Tartarughe marine in Egitto

 

 

Viaggio alla ricerca e scoperta della situazione delle tartarughe marine in Egitto.

Base d’appoggio, la baia del complesso turistico del Floriana Resort a Marsa Alam, dove ci siamo avvalsi della collaborazione del biologo Francesco Pensa, responsabile in loco del progetto STE (Scuba Tourism for the Environment) che monitorizza lo stato della barriera corallina con tutti i suoi abitanti e quindi anche le tartarughe marine.

Il progetto STE è il più grande monitoraggio della barriera corallina del Mar Rosso,  che si avvale della collaborazione dei cittadini volontari a cui piace immergersi e fare snorkeling, nella salvaguardia del mare che tanto amano. Questi compilano schede con domande sugli avvistamenti in barriera corallina, tanto che nel 2011 ne sono state raccolte 5.154, che sommate a quelle dei 4 anni precedenti, portano il totale ad oltre 23.000. Oltre ai siti più conosciuti del Mar Rosso, sono stati raccolti dati anche da mete meno turistiche come Berenice, nell’Egitto meridionale, il Sudan, fino Yanbù Al-Bahr e Rabigh sulla costa araba.  Questo il sito di riferimento:  www.steproject.org

Il nostro riferimento era anche il progetto HEPCA (Red Sea Turtle Conservation and Research Project).

Il progetto HEPCA monitorizza la parte sud del Mar Rosso in diverse lagune o baie della costa, dove le tartarughe sono prevalentemente stanziali perché trovano acque basse con fondali ricchi di alghe, principale alimento delle nostre amiche.

Il Red Sea Turtle Project è stato creato per capire il comportamento delle tartarughe marine nei principali fondali di alimentazione nel sud del Mar Rosso egiziano. Un team di ricerca conduce inchieste mensili nel settore da Marsa Abu Dabbab a Wadi Lahmi e raccoglie dati sulla quantità e la distribuzione delle tartarughe marine, con una particolare attenzione alle Chelonia mydas  in via di estinzione. Vengono raccolti anche i dati sulla struttura della popolazione, comportamenti e movimenti.

In Egitto sono presenti 5 delle 7 specie esistenti al mondo:

- Chelonia mydas

- Eretmochelys imbricata

- Dermochelys coriacea

- Caretta caretta

- Lepidochelys olivacea

Le tartarughe marine sono rettili con un lungo periodo di vita caratterizzati da una crescita lenta, tarda maturità sessuale e elevati tassi di mortalità durante i loro primi stadi di sviluppo (uova, larve, giovani). Per questo motivo, sono considerati estremamente vulnerabili a qualsiasi tipo di sfruttamento eccessivo e il recupero della popolazione può richiedere decenni. Tutte le cinque specie sono inserite nella Lista Rossa IUCN sia come in pericolo di estinzione (Dermochelys coriacea), in via di estinzione (Caretta caretta e Chelonia mydas) o vulnerabili (Lepidochelys olivacea). Inoltre, sono tutte inserite nell'appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), il che significa che il commercio di tartarughe marine e di prodotti derivati è vietato nei paesi firmatari. Le Chelonia mydas sono ampiamente distribuiti nelle acque tropicali e subtropicali, nei pressi della costa continentale e/o intorno alle isole. Esse sono note per alimentarsi su praterie di fanerogame poco profonde e di impegnarsi su lunghe migrazioni dalle colonie alle aree di alimentazione. Di solito queste migrazioni sono effettuate lungo la costa, anche se ci sono alcune eccezioni (ad esempio la popolazione a Ascension Island). Le Chelonia mydas sono note per nidificare nel Mar Rosso. Indagini sulle nidificazioni sono state condotte in Arabia Saudita (1986-1987 e dal 1989 al 1997), nello Yemen 20 anni fa e più recentemente con uno studio dell'UNEP, in Egitto 25 anni fa e recentemente 2001-2009 su base annuale, e brevemente in Somalia. Mentre le principali aree di nidificazione di questa specie sono già state individuate, informazioni sulle zone di alimentazione sono sostanzialmente carenti. Le tartarughe marine hanno una distribuzione circumglobale, tropicale e in misura minore sub-tropicale, nelle acque dell'Atlantico centrale e Indo-Pacifico. Le tartarughe marine sono note  vivere in acque limpide e si nutrono di invertebrati tra cui numerosi coralli e spugne. Nella regione del Mar Rosso, i dati su questa specie sono disponibili dal Sudan, Yemen, Egitto e Arabia Saudita. Siti di nidificazione sono già stati individuati; punti di foraggiamento si trovano solitamente su barriere coralline. Rapporti sulle tartarughe Caretta caretta provengono principalmente dallo Yemen. Lepidochelys olivacea e Dermochelys coriacea sono viste solo sporadicamente  nella regione del Mar Rosso, in genere per l'alimentazione. Nessuna attività di nidificazione per queste due specie è stata osservata. Le tartarughe marine hanno un ruolo essenziale nel mantenere il Mar Rosso sano e pieno di vita. Le Chelonia mydas, note  anche come "mucche di mare", mantengono le praterie di fanerogame sane, che ospitano esemplari in fase riproduttiva, i loro giovani e un gran numero di altri invertebrati come molluschi e crostacei che sono alla base della catena alimentare. Le tartarughe marine si nutrono di coralli e spugne e quindi mantengono l'equilibrio tra queste due popolazioni. Questo equilibrio ha dimostrato di essere fondamentale per una barriera corallina sana. Sia Dermochelys coriacea che Lepidochelys olivacea si alimentano di meduse, pesci di piccola dimensione e di altri animali che vivono nella colonna d'acqua. Queste due specie di tartarughe riducono la pressione su molte altre specie ittiche che vivono nel Mar Rosso.

Importanza di questo progetto:

La conservazione delle tartarughe marine non è utile solo per le tartarughe, ma riguarda anche gli habitat che usano e che anche noi godiamo, come le barriere coralline. Una sana popolazione di tartarughe marine dipende da noi e come utilizziamo le risorse che condividiamo con questi animali. Nel Mar Rosso, le principali minacce per le tartarughe marine vengono dall’irresponsabile sviluppo costiero che distrugge le spiagge di nidificazione e le zone di alimentazione, come le praterie marine e le barriere coralline; l’illuminazione artificiale sulle principali spiagge di nidificazione che disorienta sia la nidificazione delle tartarughe che i neonati; l’immondizia e borse di plastica che possono essere ingerite per errore dalle tartarughe e provocare una morte lenta e dolorosa, l'inquinamento nell'acqua che è spesso associato a malattie come il tumore fibropapilloma; gli ancoraggi irresponsabili che distruggono sia le praterie marine che le barriere coralline; le barche ad alta velocità e moto d'acqua che possono seriamente ferire le tartarughe marine e causare la morte; la pesca accidentale in particolare pescherecci industriali. Mentre le informazioni generali sulle potenziali minacce sono disponibili, le fonti dettagliate di mortalità e dati quantitativi sono sostanzialmente carenti.

Tutte le nostre escursioni sono state effettuate senza l’ausilio delle bombole, quindi in “snorkeling”.

Abbiamo effettuato 18 avvistamenti ma sono stati tutti di Chelonia mydas (tartaruga verde).

Le tre baie visitate:

- Marsa Abu Dabbab

- Floriana Lagoon

- Marsa El Loli

Marsa Abu Dabbab

Floriana Lagoon

La prima, con un bellissimo reef che inizia praticamente da due metri dalla spiaggia, dal lato sinistro, meta continua dei turisti di tutti i villaggi-vacanza di Marsa Alam, ma con una decina di tartarughe di grandi dimensioni e molto tranquille, che si fanno avvicinare tantissimo, specialmente mentre mangiano le alghe nella parte del fondale basso. Qui, purtroppo, nonostante le guide dicano sempre di non toccarle, sono “vittime” di tanti incoscienti e maleducati. Gli esemplari stanziali, come detto, sono di grandi dimensioni, tranne uno di nome Hope che misura circa 30-40cm.

In questa baia, abbiamo avvistato 4 esemplari e li abbiamo riconosciuti dalle foto del progetto HEPCA nei nomi di Ahmed, Amina, Kiki e Hope, grazie alle scaglie delle teste, in quanto ogni esemplare ha la composizione delle scaglie, diverse dagli altri esemplari.

Ahmed

Amina

Kiki

Hope

A Marsa El Loli, dove c’è la più bella spiaggia della zona,  abbiamo fatto una breve immersione ma senza avvistamenti, in quanto qui predomina il reef e le tartarughe sono più difficili da avvistare se non con buona dose di fortuna. 

La maggior parte delle escursioni sono state effettuate nella laguna del Floriana dove stanziano abitualmente una decina di esemplari di medie dimensioni di Chelonia mydas ed una Eretmochelys imbricata. Su 6 escursioni abbiamo avvistato 14 esemplari (di cui ben 6 nell’ultima escursione), solitamente intenti a mangiare alghe sul fondale sabbioso. Siccome in questa bella baia ci sono due strutture turistiche, di cui una molto grande (Floriana Lagoon) che porta in acqua giornalmente diverse centinaia di turisti dediti allo snorkeling,  gli avvistamenti più frequenti erano negli orari più tranquilli del primo mattino, primo pomeriggio e tardo pomeriggio.  Nel progetto HEPCA la baia del Floriana Lagoon non ha classificazioni di esemplari di tartarughe,  quindi abbiamo dato lo spunto al nostro amico biologo Francesco Pensa, di iniziare una classificazione degli esemplari stanziali,  di cui almeno 4 sono già stati riconosciuti dai caratteri delle scaglie delle teste e dei disegni dei carapaci.  L’idea è quella di sfruttare le tante foto che i turisti fanno agli esemplari stanziali,  ovviamente considerando solo le foto di buona qualità,  ma anche stimolandoli a scattare foto per la classificazione.

Ovviamente nelle tante escursioni abbiamo goduto della vista dei tantissimi pesci e coralli dai mille colori,  ma devo dire che purtroppo in acqua troppo spesso si trovavano sacchetti di plastica galleggianti, uno dei più grossi pericoli per le tartarughe marine che li scambiano per delle meduse, ottimo cibo per loro.  Una sera, prima del tramonto, dopo quasi una mezzora che seguivo, fotografando e filmando una bella tartaruga, mantenendomi rigorosamente a distanza e cercando di non disturbarla troppo,  sono stato costretto a spaventarla, proprio nel momento in cui lei stava addentando un pezzo di plastica azzurra che galleggiava in superficie; ovviamente ho perso la sua gradevole compagnia ma gli ho evitato una brutta “indigestione”. Scena molto toccante è stata nell’ultima immersione, quando stavo seguendo una tartaruga sub-adulta che nuotava elegantemente a mezz’acqua,  lei ha avvistato un’altra tartaruga intenta a mangiare alghe,  e si è diretta dolcemente verso il fondale ;  una volta trovatosi una di fronte all’altra, si sono toccate il muso, allungando i colli, come in una sorta di riconoscimento e di saluto, per poi tornare ognuna per le proprie strade.

Il progetto HEPCA  sta cercando di istruire le popolazioni locali a non pescare e quindi a non mangiare più le tartarughe, spiegando loro che sono molto più importanti da vive, specialmente qui che il mare è molto generoso coi pescatori che sono comunque regolamentati e possono pescare solo con le lenze, quindi niente reti. Alcuni locali mi dicevano che attualmente qualcuno le pesca non per mangiarle ma per sfruttarle come oggetti da circo con i turisti; per fortuna non ho assistito ad uno di questi tristi spettacoli.

Ottobre 2012

Agostino Montalti

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