
  5. Qualsiasi veterinario-ambulatorio può effettuarli o devo cercare un veterinario curante per le mie tartarughe che abbia conoscenze molto specifiche?
  6. Quanto posso aspettarmi di pagare per questi esami?


Sempre più frequentemente data la grande diffusione di rettili e tartarughe in particolare è richiesto l’aiuto del veterinario per cure specifiche riguardanti questi animali. Uno degli strumenti diagnostici fondamentali nella medicina moderna è la medicina di laboratorio. Il ricorso ad esami del sangue, del midollo osseo e di altri liquidi organici, assieme a esami delle feci, agli esami microscopici citologici, all’istologia, agli esami micologici e batteriologici sono strumenti fondamentali nella pratica veterinaria attuale. Tuttavia poca preparazione ancora oggi viene ottenuta nei corsi laurea universitari sull’applicazione di tecniche diagnostiche di laboratorio ai cosiddetti animali non convenzionali. I rettili sono ancora poco studiati dal punto di vista medico in tutto il mondo e l’Italia non è ai primi posti nelle ricerche per colmare questo gap di conoscenze. Il sangue può servire per un gran numero di ricerche di laboratorio (ematologiche, biochimiche, immunologiche, biologico- molecolari), utilissime a fini diagnostici, prognostici e terapeutici, tuttavia già il prelievo può essere una grossa difficoltà senza una buona esperienza su questi animali. E’ opportuno quindi descrivere le tecniche ematologiche e emato chimiche di base su questi animali con l’auspicio di una loro adozione sempre più ampia nella pratica, descrivendo anche ai non veterinari quali limiti e problemi di non facile soluzione si pongano nell’effettuare anche sulle tartarughe esami che sono comuni ad esempio nella medicina del cane e del gatto. Molti veterinari di piccoli animali non hanno sufficiente preparazione in tal senso e pertanto nel curare una tartaruga è oggi indispensabile rivolgersi a quei professionisti che curano un gran numero di rettili, dai quali occorre esigere dei profili ematici ed emato chimici ben eseguiti. Il proprietario dovrebbe innanzi tutto essere a conoscenza che non tutti gli ambulatori hanno la possibilità di effettuare determinazioni in tal senso, molti laboratori di analisi privati sono ugualmente messi a dura prova nella esecuzione di vari test per scarsa conoscenza delle particolarità di questi animali. Descrivo  dunque le tecniche che adotto abitualmente con i miei pazienti col carapace, consapevole che altri possono utilizzare metodi diversi e che nuove soluzioni ed esperienze possono essere acquisite con la pratica ed il confronto continuo con i colleghi.

Quando è necessario un esame del sangue?

Chi possiede un rettile dovrebbe avere nel veterinario curante i suoi animali un consulente in grado di offrire consigli relativi ad ogni aspetto della biologia dell’animale (es. alimentazione, problemi riproduttivi), da consultare almeno una volta l’anno, anche in assenza di un vero problema e sciogliere ogni dubbio per quanto possibile. L’appassionato dovrebbe prestare particolare attenzione a tutti i cambiamenti anche minimi nel comportamento e nella condizione dei singoli soggetti le condizioni di malessere di una tartaruga possono essere subdole, l’animale poi peggiora improvvisamente o muore, ma in genere stava già male da tempo senza segni evidenti. È più prudente preoccuparsi troppo piuttosto che trovarsi poi di fronte problemi gravi, che si presentano sia al novizio che all’appassionato esperto. L’esperto magari avrà più animali e effettuerà nuove acquisizioni per la propria collezione e dovrà essere particolarmente scrupoloso nelle pratiche igieniche, nella quarantena, nella verifica e nel rinnovo periodico delle attrezzature.
Ogni nuovo acquisto dovrebbe essere visitato e non è una cattiva idea far effettuare in questi casi un profilo ematico per assicurarsi sullo stato di salute dell’animale.

In generale l'interpretazione dei  cambiamenti nel profilo ematico delle tartarughe è abbastanza simile a quella dei mammiferi e degli uccelli. Idealmente, siccome i parametri ambientali influenzano molto i risultati, l' animale sano, tenuto in un determinato habitat, con una certa dieta, ritenuta appropriata, dovrebbe avere i suoi valori normali conservati in una cartella  e,  quando esso si ammali, si potrebbero valutare, ripetendo gli esami, le eventuali variazioni. Inoltre, proprio per il gran numero di variabili implicate, più che un unico prelievo, dovremmo farne diversi, a distanza di un certo tempo l'uno dall'altro e valutarli quindi assieme per scopi prognostici e terapeutici.
Chi alleva tartarughe potrebbe essere interessato a far esaminare dal punto di vista ematico un gruppo omogeneo di soggetti ritenuti sani, un veterinario responsabile sarà ben lieto di poter determinare i valori medi di vari parametri importanti su un gruppo di soggetti sani con le strumentazioni che usa abitualmente, per poter rendersi conto di eventuali cambiamenti qualora si verificassero in futuro, piuttosto che dover basare le proprie valutazioni su dati di riferimento presenti in letteratura. Purtroppo infatti questi ultimi sono incompleti, determinati spesso su uno scarso numero di soggetti, in epoche più o meno diverse con tecniche e strumenti diversi, inoltre non sono rappresentativi più di tanto in quanto la popolazione animale del proprio cliente potrebbe essere un po’ diversa. Non solo i contaminanti ambientali possono essere presenti  diversamente da zona a zona, molti possono variare da gruppo a gruppo. Credo che l’appassionato serio interessato a fare un po’ di analisi preventive sui propri animali sani, sia da considerarsi anche lungimirante da un punto di vista economico. Molti appassionati  sono disposti a spendere tanto su soggetti di una specie rara e poi ricorrono al veterinario che magari non ha dati affidabili su quella specie pretendendo diagnosi rapide, assolutamente certe, magari realizzate in economia ed in pochissimo tempo. In medicina umana ove esistono ampi investimenti nella ricerca, prevenzione, amplissime casistiche, molte persone muoiono ogni anno per errate diagnosi. Nel campo degli animali e in particolare se abbiamo a che fare con quelli meno diffusi, sta al cliente avere la lungimiranza di investire denaro per fare un po’ di prevenzione, al veterinario il compito di aggiornarsi e condividere con i colleghi le conoscenze acquisite, nonché di venire incontro anche dal punto di vista economico ai clienti che ripongono in loro fiducia.
Le analisi di laboratorio sono uno strumento che non deve mai prescindere da un esame clinico completo, una corretta anamnesi, dai quali dovrebbero scaturire anche delle indicazioni su cosa cercare, cioè su quali parametri valutare e perché. Tuttavia, siccome le conoscenze di patologia clinica di questi animali sono ancora approssimative ed i parametri facilmente interpretabili sono pochi, non dovrebbe essere biasimato il professionista che fa qualche esame  forse non strettamente necessario, ma piuttosto quello che corre il rischio di farne qualcuno in  meno.
Nelle tartarughe allevate in cattività possono riscontrarsi abbastanza frequentemente malattie quali la malattia ossea metabolica, salmonellosi (spesso sono portatrici asintomatiche di vari tipi di salmonelle) insufficienza renale, epatopatie, diabete, gotta viscerale ed articolare, affezioni repiratorie di origine batterica o virale, stomatiti, dermatiti batteriche, fungine,  micosi sistemiche, varie parassitosi, interne ed esterne. Fra le malattie virali il più noto è sicuramente l’Herpesvirus, causa di stomatite, affezioni respiratorie e indebolimento del sistema immunitario in varie specie di tartarughe terrestri e lesioni cutanee in tartarughe marine. Esistono però altri virus, parassiti e batteri patologeni meno frequenti e non facilmente diagnosticabili. I rettili possono ad esempio contrarre steatosi epatica (in particolare specie carnivore in sovrappeso), rickettsiosi, leptospirosi, vari tumori, anche delle cellule del sangue. Per la diagnosi di alcune malattie è necessario fare esami che non si possono condurre nel normale ambulatorio, il veterinario dovrà però avere un sospetto diagnostico e essere capace di fare idonei prelievi per inviare ad esempio il siero al laboratorio specializzato, dove si effettueranno  i vari accertamenti (es. il test PCR per l’Herpes-virus  sviluppato dal Dr. F. Origgi). Alcuni parametri biochimici potrebbero essere meglio determinati da un laboratorio esterno alla struttura veterinaria e pertanto le risposte perverranno alla struttura dopo un certo tempo, mediamente tre giorni lavorativi.

Prelievo di sangue

In un rettile sano si può prelevare senza rischi fino al 10 % del volume ematico totale (5% del peso corporeo) per cui in un soggetto di 100 g si possono prelevare sino a 0,5 (si può prelevare sino allo 0,5 % del peso corporeo). Con 1,5 ml di sangue si possono oggi effettuare moltissimi esami, molti laboratori utilizzano infatti microtecniche.
Il prelievo di sangue nelle tartarughe è poco agevole, nessun vaso è facilmente utilizzabile anche se sono state descritte molti siti di prelievo. In medicina umana per prelevare il sangue spesso si utilizzano provette vacutainer, ma nelle tartarughe sia la difficoltà a reperire e mantenere il vaso, sia la suzione esercitata da questo sistema, che potrebbe essere eccessiva, non ne rendono secondo me opportuno l’utilizzo. Una siringa da 1-2,5 ml sono quindi gli strumenti che utilizzo, cambiando, semmai l’ago, a seconda del soggetto. Utilizzo abitualmente siringhe da insulina (25G) per animali al di sotto di 20 cm lunghezza del carapace, ed in genere aghi  23G  per soggetti da 500g a 2kg. Aghi 22G possono andar bene per soggetti di taglia superiore, es. Testudo marginata adulte o Geochelone sulcata medio grandi.

Il mio sito di prelievo preferito nelle tartarughe terrestri non sedate è il plesso venoso sub carapaciale, mentre per le acquatiche il seno venoso post- occipitale. In una tartaruga sedata la vena giugulare è quella che preferisco e in tartarughe di una certa mole anche la brachiale e la safena. In letteratura sono descritti anche vena ventrale, dorsale, laterale della coda, il plesso venoso retrobulbare dell’occhio e la cardiocentesi (sia ponendo un ago cannula al centro dello spazio fra collo e arto anteriore, oppure previa trapanazione del piastrone usando come punto di repere il margine craniale della placca addominale). Occorre considerare che il sangue fuoriesce dopo 20 secondi, inoltre defluisce lentamente, per cui in alcune situazioni è opportuno eparinizzare leggermente la siringa.  

Ematocrito

Il valore ematocrito è la frazione del sangue occupata dagli eritrociti (%).Si indica con la sigla PCV se è calcolato con la tecnica di riferimento. In tal caso viene determinato utilizzando un capillare da microematocrito contenente sangue e chiuso ad una estremità da plastilina, centrifugando a 12000 giri per 3 minuti con una centrifuga apposita (che non tutti gli ambulatori possiedono), mentre quando si trova la sigla HCT si tratta dell’ematocrito calcolato da un conta globuli automatico secondo la seguente formula:

Hct =  (RBC x MCV)/10

Purtroppo la maggioranza dei conta globuli attualmente in uso non forniscono valori molto precisi del numero dei globuli rossi (RBC), né del valore MCV (volume corpuscolare medio) in animali che hanno i globuli rossi nucleati (ad esempio gli uccelli ed i rettili). Inoltre questo parametro fondamentale può essere effettuato in pochi minuti con una minima quantità di sangue, quindi anche da animali molto piccoli. Su soggetti in cui la quantità di sangue prelevabile è minima è importante determinare almeno il PCV e fare lo striscio ematico. Il PCV ci permette di valutare rapidamente la presenza di anemie, emoconcentrazione e quindi il grado di disidratazione. Se poi si effettua una conta accurata al microscopio del  valore RBC e la determinazione dell’emoglobina (Hgb) abbiamo i tre 3 elementi che ci permettono di calcolare gli indici eritrocitari MCV, MCH, MCHC, importanti per la valutazione delle anemie.

Esecuzione dello striscio ematico

Lo striscio di sangue andrebbe realizzato col sangue rimasto nel cono della siringa, senza anticoagulante dopo aver posto il sangue prelevato in una provetta contenente l’anticoagulante litio eparina. L’Edta non è utilizzabile nelle tartarughe perché dà lisi dei globuli rossi. Per quanto riguarda la tecnica di striscio ci sono molte alternative anche se il metodo classico rovina le cellule e per strisciare si dovrebbe disporre di vetrini molati sul bordo del lato corto, in alternativa si possono usare la tecnica per apposizione comunemente utilizzata per la citologia. E’ meglio in questo caso sovrapporre un copri oggetto magari di quelli rettangolari al porta oggetto o adottare la cosiddetta tecnica del doppio copri oggetto, più usata in ematologia aviare. Io vario la tecnica di striscio a seconda del tipo di animale, le cellule ematiche dei rettili sono particolarmente delicate. La tecnica che ho adottato di routine per le tartarughe, non disponendo sempre di vetrini molati me la sono inventata di recente. Avvicino alla goccia un capillare da microematocrito, utilizzandone la superficie curva, ponendolo orizzontalmente sul copri oggetto perpendicolare all’asse maggiore del vetrino e lascio che la goccia si espanda su di esso, poi striscio, facendo così senza troppa difficoltà la giusta pressione per ottenere strisci con una buona forma ed una disposizione uniforme e monostratificata delle cellule. Varie colorazioni tipo Romanowsky sono utilizzate per la colorazione degli strisci. Frye preferisce Kleinenberger-Noble Giemsa se i vetrini devono essere conservati a lungo, ottimi risultati però si ottengono anche con Jenner Giemsa, secondo questo autore, autorità indiscussa nella medicina dei rettili. Possono andar bene May Grunwald Giemsa o Wright Giemsa o le colorazioni rapide tipo Diff Quick e simili. Avendo utilizzato May Grunwald Giemsia con ottimi risultati lo consiglio per ricerca e pubblicazioni, ma per la pratica ambulatoriale di routine si ottengono discreti risultati anche con Diff Quick.   

Conte Eritrocitarie e Leucocitarie

Le conte dei bianchi e dei rossi potrebbero essere stimate su uno striscio veramente ben fatto, con distribuzione omogenea e monostratificata delle cellule, ma preferisco utilizzare un conta globuli automatico per la stima dei rossi e per la lettura dell’emoglobina, poi calcolo comunque RBC e WBC su camera di Neubauer al microscopio, usando l’obiettivo non ad immersione più potente, con la soluzione di Natt e Herrick come diluente –colorante. In alternativa si possono utilizzare le pipette del sistema Unopette. La pipetta per i globuli bianchi del sistema Unopette dà una diluizione 1:200 e può essere reperita da alcune ditte di attrezzature veterinarie più fornite. La soluzione di Natt e Herrick, che va filtrata prima dell’uso necessita di pipette di vetro specifiche per le camere di conta in cui il sangue ed il diluente vengono aspirati dall’operatore tramite un tubicino di gomma,  ma permette la conta di rossi e bianchi caricando una sola volta la camera, diluendo con la pipetta dei bianchi, aspirando sangue fino al segno 0.5 e diluente fino al segno 101, poi si agita la pipetta ev si fanno uscire e gettando le prime 4 gocce si depone l goccia nella camera dopo avervi posto il vetrino copri camera, facendo entrare il sangue diluito per capillarità dal bordo del vetrino copri camera stesso. Occorre fare attenzione che nel reticolo non si formino bolle d’aria e che il liquido non fuoriesca dalle scanalature laterali. L’inconveniente maggiore dell’uso della soluzione di Natt e Herrick è che le pipette per la diluizione (che devono sempre essere ben sciaquate in acqua distillata) impiegano moltissimo ad asciugarsi completamente, anche una settimana, se non poste su un piano caldo (ad es. sopra una stufa o una autoclave), le pipette umide impediscono una diluizione accurata e quindi una conta valida. In alternativa si può far fare una lettura dei rossi, non molto precisa ma pratica, da un conta globuli automatico e fare una conta dei bianchi stimata sul vetrino  con  il metodo Campbell:

 WBC= n medio leucociti in 5 campi  x 3500

Che è attendibile se l’ematocrito è normale, altrimenti il valore va corretto:

WBC corretto = WBC osservato x (PCV osservato/PCV medio fisiol)

Per il calcolo del WBC  è descritto anche nelle specie con un altro numero di eosinofili circolanti il metodo della Flossina B con la pipetta Unopette per gli eosinofili. Non l’ho mai utilizzato, non è un metodo molto diffuso la flossina colora eterofiliv ed eosinofili in rosso el a conta si ottiene con la formula:

 WBC =   (n eterofili e eosinofili/mm3 x 100)/(% eterofili ed eosinofili)

C’è il rischio di confondere trombociti e piccoli linfociti, per cui  è necessario porre molta attenzione. In caso di dubbi si può confrontare il valore con quello ottenuto da una conta stimata (fatta con obiettivo ad immersione - i dettagli cellulari sono meglio evidenziabili). Molto utili se disponibili le colorazioni differenziali tipo Citocolor (R).

Emoglobina

Il valore dell’emoglobina è poco preciso se effettuato dai contaglobuli automatici per la presenza di nuclei liberi . E’ preferire effettuare la determinazione a parte con un emoglobinometro  o mandare un campione di sangue al laboratorio per la determinazione spiegando che occorre  nel realizzare il metodo alla cianometaemoglobina centrifugare la miscela  per eliminare i nuclei dalla soluzione  prima della lettura.     

Morfologia degli elementi cellulari

Eritrociti
Gli eritrociti maturi nei rettili sono cellule ellissoidali con nucleo ovale in posizione centrale. Il citoplasma si  presenta omogeneo, di colore dal giallastro al rosso mattone. Il loro numero va da

0,2 a 1 x 106 /l 

con differenze molto significative a seconda della specie. Gli eritrociti hanno uno o più nuclei spesso marcatamente irregolari.  Il citoplasma si colora di arancio – rosa fino al rosso mattone ed è di solito di aspetto uniforme. Il nucleo contiene cromatina addensata e diviene più picnotico man mano che la cellula invecchia. Quando la cellula diviene senile il nucleo comincia a presentare picnosi, poi rigonfia e diventa amorfo, perdendo la sua cromatina caratteristicamente densa. In diversi casi la cromatina si aggrega in ammassi densi. La membrana nucleare ed eritrocitaria infine si lisano e a meno che la cellula non più funzionale sia inglobata da monociti o altri fagociti, il contenuto cellulare si disperde nel plasma circostante. L’origine stessa degli eritrociti nei rettili è interessante perché potrebbe darci indicazioni utili clinicamente.
 L’eritropoiesi può avvenire in 5 modi:

  1. convenzionalmente, dal proeritroblasto, esattamente come   nei mammiferi;
  2. in alcune condizioni di stress, deficienza di ferro o perdita ematica cronica sono attivati siti extramidollari di eritropoiesi, i principali dei quali sono milza e fegato;
  3. eritrociti maturi con molta emoglobina si possono dividere sia nel midollo che nel sangue;
  4. eritrociti ricchi d’emoglobina possono andare incontro a divisioni amitotiche con formazione di più cellule figlie;
  5. I trombociti si trasformano in eritrociti tramite divisioni mitotiche o amitotiche.

Il grado di policromasia fornisce l’indicazione più utile di attiva rigenerazione eritrocitaria. Eritrociti di tartarughe con una marcata risposta rigenerativa, che si sono appena svegliati dall'ibernazione o con marcate forme infiammatorie spesso sono binucleati, mostrano abnormi divisioni nucleari o attività mitotica.
Eritrociti con forma anomala del nucleo possono essere associati con malattie infiammatorie, malnutrizione, cachessia. Una leggera poichilocitosi e anisocitosi sono considerate normali in molte specie tuttavia moderate o marcate poichilocitosi e anisocitosi possono trovarsi in condizioni di anemia rigenerativa o altri disordini eritrocitari.  Si osservano occasionalmente eritrociti mancanti del nucleo che sono denominati “eritroplastidi” e se in numero ridotto hanno scarso significato. Inoltre si trovano anche nuclei eritrocitari liberi nel plasma fra cellule adiacenti. Sono chiamati ”ematogoni” e hanno importanza discutibile. Sembra che si formino quando il nucleo è espulso dagli eritrociti insieme con un sottile strato di citoplasma.
Eritrociti immaturi sono spesso presenti nel sangue periferico, specialmente nei rettili giovani o in quelli che stanno per fare la muta della pelle, oppure come risposta all’anemia. Gli eritrociti immaturi sono cellule rotondeggianti con grossi nuclei e citoplasma basofilo. Spesso appaiono più piccoli di quelli maturi. Mentre la sezione di un eritrocita di mammifero è discoidale o biconcava, quella di un rettile è appiattita, con una leggera sporgenza nella regione del nucleo. La cromatina è grossolanamente e densamente granulare. I reticolociti, così come i giovani eritrociti policromatofili dei rettili possono essere dimostrati usando il nuovo blu di metilene, brilliant cresyl blue e altre colorazioni sopravitali. I reticolociti dei rettili hanno un distinto anello di reticolo aggregato che circonda il nucleo cellulare. Occasionalmente si possono osservare negli eritrociti dei rettili corpi di Howell– Jolly. Qualche volta si possono vedere eritrociti falciformi, fusati, piriformi, sferici e di altre forme anomale. Alcune di queste cellule possono essere un artefatto, ma in alcuni animali l’incidenza di queste anomalie è sufficientemente alta da indicare un difetto della eritropoiesi. Un esempio clinicamente rilevante sono gli sferociti che sono associati ad alcune malattie immunomediate nei vertebrati superiori. Nei rettili sono più comunemente osservati in animali con infezioni croniche, anche se sono stati individuati in rettili affetti da lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide. Allo stesso modo si vedono occasionalmente eritrociti macrocitici e microcitici.
Le tartarughe hanno gli eritrociti più grandi tra tutti i rettili. Sembra infatti che i rettili più primitivi abbiano gli eritrociti più grandi. La taglia dell’eritrocita è inversamente proporzionale al livello metabolico. Il numero degli eritrociti è sempre molto inferiore a quello degli uccelli e dei mammiferi. In alcune specie la conta eritrocitaria è più elevata nei maschi. Essa comunque varia anche a seconda della stagione in molte specie. Il numero aumenta immediatamente prima dell’inverno, così come l’ematocrito. Alla fine dell’ibernazione il numero degli eritrociti è diminuito, ma ciò potrebbe essere correlato ai cambiamenti ormonali della stagione riproduttiva che in molte specie inizia subito dopo il risveglio invernale.
In alcune infezioni virali si possono osservare corpi inclusi intraeritrocitari.

Leucociti
I linfociti
    Sono i più comuni leucociti, taglia e colore variano a seconda delle specie. Il nucleo è eccentrico.
    La forma del linfocita è uguale a quello dei  mammiferi e può essere piccolo e rotondo oppure più grande e irregolare. I piccoli linfociti vanno dai 5,5 ai 10 micron e i grandi dagli 11 ai 14,5. Il citoplasma è finemente granuloso e si colora in blu pallido con colorazioni tipo Romanowsky. Il citoplasma contiene frequentemente inclusioni azzurrofile o ialine.
    In casi di batteriemia spesso all'interno dei linfociti si ritrovano microrganismi, in altri casi eritrociti fagocitati. I nuclei dei prolinfociti presentano un singolo nucleolo ben definito, occasionalmente due. In situazioni di grave stress o neoplasia linforeticolare si trovano nel sangue periferico forme blastiche. Visto al microscopio elettronico e anche a quello ottico, il linfocita presenta la membrana cellulare con piccole estensioni (pseudopodi). La conta linfocitaria assoluta (e relativa) è altamente variabile ed è influenzata da molti fattori: specie, età, sesso, stagione, stato di nutrizione, presenza di parassiti emoprotozoi o metazoi, concomitante stato di malattia. Le femmine di alcune specie a parità di condizioni ed età presentano una conta linfocitaria leggermente maggiore dei maschi della stessa specie. I giovani  tendono ad avere un numero di monociti, linfociti, eterofili e trombociti maggiore rispetto agli adulti. Il numero dei linfociti è più alto durante i mesi estivi più caldi e minore durante l'inverno e l'ibernazione. Quest'ultimo fatto è stato correlato con la minor risposta immunitaria durante temperature basse e l'ibernazione da parte di alcune specie di clima temperato.
 Le plasmacellule
Le plasmacellule sono molto simili a quelle dei mammiferi e si differenziano bene negli strisci colorati dai linfociti. Il numero di plasmacellule circolanti è minore di solito di quello dei linfociti. Il nucleo solitamente eccentrico si colora di blu scuro con le colorazioni tipo Romanowsky. Di solito si osserva addensamento cromatinico perinucleare.
Il citoplasma si colora intensamente in blu, eccetto per un alone perinucleare più pallido (detto ialoplasma) corrispondente all'apparato del Golgi. In condizioni di intensa stimolazione immunologica si osservano all'interno del citoplasma corpi chiari tipo Russel. In rari casi si possono trovare plasmacellule multinucleate. La conta plasmacellulare di solito non supera lo 0,2-0,5 % ma potrebbe  risultare molto aumentata nel caso di infezioni o altri stimoli immunologici.

Monociti
Molto simili a quelli dei vertebrati superiori. Sono di grande taglia ma rari. Di solito sono più grandi dei linfociti di maggiori dimensioni e possiedono un nucleo fatto ad "U", indentato o comunque curvo, contenente cromatina granulare. La loro dimensione è molto variabile nell'ambito di uno stesso individuo, da 2 a 20 micron. Il citoplasma si presenta di solito finemente granulare e si colora di blu- grigio pallido con colorazione tipo Romanowsky. Nel citoplasma si possono trovare vacuoli contenenti vari materiali fagocitati (es. batteri, detriti cellulari, vacuoli chiari di aspetto lipoideo, ecc.). I monociti rappresentano dallo 0,5 al 3% della conta leucocitaria totale. Tuttavia in alcuni casi e specie diverse i monociti sono stati riscontrati al 10 o addirittura al 20%. La monocitosi di solito si riscontra in processi infettivi di tipo cronico o altri stimoli immunologici cronici. In questi casi la conta monocitaria diviene elevata e questo dato è importante in patologia clinica per giudicare la risposta alla terapia e determinare un giudizio prognostico. In casi di granulomatosi (a varia eziologia) la conta monocitica aumenta sensibilmente.


Granulociti
Tali cellule sono simili a quelle dei mammiferi, Frye riporta che  ci potrebbe essere un unico precursore primordiale all'origine dei vari granulociti eosinofili, neutrofili e basofili.

Neutrofili
Riconosciuti nei rettili per la prima volta più di 30 anni fa spesso sono stati contati, soprattutto in studi precedenti al 1973, assieme ai monociti e anche ai linfociti. Questo è comprensibile perché gli azzurrofili dei rettili hanno sia caratteristiche proprie del monocita che del neutrofilo dei mammiferi, infatti a differenza di quelli dei mammiferi i neutrofili dei rettili sono presenti in numero relativamente più scarso e tendono a essere messi in ombra dagli altri granulociti nella risposta ai microoorganismi patogeni.
Il neutrofilo dei rettili è caratterizzato da un nucleo non segmentato, composto di cromatina grossolanamente raggruppata. Questo nucleo assomiglia molto a quello che si trova nell' iposegmentazione anomala umana e canina di Pelger -Hüet. I bordi del nucleo potrebbero essere leggermente indentati ma non si osserva solitamente una vera segmentazione. Il citoplasma blu grigiastro nelle cellule reattive contiene piccoli e irregolari granuli azzurrofilici, in pratica agli usuali ingrandimenti la cellula appare praticamente senza granuli,tanto sono piccoli, ma si vedono un'area azzurrofila, inclusioni, sottili filamenti fibrillari, vacuoli chiari di tipo lipidico. Visibili, sempre in condizione di reattività,  inclusioni di batteri o altro materiale fagocitato che dà l'aspetto di neutrofilo tossico assai noto nei mammiferi. Anche in queste cellule sono spesso visibili pseudopodi, singoli o multipli. I neutrofili dei rettili  dimostrano positività per la perossidasi e la fosfatasi alcalina. Ai reagentii della Citocolor®, come il Neutrocolor® dimostrano la stessa colorabilità di quelli dei mammiferi.
Neutrofilia si ha in casi di necrosi cellulare e infezioni batteriche.
Nel rettile sano i neutrofili vanno dal 3 al 7% della conta leucocitaria differenziale, raramente superano il 10%.
Eosinofili
Per la loro somiglianza con gli eterofili spesso possono essere confusi con questi ultimi. Chelonia (le tartarughe) e Crocodylia hanno 2 tipi di granulociti acidofili: eosinofili ed eterofili. Gli eosinofili sono caratterizzati, come gli acidofili dei vertebrati superiori, da granuli rosso arancio, sferici e un nucleo eccentrico, blu pallido, semplice o lobato. La membrana cellulare, come  quella degli altri leucociti, nei rettili, possiede numerosi pseudopodi.
Se gli eosinofili si degranulano perdono la loro eosinofilia e la riacquistano dopo un certo tempo. I granulociti acidofili dei cheloni hanno granuli citoplasmatici sferici che  reagiscono sia alla perossidasi  neutra che alcalina (perossidasi di Grahm-Knoll) e che si colorano con Sudan nero (eosinofili). Le tartarughe possiedono però anche cellule acidofile  più numerose, perossidasi negative, che non si colorano con Sudan nero. Tali cellule contengono granuli citoplasmatici bastocellari che reagiscono negativamente con benzidina perossidasi. Le cellule sopra menzionate sono definite, per questa loro caratteristica, eterofili.
           
Eterofili
Ci sono differenze nell'attività degli eterofili e degli eosinofili, infatti, gli eosinofili aumentano sotto stimolazione antigenica, ad esempio, in  caso di gravi parassitosi  elmintiche o di altro genere,  diventando il tipo predominante. Gli eterofili intervengono invece in molte infezioni batteriche extracellulari aumentando in maniera relativa ed assoluta. I  granulociti eterofili hanno infatti attività fagocitiche e assumono la funzione e il ruolo che nei mammiferi hanno i neutrofili polimorfonucleati. Per cui  in caso di infezioni batteriche o necrosi, i granulociti che più aumentano in frequenza relativa sono gli eterofili, così come nei mammiferi aumenterebbero i neutrofili. L'eterofilo è insomma il caratteristico granulocita acidofilo che si trova in molti ascessi, primariamente quelli indotti da batteri extracellulari. Gli eterofili sono spesso contati erroneamente insieme ai meno comuni eosinofili. Gli eterofili in genere hanno granuli allungati, gli eosinofili rotondi. Alcuni autori definiscono i granuli degli eterofili "granuli eosinofilici spiculati". I granuli negli Squamata (sauri e serpenti) tendono a essere più piccoli, numerosi e allungati rispetto a quelli dei coccodrilli mentre nelle tartarughe, in particolare quelle d'acqua, si colorano in rosso marrone con Romanowsky e sono così numerosi da spostare il nucleo alla periferia della cellula .
Gli eterofili in molte specie di rettili sani sono di norma dal 30 al 45% della conta totale leucocitaria. Nelle infezioni batteriche si può arrivare al 65%. La conta totale leucocitaria può aumentare di cinque volte in una reazione leucemoide.

Basofili
In uno striscio di sangue sauriano colorato il granulocita più facile da identificare è il basofilo perchè presenta granuli intensamente basofili. I basofili sono piccoli ma numerosi. Si tratta di cellule fragili che possono rompersi nell'allestimento dello striscio. I granuli intracitoplasmatici di questo leucocita si colorano rosso porpora con colorazioni tipo Romanowsky e possiedono un nucleo centrale che si colora di scuro. In individui sani, non ibernanti, il loro numero è dal 10 al 25% della conta leucocitaria. I basofili diminuiscono nell' ibernazione e aumentano con l'attività.
20 micronsIl nucleo del basofilo contiene un denso nucleolo ovale che si apprezza meglio alla microscopia elettronica, infatti col microscopio ottico questi particolari possono essere nascosti dalla densa colorazione dei granuli.
         
Trombociti
Di solito sono meno del 40% anche se sono stati riportati valori da 25 a 350 su 100 leucociti. Il normale range nel sangue periferico va da 10500 a 19500 per mm cubo di sangue , la larghezza varia da 5 a 9 microns, la lunghezza da 8 a 18, a seconda della specie. Risultano più piccoli degli eritrociti.
 Per quanto riguarda la forma si tratta di cellule piccole, basofile, ellissoidali o fusate con un grosso nucleo centrale basofilo, la cui cromatina è più omogenea di quella di un eritrocita. Nei rettili il citoplasma della maggior parte dei trombociti varia dal  blu pallido al quasi privo di colore e si presenta agranulare.
   Queste cellule hanno la tendenza ad aderire le une alle altre e a formare aggregati negli strisci. All'esame con il microscopio elettronico possono essere visti pseudopodi che contengono materiale finemente granulare [22].
Occasionalmente nei rettili anemici si possono osservare trombociti binucleati, queste cellule, infatti, come gli eritrociti, sono capaci di divisioni amitotiche.
L'uso di colorazioni sopravitali come ad esempio il Nuovo Blu di Metilene aiuta a distinguere i trombociti, il cui nucleo è affine al colorante,  dagli eritrociti.
I trombociti nei rettili originano da cellule multinucleate di tipo megacariocitico presenti nel midollo osseo o in siti di eritropoiesi extramidollare. In queste cellule multinucleate è stata dimostrata, con colorazioni specifiche, la presenza di lisosomi. Queste cellule assomigliano molto ai megacariociti dei mammiferi. Sia i megacariociti che i trombociti maturi possono avere funzione di fagociti. Nei loro citoplasmi sono stati infatti ritrovati detriti cellulari ed eritrociti invecchiati.
Il trombocita è parte del sistema della coagulazione, serve da fagocita, possiede una pluripotenza funzionale che gli permette di trasformarsi in eritrocita. Come l'eritrocita dopo che è maturato può tornare indietro nel processo maturativo sdifferenziandosi e andare incontro a divisione mitotica o amitotica. In casi di grave anemia i trombociti possono essere reclutati per diventare eritrociti, ma questo può portare il loro numero a non essere più sufficiente e allora ci possono essere  emorragie spontanee per trombocitopenia. Studi in merito sono stati compiuti da Frye con vari rettili resi anemici e studiati per la morfologia cellulare e per la presenza di emoglobina, trovata anche nei pochi trombociti normali. In pochi giorni, eliminata la causa anemizzante, i due tipi cellulari tornavano a differenziarsi.
      
Rilievi anormali occasionalmente riscontrati

A volte osservando uno striscio di sangue di una tartaruga possiamo  rilevare cellule anomale, emoprotozoi intra e extraeritrocitari, corpi inclusi di tipo virale ad esempio per infezioni da herpesvirus, microfilarie, alcuni inclusi sono in realtà artefatti dovuti alla colorazione. I parassiti ematici possono essere o no  patologicamente significativi. La rilevanza o meno di questi parassiti deve essere giudicata sulla base dei segni clinici che quel particolare rettile manifesta. Spesso le filarie non sono patogene nei rettili.
Nelle forme malariche ci sono delle crisi periodiche come nei mammiferi. Alcuni parassiti che non si ritrovano nel sangue periferico al mattino possono trovarsi la sera, in concomitanza con il periodo di attività degli insetti vettori. Le cellule anormali che invece potremmo trovare,  generalmente derivano da neoplasie linforeticolari e mieloproliferative. Tuttavia poche cellule con divisioni mitotiche non sono indice di neoplasia e il caso va valutato globalmente (intero emogramma, esame fisico, ecc.). Eritrociti a forma di falcetto o lupus eritematoso- like sono state riscontrate.

Prelievo di midollo osseo

Indicazioni al prelievo e alla valutazione del midollo osseo includono l’anemia cronica o non rigenerativa, leucopenia persistente, trombocitopenia, le neoplasie del sistema ematopoietico. Si effettua previa disinfezione con betadine e perforazione della porzione anteriore del piastrone, lateralmente alla placca gulare. La zona perforata va poi richiusa con una piccola quantità di colla tessutale ed un ulteriore strato di epossidico bi-componente. Il vetrino va effettuato con delicatezza, utilizzando due copri oggetto.

Sierologia e biochimica clinicaL'analisi del siero è un importante ausilio diagnostico. Per il clinico è spesso necessario mettere in ordine di priorità i componenti di un profilo da realizzare, per l'inadeguato volume di sangue presentato al laboratorio.

Profilo minimo Elettroliti Test addizionali Test di solito poco usati
per valutare  le tartarughe
 Proteine totali  Na  Amilasi  ALT
Albumine  K  Acidi biliari  AP
 Globuline  Cl  Glucosio  Bilirubina
 AST    LDH  BUN
 CK      Creatinina
 Acido urico      
 Ca      
 P      


    I parametri di cui conosciamo il valore diagnostico in queste specie e che quindi possiamo utilizzare purtroppo non sono utili per l'identificazione precoce del danno renale e le tartarughe con insufficienza renale potrebbero presentare solamente una elevata quantità di fosforo o un rapporto Ca: P invertito.

Proteine totali  Generalmente da 30 a 80 g/l. L'ipoproteinemia è spesso associata con la malnutrizione. Altre cause includono malassorbimento, cattiva digestione (es. per parassitismo intestinale),  enteropatie proteino-disperdenti, gravi perdite di sangue e affezioni croniche epatiche o renali.
Elettroforesi delle proteine Richiede solamente una piccolissima quantità di plasma e fornisce dati diagnostici veramente utili. Attualmente informazioni specifiche sui rettili sono limitate. Estrapolazioni dai risultati ottenuti nei mammiferi e negli uccelli potrebbero avere valore dubbio ma una valutazione iniziale mostra che sono comparabili. Andrebbe sempre effettuatain caso di aumento delle proteine totali non correlabile a disidratazione ed in caso di iperglobulinemia. Gli anticorpi migrano prevalentemente a livello delle gamma globuline.

Albumine I livelli di siero albumine variano in maniera notevole con stato di salute, ambiente esterno, stato nutrizionale. Sono importanti nel mantenere il volume plasmatico. L' interpretazione dei valori del calcio deve essere fatta alla luce dei valori di Albumine (calcio corretto).
Ca corretto = (Ca-Albumina) + 3,5
L'uso del fattore di correzione 3,5 è stato contestato nei rettili, ma in mancanza  di studi chiarificatori viene attualmente utilizzato.  


Globuline Possono aumentare negli stati  infiammatori e portare ad un aumento delle proteine totali. Le frazioni ,  potrebbero aumentare nelle necrosi tissutali e diminuire nelle patologie epatiche, nella malnutrizione e nel malassorbimento. Le frazioni  , ,  aumentano in caso di malattie infettive.


AST  L'aspartato aminotransferasi (AST= GOT) è presente in tutti i tessuti corporei ma le concentrazioni maggiori si trovano nei muscoli e nel fegato. Valori elevati di AST suggeriscono un danno tissutale che coinvolge in special modo il fegato o i muscoli. In associazione con la CPK, per escludere il danno muscolare, l' AST è un test utile nelle tartarughe per valutare il danno epatocellulare. Alcune malattie generalizzate come le setticemie, ad esempio, possono elevare anch'esse la AST.

CK La creatinin kinasi è considerata come prevalentemente derivante dal muscolo scheletrico ed è utile considerata insieme a test non specifici per la funzione epatobiliare (AST)  per escludere un coesistente danno al muscolo scheletrico.

Acido urico E' il principale catabolita finale delle proteine, dell' azoto non proteico e delle purine nei rettili. E' sintetizzato dal fegato e escreto per secrezione dal tubulo renale. Il livello ematico perciò dipende largamente dal flusso urinario (e quindi non è un indicatore sensibile di disidratazione).
Ca  L' ipocalcemia si ha associata con squilibri di Ca, P, vitamina D. In femmine con attiva follicologenesi si potrebbe rilevare  ipercalcemia, ma i valori di calcio ritornano nella norma una volta che esse  hanno deposto le uova. Il rapporto Ca / P può essere invertito in corso di malattia renale

P  L' iperfosfatemia si può avere per eccessiva quantità  di fosforo nella dieta, ipervitaminosi D e patologie renali. Il fosforo può essere l'unico parametro aumentato nella insufficienza renale.
Ipofosfatemia si può riscontrare in caso di anoressia, inanizione o altri squilibri di natura nutrizionale. Un rapporto Ca - P minore di 1:1 è indicatore di un problema renale.

Elettroliti

Na   La quantità di sodio in un rettile sano è variabile con la specie e va da 120 a 170 mg/ l .
Ipernatriemia sarà presente in caso di disidratazione (inadeguata assunzione o eccessiva perdita).
Iponatriemia sarà riscontrabile in corso di perdite gastro enteriche (diarrea).

K     Varia generalmente da 1,5-2 a 7 mmol/l. L' ipokaliemia nei rettili si riscontra per inadeguato apporto o eccessiva perdita di questo ione (diarrea). Nei mammiferi si trova iperkaliemia per eccessiva assunzione di potassio, diminuita secrezione o spostamento dal comparto dei fluidi intracellulari a quelli extracellulari (es. grave acidosi).

Cl     Lo ione cloruro varia in un range di 85- 120 mmol/l.
L'ipercloremia si associa a disidratazione e anche ad insufficienza renale.

Test aggiuntivi

Amilasi  Viene prodotta in altre sedi oltre che nel pancreas, ma potrbbe essere utile nella diagnosi di pancreatiti. Non ho dati di riferimento sulle tartarughe.

Acidi biliari Sono stati poco studiati e sono attualmente indicatori di scarso valore diagnostico ma nuove ricerche potrebbero dimostrare la loro utilità.
LDH  L'enzima lattato  deidrogenasi ha un'ampia distribuzione nei tessuti e un suo aumento sierico suggerisce danno tissutale. In alcune specie un aumento oltre 600-1000 Ui/l è considerato significativo, ma, in generale, è un indicatore di scarsa importanza. Un suo aumento assieme a AST, con  CK  nella norma è indice di danno epatico.

Parametri comunemente poco utilizzati
ALT  L'aumento dell' alanina aminotransferasi (ALT=GPT) non è specifica e non è un indicatore affidabile di danno epatico o muscolare. ALT non è di solito parte della biochimica di routine nelle tartarughe. Solitamente < 20 UI/L.

AP    La fosfatasi alcalina è ampiamente distribuita nei tessuti e l'interpretazione di un suo aumento a livello sierico è difficile, a causa delle differenze di età, specie e a causa di una mancanza di informazioni. Valori medi di riferimento 50-120 Ui/l
        
Bilirubina totale Val. rif. 0.2-1.0 mg/dl Può non essere rilevata o essere a concentrazioni molto basse, perciò è un parametro di scarso valore nei rettili. La biliverdina è il pigmento biliare delle tartarughe. Una elevata presenza di biliverdina nel sangue indica grave danno epatico.
    
BUN  Dato che i rettili sono primariamente uricotelici, l'azoto ureico ematico è basso. E' escreto per filtrazione glomerulare. Nei rettili, generalmente, è considerato un indicatore di scarso valore  per le affezioni urinarie. Un aumento può aversi in gravi patologie renali, nell’azotemia prerenale, in diete ad alto contenuto di urea.

Profili biochimici

Mini profilo: Ca, P, acido urico o BUN, AST, PT, Albumina* e globuline*.
Profilo esteso: CA, P, Acido urico, BUN, AST, ALT, GGT, Acidi biliari, Colesterolo, Trigliceridi, CPK, LDH, glucosio, PT, Albumina*, Globuline*, Na, Cl, K.

*con elettroforesi meglio

    Un esame emocromo citometrico di un rettile dovrebbe costare di più perché ben eseguito dovrebbe comprendere sempre esmae dello striscio e possibilmente anche le conte totali dei rossi e dei bianchi al microscopio, questo richiede, se si effettuano le conte complete circa 45 minuti di lavoro. Per un emocromo più  5 parametri del biochimico e elettroforesi è ragionevole spendere 40-50  euro, per emocromo più 12 parametri ed elettroforesi almeno 55-65 euro.

Interpretazione del profilo emato-biochimico nelle tartarughe

    Le valutazioni ematologiche e emato- chimiche sono frequentemente utilizzate per verificare le condizioni di salute nei rettili. Tuttavia, come abbiamo spiegato, moltissimi fattori influenzano i valori che possiamo rilevare. Uno di questi è la temperatura dell'animale al momento del prelievo, e forse anche altri parametri fisiologici, come l' aumento del respiro e del battito cardiaco, per la  paura.
    Purtroppo, i valori di riferimento normali pubblicati sono scarsi e, spesso, carenti di informazioni sulle variabili ambientali e fisiologiche proprie dell'animale al momento del prelievo, manca inoltre una dettagliata spiegazione delle modalità dello stesso, come pure la dascrizione  dell'utilizzo e della conservazione del campione. Per queste ragioni, cioè per una generale carenza di studi sperimentali riguardanti l'ematologia e la biochimica nonchè di valori di riferimento attendibili, l'interpretazione degli esami può essere problematica.
    In molti casi la scarsa quantità di sangue prelevato  impone al clinico una scelta ben precisa su quali parametri sia più utile testare. In generale nei sauri le informazioni che valutano fegato, rene, glucosio, proteine, calcio, fosforo e l' emogramma sono le più importanti.

    Le anemie si classificano in emorragiche, emolitiche o da depressione midollare. La risposta rigenerativa include policromasia da moderata a marcata, anisocitosi, poichilocitosi, presenza di eritrociti immaturi e basofilia con punteggiature. Risposte marcatamente rigenerative denotano la presenza di eritrociti binucleati, forma anomala del nucleo e attività mitotica.
Le anemie emolitiche e post emorragiche di solito dimostrano un risposta rigenerativa che dipende dalla durata dell'anemia. Le anemie da perdita ematica sono spesso causate da traumi, lesioni ulcerate, parassiti ematofagi. L'anemia emolitica è frequentemente associata con tossiemia, setticemia, parassitemia. L'anemia da depressione midollare risulta da infiammazioni croniche, malattie epatiche o renali, intossicazioni e mostra poca o nulla risposta rigenerativa.
    Eritrociti ipocromatici sono associati a carenza di ferro nella dieta o infiammazione cronica.
Un PCV >50%  nelle tartarughe marine, del 40% nelle terrestri e del 30% nelle acquatiche di solito è indice di disidratazione; comunque è anche possibile la policitemia vera.
Per quanto riguarda l’utilizzo dei parametri biochimici ricordiamo che l'acido urico è spesso utilizzato per investigare sulla presenza di patologia renale. Tuttavia non è né un parametro sensibile né specifico di malattia renale nei rettili. I normali valori plasmatici di acido urico sono inferiori a 10 mg/ dl . L' iperuricemia può essere  causata da gotta, recente ingestione di una dieta molto ricca di proteine o grave malattia renale (con perdita di funzionalità renale superiore al 75%).

    I normali valori dell' azoto ureico sono tipicamente minori di 90 mg/dl, ma alcune tartarughe marine possono avere valori  più alti, in tartarughe terrestri fortemente disidratate al risveglio dal letargo valori superiori o vicini a 200 mg/dl depongono per una prognosi infausta.

    Siccome pochi studi sono stati fatti per valutare le malattie epatiche dei rettili, gli stessi enzimi plasmatici e test biochimici utilizzati nei mammiferi, sono loro applicati. L'AST ha una elevata attività nel fegato, pur non essendo specifica per le malattie epatiche, un aumento dell'attività al di sopra di 250 UI/L può essere associato con malattia epatocellulare e muscolare ma anche con malattie generali come setticemia e tossiemia. Una attività della AST sopra 275 UI/L si ha con traumi, infezioni sistemiche, iniezioni intramuscolari e esercizio (ad esempio durante la manipolazione dell'animale). Aumenti nell'attività della lattato deidrogenasi sopra 1000 UI/L si ha con emolisi, insulti al fegato, ai muscoli scheletrici o al muscolo cardiaco.
Per la scarsità di studi specifici non sappiamo molto sulla ALP  in queste specie, comunque un aumento dell'attività (valore normale inferiore a 100U/l ) potrebbe riflettere attività osteoblastica e non malattia epatica.
    Aumenti della biliverdinemia potrebbero indicare malattia epatica ma molti laboratori non testano per la biliverdina. Un plasma verdastro suggerisce iperbiliverdinemia e grave malattia epatica. Il valore delle PT(metodo del biureto) va di solito da 3 a 7 g/dl. Femmine sane presentano iperproteinemia (soprattutto iperglobulinemia) durante la follicologenesi attiva e la concentrazione delle proteine ritorna nella norma dopo l'ovulazione.
    Aumenti patologici delle proteine si hanno nella disidratazione e l’iperglobulinemia è associata a infiammazione cronica.
    La concentrazione normale di glucosio va dai 60 ai100 mg/dl, ma è soggetta a marcati cambiamenti fisiologici. In generale l'ipoglicemia si associa con inedia, malnutrizione, gravi malattie epatiche e, più comunemente setticemia. L'iperglicemia  solitamente si riscontra in seguito a un eccesso di somministrazione di glicocorticoidi o, di origine iatrogena, per eccessiva somministrazione di glucosio.
    
    La concentrazione normale di calcio nella maggioranza dei rettili va da 8 a 11 mg/dl. L'ipercalcemia (aumento da due a quattro volte il valore normale) di solito si riscontra nelle femmine in follicologenesi attiva, la concentrazione in esse torna normale dopo la deposizione delle uova. Ipocalcemia si riscontra in stati di alcalosi, ipoalbuminemia, eccesso di fosforo alimentare, iperparatiroidismo secondario nutrizionale, mancanza di adeguata esposizione alla luce ultravioletta B. Concentrazioni plasmatiche di Ca maggiori di 20 mg/dl possono capitare con una somministrazione eccessiva con la dieta o con  somministrazione parenterale di calcio e vitamina D3.
    
    La maggioranza delle tartarughe ha valori di fosforo da 1 a 5 mg/dl. Ipofosfatemia si può riscontrare nell' inedia  e nella mancanza di fosforo nella dieta. Iperfosfatemia negli eccessi dietetici di fosforo, ipervitaminosi D3 e malattie renali.

Valori normali di riferimento

 Riporto i valori di riferimento normali di Testudo hermanni e un esempio di tracciato elettroforetico nella norma delle proteine plasmatiche della stessa specie.
    
Valori ematologici normali di Testudo hermanni
PCV 25-35 %
RBC 0.36-0.80 x 106/l
HCT  19-45%
Hb      11.3 + 3.3
WBC   2.0-6.0 x 103//l
                      
Linfociti  20-60%
Eterofili   10-20%
Eosinofili 0,2 –1 ? %
Basofili   0.1-10 %
Monociti 0-3 %

Valori ematochimici normali di Testudo hermanni
Glucosio 35-100 mg/dl
BUN       30-80 mg/dl
Acido urico 2-5 ? mg/dl
Na        130-160 meq/l
K         3.2-7.8  meq/l
Cl        85-108 meq/l
P         2.1-5.9 mg/dl
Ca       7.7-14.0 mg/dl         
AST    42-150 Ui/l    
AP      50-120 g/dl
PT      2.9-6.8   g/dl
Albumine 0.8-2,3  g/dl
Globuline 1-4.8 g/dl

LDH   135-700 Ui/l
CK     1400-1700 Ui/l
Colesterolo 60-150 mg/dl
Bilirubina tot.   0.2-1 mg/dl

Questi dati sono quelli a cui, per esperienza, faccio riferimento nelle pratica. Non devono essere considerati, per l’esiguo numero e la eterogeneità dei campioni, un punto di arrivo, un riferimento certo. Se i valori si discostano molto, tuttavia, preoccupato, cerco di indagare ulteriormente. Man mano che si effettuano sempre nuovi esami i dubbi si chiariscono, sarebbe utile uno studio sistematico italiano che indaghi i valori di riferimento su questa specie cosi comune nella pratica ambulatoriale in Italia.

Tracciato :

Albumine 41%
Globuline 30%
Alfa 1 6,5%
Alfa 2 23,5 %
Beta 19,8%
Gamma 9.2 %

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