Progetto TCI Angonoka 2014

Resoconto missione

  

Il 16 agosto arriva una mail da Ampijoroa, nata la prima Astrochelys yniphora !

 

 

Che bello,  penso subito che quest’anno sarà un anno con tante nascite e soddisfazioni …… ma attendiamo gli sviluppi.

Poco tempo dopo arriva un’altra mail,   c’è un problema,    l’efficientissimo(fin’ora)  sistema di allarme da noi installato, ha un problema, non riescono ad inserirlo, scatta subito in allarme e quindi non è utilizzabile.  Il sistema attuale è formato da 4 settori che si sono sommati negli anni,  in quanto le zone da proteggere sono aumentate un po’ alla volta.  Le comunicazioni per fortuna sono più veloci del solito,   sempre via mail in quanto nel centro di riproduzione di Ampijoroa (che si trova al’interno della foresta di Ankarafantsika, Madagascar) non arriva il telefono,  ma è presto spiegato il motivo,   sono riusciti a installare un ruter Wi-Fi su una grande pianta,

dove da lì si riesce a ricevere un debole segnale di un trasmettitore che è stato installato per servire un villaggio a 5-6 Km di distanza.  Dopo 2 giorni di tentativi, riesco, dall’Italia a far isolare il settore in avaria e far partire gli altri tre, almeno provvisoriamente;   per fortuna quello difettato è l’ultimo installato che protegge la zona di quarantena e quindi meno importante degli altri 3 che proteggono una unica grande recinzione.

Siccome in settembre era prevista la nostra visita,  la riparazione è di conseguenza programmata a fine settembre.

In Italia prepariamo una scheda elettronica di ricambio,  in caso sia la scheda difettosa,  anche se pensiamo che le probabilità maggiori siano dovute a dei cavi elettrici sotterrati.

Qualche giorno dopo la nostra grande mostra (TARTARUGHE BEACH),  siamo nuovamente in partenza per il Madagascar ed una volta arrivati, con calma prepariamo i materiali necessari per la riparazione.

Il 29 settembre si parte per la foresta,  portandosi dietro anche un grosso rotolo di buon cavo elettrico.   Le prime prove rilevano subito il mal funzionamento di due cavi che servono per i proiettori a Led e per il contatto di protezione della porta della quarantena;  non sappiamo se sia dovuto a dei topi o con molta probabilità alla scarsa qualità dei cavi di produzione cinese………  Sta di fatto che una volta sostituiti i cavi

sembra che funzioni,  l’allarme si inserisce regolarmente,   ma alle prove dei test qualcosa non funziona,   la scheda elettronica della quarantena non rileva le vibrazioni della rete,   cioè quello per cui è nata.  E’ stata l’ultima scheda inserita,  quindi la più nuova,   ma poco conta,   la sostituisco con una nuova di riserva e finalmente tutto funziona regolarmente.

Ormai si è fatto sera,  manca poco al calare del sole e ci rilassiamo un poco;   inizio a chiedere se l’incubatrice funziona regolarmente e il responsabile Ernest mi dice che dopo la nascita del 16 agosto,  non ne sono avvenute altre,  cosa che mi fa subito preoccupare e cerco di chiedere particolari sul funzionamento,  solo allora mi espone i suoi dubbi,   mi dice che la notte c’è troppa umidità all’interno dell’incubatrice !   Mi allarmo subito,  il fatto è molto grave e serio. Purtroppo mi dice che è così da diversi mesi………. Cavolo, queste cose non devono succedere,    se c’è un problema devono avvisare subito,    spesso una soluzione temporanea si trova,   così si evita il peggio,   ma se non si interviene si rischia di compromettere tutto il lavoro di un anno.   Purtroppo il nuovo sistema di deumidificazione che sembrava efficientissimo,   non funzionava più,  si è rotto un componente elettronico, anche se nuovissimo,  si chiama cella di Peltier,   serve per raffreddare un’aletta di alluminio che col passaggio di aria forzata produce gocce di acqua,   queste gocce vengono poi convogliate all’esterno e di fatto riduce l’umidità togliendo acqua all’interno dell’incubatrice;   un sistema semplice, a basso consumo ed efficace,  ma non doveva rompersi……. Purtroppo!

Il giorno dopo ritorno in città,   e con l’aiuto dell’amico Maurizio Bellavista,  pensiamo ad una soluzione provvisoria,   una piccola ventola che forzi aria dall’esterno,  così riduce la percentuale di umidità velocemente.   Qua il pezzo di ricambio è impossibile da recuperare e se me lo devo far arrivare dall’Italia passa probabilmente più di un mese,    troppo se voglio sperare di salvare qualche uovo.

Purtroppo sono poco ottimista,   credo che la lunga permanenza di livelli molto alti di umidità all’interno dell’incubatrice abbia compromesso tutte le uova.

Nel frattempo ho acquistato anche un ventilatore da posizionare vicino il compressore del refrigeratore,  in quanto si riscalda troppo e tende di conseguenza a raffreddare poco.

In attesa del successivo appuntamento per il secondo viaggio in foresta,   porto avanti un altro piccolo progetto che vorrei fare;   ripulire le spiagge della città,   sono veramente uno schifo,  piene soprattutto di plastica.  La plastica,  per prima cosa uccide le tartarughe marine e siccome non si distrugge mai, si polverizza, viene mangiata dai piccoli pesci che a sua volta vengono mangiati dai pesci più grossi,  e all’apice della catena alimentare ci siamo noi umani che ce la mangiamo, con la conseguenza di tanti tumori.

L’idea mi è venuta in quanto nella spiaggia che frequento conosco quasi tutti i bambini del piccolo villaggio di pescatori e vorrei insegnargli a rispettare l’ambiente,  cosa sicuramente quasi impossibile in Madagascar,  ma mi piacciono le sfide impossibili e credo che solo partendo dai bambini si può ottenere qualcosa,   i grandi sono irrimediabili,  gettano tutto, dappertutto.  Acquisto quindi 40 T-Shirt di color arancio,  dove gli faccio stampare la scritta: “association Mahajanga ville propre” (associazione Mahajanga città pulita)  e do appuntamento a tutti i bimbi la domenica 5 ottobre,  ovviamente con il permesso di alcuni genitori.  Distribuisco le 40 T-Shirt; impresa mega titanica,  tutti le vogliono,  grandi e piccolissimi,  ma le taglie acquistate sono per bimbi di 9-12 anni.

Avevo acquistato anche dei grossi sacchi per la raccolta dell’immondizia e partiamo,    di immondizia ce n’è una quantità esagerata e a fine mattinata,  quando vedo i bambini che iniziano a dare segni di cedimento, dovuto al caldo che sta aumentando,   ci fermiamo,  abbiamo raccolto una trentina di grossi sacchi, pieni soprattutto di plastica,   il tutto portato nel contenitore dell’immondizia poco fuori al villaggio.

E’ bello vedere i volti degli adulti increduli su quanto facciamo,  alcuni però si complimentano con noi e soprattutto i pochi bianchi residenti, se pur stupiti ci ringraziano.  A fine lavoro, metto tutti i bimbi in fila e gli distribuisco caramelle varie, gomme da masticare, biscotti e ciupa-ciupa.  Ovviamente è il momento che preferiscono !

Nel frattempo riesco a farmi ricevere dal nuovo sindaco della città,  che sembra compiaciuto dell’idea,  ora vedremo però che ci darà una mano,   gli ho chiesto che renda obbligatorio l’installazione di un po’ di bidoni per l’immondizia, inesistenti qui sulle varie spiagge,  altrimenti quando me ne andrò, il mio lavoro non sarà servito a nulla,  sarebbe una “meteora” e tornerebbe tutto come prima in pochi giorni.

Attendo quindi che vengano a riprendermi in città per fare le nuove modifiche all’incubatrice.

Seconda puntata in foresta,  il 9 ottobre e subito all’arrivo almeno una buona notizia,  vediamo due uova bucate,  stanno per nascere due baby,  di cui una ancora con il sacco vitellino .

Inizio subito a fare le modifiche,  è primo pomeriggio e dentro la stanza dell’incubatrice c’è un caldo infernale,  quasi 38°C, ma soprattutto senza un filo di aria, il che da una sensazione di gran caldo.   Prima cosa installo la ventola per far circolare più aria sul compressore e il radiatore del sistema di refrigerazione che si scalda veramente troppo e nel fermare il tutto,

mi accorgo che il sistema di raffreddamento ha superato la soglia di temperatura massima per cui lo scambiatore è in tilt e non produce freddo.  Una volta installata la ventola provvedo a raffreddare il compressore con acqua fresca (per modo di dire,  qua c’è solo caldo), con l’aiuto di una spugna  e quando sento la temperatura del compressore diminuita,   almeno ora ci si tiene le mani sopra,   accendo il programmatore e il sistema di raffreddamento inizia a funzionare regolarmente;  ora con la ventola non dovremmo più arrivare al punto di stallo del compressore.

Poi installo una ventolina a 12Volts (l’ho cercata a 220Volts in città ma non l’ho trovata) con il suo alimentatore,  che viene attivata quando sale l’umidità.

Immettendo piccole quantità di aria,   oltre ad abbassare l’umidità,  crea ricambio di aria che fa solo bene alle uova.

Ora attendiamo che la temperatura e l’umidità vadano a regime e testiamo bene tutto il sistema. Tutto funziona benissimo,   ci rimane di verificare il funzionamento nelle varie ore della giornata. 

Anche la mattina successiva verifichiamo che  i dati impostati sono regolati benissimo,  quindi ora funziona tutto bene.    Rimane solo la speranza che non siano troppe le uova compromesse,  ma questo lo sapremo più avanti.   Mi resta un po’ di tempo prima della partenza per il rientro in città e faccio un po’ di foto molto interessanti,  fra cui riprendo l’accoppiamento di due adulti di Astrochelys yniphora,

un carapace vuoto

e anche alcuni baby di Eritmochelys madagascariensis di circa 2 anni di età.

Un amico mi chiama e mi spiega che in città c’è un francese che sta costruendo un parco con tanti animali,   in effetti era da tempo che sentivo parlare di questa cosa,  ma ora è lui che chiede collaborazione per le tartarughe e quindi prendiamo appuntamento per una prima visita. Le tartarughe non sono tante,  soprattutto Astrochelys radiata

adulte e tre baby, tutte bellissime,  ed una bella femmina di Astrochelys yniphora 

di 35 anni, rimasta sempre sola,  oltre ad alcune Pyxis aracnoides

e P. planicauda.

 

La cosa che mi piace è che il parco è costruito a scopo didattico e di conservazione,  in futuro quando sarà pronto, tutte le scolaresche potranno visitarlo gratuitamente,   quindi ho garantito il mio aiuto a migliorare la sezione delle tartarughe.   Ho già dei conoscenti che detengono alcune Astrochelys yniphora che mi hanno autorizzato a fare un tentativo di accoppiamento.  L’unico dubbio che ho è dovuto al fatto che le 3 A. yniphora detenute in una abitazione privata, sono due femmine ed un maschio

e da quando è morto il secondo maschio, così mi dicono i proprietari, finiti i combattimenti per stabilire la gerarchia, il maschio superstite è molto meno attivo (ovviamente questo è risaputo ed è solo una conferma).  Nella stessa abitazione dove sono detenute le 3 Angonoka,  ci sono anche 5 bellissime A. radiata adulte

ed ho fatto un controllo a due nidi di uova deposte da due femmine di A. radiata,  ma purtroppo in uno non c’era nulla e nell’altro ce n’erano 4 fradice ed una non fertile. La seconda deposizione era troppo vicino ad una piccola pianta che il guardiano annaffia regolarmente e quindi il terreno sabbioso era troppo umido, causando la morte delle uova.

Nel frattempo domenica 12 effettuiamo la seconda giornata della raccolta della plastica,  con oltre trentacinque sacchi raccolti.   Lunedì devo mettermi in contatto con il vicesindaco e vedremo che intenzione hanno,    io nel frattempo cerco di fare un preventivo per installare un grande cartellone da posizionare in entrata del villaggio,  che scoraggi a gettare l’immondizia in spiaggia e a mare.

Siamo ad inizio novembre e arriva la notizia che le piccole nate in incubatrice sono 10,

almeno non è così male come temevo e poi rimangono ancora altre 12 uova in incubatrice ;   inizialmente ne sono state inserite una trentina,  ma alcune si sono rilevate non fertili e sono state tolte.

Le domeniche di raccolta sono diventate 5 e la media dei grandi sacchi di plastica raccolta varia da 30 a 37,   non male;   purtroppo però il comune non ha ancora fatto nulla, se non di passare al sabato a svuotare il grande contenitore dell’immondizia fuori villaggio.  A breve mi rimetterò in contatto coi responsabili in quanto sto cercando di fare una riunione con tutti i pescatori e con chi lavora in spiaggia,   anche se so che è un’impresa impossibile,  voglio spiegargli quanto è pericolosa la plastica in mare,  di quanti pesci e tartarughe uccide e che di fatto preclude il futuro dei loro figli.  Continuo ad avere poca fiducia negli adulti, in quanto i malgasci non pensano mai a domani, qui conta solo il presente.   Comunque nel frattempo ho acquistato 50 cappellini per i miei bimbi ed altre 10 T-Shirt e  mi sto organizzando per fare costruire un carretto da collegare al quad per trasportare meglio i sacchi di plastica raccolta.

Anche se non sono pochi quelli che mi dicono che sto combattendo una guerra persa,  rimango dell’idea che se salvo anche solo una tartaruga marina,   è comunque un successo !!!!!

Una domenica mattina, durante la raccolta della plastica, mi si avvicina un adulto chiedendomi se sono interessato ad un adulto di Astrochelys yniphora…….. ovviamente alzo immediatamente le “antenne”  e mi fingo molto interessato all’acquisto.  Il prezzo parte già da una cifra molto bassa, il che mi fa dubitare fortemente ma qua le sorprese sono sempre all’ordine del giorno;   siccome sono al lavoro con oltre 40 bimbi, che non posso mollare, decido di prendere un appuntamento per la mattina successiva,  però poi nessuno si è fatto vivo all’appuntamento……  Peccato,  avrei dovuto mollare tutto e correre a vedere l’esemplare che forse durante il giorno è stato venduto a qualche straniero ed ora sarà in un giardino a mangiare schifezze di ogni tipo.

Nel frattempo il carretto è pronto e i lavori di raccolta plastica delle domeniche vanno più spediti,  è solo un po’ difficile tenere sotto controllo tutti i bambini.

Mi è arrivata notizia che in un giardino privato ci sono alcune tartarughe fra cui una molto chiara,   quindi vedrò se riesco a verificare la notizia,   potrebbe essere una A. radiata chiara o magari un’altra A. yniphora da salvare .

Tanti sono gli animali che in qualche modo incontro,  e specialmente dopo le prime piogge, serpenti e camaleonti bellissimi,  ma uno mi ha particolarmente colpito, un piccolissimo lemure che credo sia un Microcebus, lemure notturno,

aggrappato ad una T-Shirt di un malgascio, purtroppo legato con una piccola corda,  che pena…. 

Le due tartarughe in realtà sono come quasi sempre delle Astrochelys radiata,  anche se una di recente è sparita dal giardino privato.  Il maschio è rimasto ma di una dimensione notevole e con evidente piramidizzazione,  segno di eccesso di alimentazione. Poco dopo passo da un altro amico e trovo un’altra A. radiata,  abbastanza bella ma anche lei alimentata malissimo,  almeno ora spero che inizino a dargli alimenti giusti o quasi sempre a non dargli nulla, visto che spesso sono in grandi giardini e quindi trovano sufficienti erbe sane.

Il 28 novembre ho in programma, alle 17 una riunione con tutti i pescatori ed operatori della spiaggia del villaggio dove risiedo temporaneamente. Arrivo puntuale e non c’è ancora nessuno,   temo un flop,  ma piano piano iniziano a spuntare fuori tanti personaggi veramente degni di un film,   gente con forti segni del duro lavoro di pescatori, molti sono anziani e sono le persone più importanti del villaggio.  Almeno sono venuti a sentire cosa ho da dire a loro……  in fondo in due mesi di raccolta plastica coi loro figli e nipoti mi sono guadagnato la loro fiducia e non è facile che la diano ad un bianco. In un’ora circa gli spiego,   con l’aiuto di un malgascio che traduce in lingua locale,   il perché della pericolosità della plastica sia per i pesci, per le tartarughe marine e per noi umani e cerco di fargli capire che ora il futuro dei loro figli e nipoti dipende da loro e che devono iniziare a fare qualcosa,  in fondo poi non gettare la plastica, raccoglierla e portarla nel contenitore apposito non è così difficile anche se da sempre sono abituati a viverci sopra.  Ora attendo che prendano una decisione,   se si impegnano,  il TCI gli donerà una decina di grossi bidoni per la raccolta.     Certo che questo è l’ultimo tentativo,  sono poco fiducioso,  ma aspettiamo,   ho visto tante gente continuare a parlare fra loro, segno che almeno ho scosso un po’ le coscienze.  

Arriva anche l’ultima domenica di raccolta plastica coi miei bimbi;  dall’inizio il numero si è un po’ ridotto ma va bene comunque,  sono sempre molto efficienti,  anche se per riempire più velocemente i sacchi, tendono a tralasciare gli oggetti piccoli.  Lo fanno perché in fondo per loro rimane comunque un gioco (e così deve essere) che è collegato al fatto che chi riempie un sacco, ha diritto ad un giro sul quad fino al contenitore dell’immondizia che si trova fuori villaggio.   L’ultima mattina ne raccogliamo un po di meno,  ma in verità dopo oltre due mesi di raccolta, la quantità di plastica in spiaggia è ridotta considerevolmente;  lo dice il fatto che questa volta a fine lavori raggiungiamo una distanza molto superiore al solito,  mai raggiunta e un ristorantino sulla spiaggia premia i miei bimbi con bibite varie e sciroppi preparati al momento.  Tutti sono irrequieti,  sanno che finito il lavoro ci sarà la festa;   ho acquistato circa 25Kg di litchi (un frutto tipico della grande isola) ma che essendo prodotto sulla costa est, qui ha dei prezzi alti per loro.  La festa è arricchita da tante bibite di cui loro vanno matti ,  con distribuzione di tantissimi dolci, snack e grossi palloni gonfiati,  marcati TCI ……….

Riesco a saziarli tutti,  tanto che i dolci non li mangia quasi nessuno,  ma difficilmente arriveranno a sera. 

Ricevo l’OK per i bidoni e ne acquisto 10 in città.  Inaspettatamente qualche donna che gestisce gli ombrelloni e per prima proprio quella che ritenevo la più antipatica,  mi viene a ringraziare,   ora speriamo che non li rubino e soprattutto li utilizzino bene.  E’ rimasto poco tempo e quindi rinuncio all’idea di verniciare i bidoni e mettergli il logo sia della nuova associazione per la raccolta plastica (Association Mahajanga Ville Propre) che del TCI,   magari un altro anno.

Altra visita ad un francese che conosco, perché mi dice che ha delle tartarughe.  Purtroppo mi ritrovo 3 esemplari di Astrochelys radiata di cui uno adulto e due subadulti,

in un piccolo recinto di cemento,  con una piccolissima pozza d’acqua puzzolente,  alimentati malissimo, con tutte le porcherie possibili.  Mi sembra di vedere le tante situazioni che negli anni mi sono capitate in Italia,   esemplari in recinti piccolissimi e alimentate da schifo,  solo che qui in genere ci sono delle Astrochelys radiata.  E le sorprese non finiscono qui,  nella piccolissima pozza d’acqua spuntano fuori 3 Pelomedusa subrufa.

Come al solito provo a spiegare al guardiano e al padrone come dovrebbero essere alimentate,  ma mi da la sensazione che una volta uscito da lì,   le tartarughe continuino a mangiare le stesse cose,  visto che l’addetto è il guardiano ……. I malgasci hanno la “testa dura”.  Prima di partire dalla casa, vedo uno spettacolo veramente triste,   due lemuri in una gabbia piccolissima,  messa su un balcone,  come arredamento che io ritengo “macabro”.

Resoconto  delle nascite nel centro di riproduzione di Ampijoroa, al momento della nostra partenza:  11 baby in incubatrice (ma ci sono ancora uova all’interno)  e 53 in terra, con alcune uova ancora da schiudere.  Tutto sommato ottima stagione.

Nel frattempo una collaboratrice della nuova associazione,  una signora anzianotta, mi parla di una popolazione di Astrochelys yniphora nella sua città di origine,  che rimane molto più a nord di tutte le zone conosciute,   ovviamente la cosa mi incuriosisce non poco;   mi sono assicurato di spiegargli bene che non si sbagli a confonderle con altre specie ma lei insiste di conoscere bene le Angonoka e che la ci sono ancora di tutte le dimensioni. Per sicurezza l’ho chiamata a casa per fargli vedere le foto delle Angonoka e delle A. Radiata e lei insiste che sono Angonoka e che la le chiamano tutti così;   mi rimane un unico piccolo dubbio che le chiamino così ma che siano un’altra specie,  anche se è difficile che sia una popolazione di A.radiata ,  che sono originarie dell’estremo sud del Madagascar.      Sarebbe una bella scoperta,   una piccola popolazione rimasta isolata ;   la cosa verrà sicuramente valutata dal TCI.

 

Agostino Montalti

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