Testudo graeca

Testudo graeca (Linnaeus, 1758)

Testuggine moresca, Testuggine greca - Spur-thighed Tortoise, Greek Tortoise 

 

 

CLASSIFICAZIONE

Ordine = Testudines

Sottordine = Cryptodira

Famiglia = Testudinidae

Genere = Testudo

Specie: Testudo graeca

Sottospecie: 

T. g. graeca, T. g. cyrenaica, T. g. marokkensis, T. g. mauritanica, T. g. nabeulensis (gruppo africano)

T. g. armeniaca, T. g. buxtoni, T. g. ibera, T. g. terrestris, T. g. zarudnyi (gruppo euroasiatico).

NOTE TASSONOMICHE

Da un punto di vista morfologico questa specie è molto variabile, e ciò ha portato negli anni alla descrizione di innumerevoli sottospecie, ma grazie a più recenti indagini genetiche c’è stata una riduzione del numero, in quanto quelle che all’apparenza potevano sembrare diverse sottospecie, in realtà sono sinonimi di altre, al limite da trattare come varianti geografiche. Tra i sinonimi più comuni si ricordano T. g. anamurensis, T. g. antakyensis e T. g. floweri= T. g. terrestris; T. g. nikolskii = T. g. ibera; T. g. perses = T. g. buxtoni. Non sempre morfologia e genetica vanno di pari passo, è possibile che due popolazioni della stessa sottospecie possano presentarsi con caratteristiche fisiche differenti, o al contrario due esemplari in apparenza indistinguibili possano appartenere geneticamente a due distinte sottospecie. Un caso significativo è rappresentato da T. g. anamurensis, seppur da ricondurre alla sottospecie T. g. terrestris, differisce in forma, dimensioni e colori dalle popolazioni appartenenti in senso stretto ad essa, per certi aspetti ricorda più una T. g. ibera che una T. g. terrestris, infatti non si può escludere la possibilità che si tratti di un incrocio tra le due, considerando anche la posizione geografica. Per quanto riguarda il gruppo africano, c’è stato recentemente (M. Schweiger e R. Gemel, 2020) un cambiamento nell’attribuzione della sottospecie nominale, per via di una errata assegnazione di località che fu fatta in origine per l’esemplare di riferimento. Di conseguenza, il nome della sottospecie nominale T. g. graeca adesso è attribuito a quella precedentemente conosciuta con il nome di T. g. soussensis; a sua volta alla sottospecie precedentemente conosciuta con il nome di T. g. graeca è stato assegnato un altro nome, T. g. mauritanica. Si tratta di regole di nomenclatura, discorsi tecnici di classificazione, cui occorre adeguarsi per continuare a parlare una stessa lingua comune e comprensibile.

DISTRIBUZIONE E HABITAT

Testudo graeca è presente in Nord Africa lungo la costa che va dal Marocco alla Libia comprendendo Algeria e Tunisia, e nell’areale euroasiatico si estende dalla Grecia fino all’Iran, passando per i territori tra loro compresi, in ordine alfabetico: Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Daghestan, Georgia, Giordania, Iraq, Israele, Kosovo, Libano, Macedonia, Moldova, Palestina, Romania, Serbia, Siria, Turchia. Sin dai tempi antichi questa specie è stata spostata dall’uomo per diverse ragioni in varie parti del Sud Europa, e oggi ritroviamo alcune popolazioni naturalizzate in Spagna e in Sardegna, soprattutto nella regione di Murcia e nel Parco Nazionale di Doñana nel primo caso (oltre alle Isole Baleari), e nella penisola del Sinis nel secondo caso. In Spagna e Sardegna, tali popolazioni sono da ricondurre geneticamente, in linea di massima, rispettivamente alle sottospecie T. g. mauritanica e T. g. nabeulensis, anche se morfologicamente in alcuni casi possono differire dalle popolazioni di origine (ad esempio in Sardegna la grandezza media è maggiore), e ciò può essere dovuto o a nomali meccanismi di evoluzione e adattamento agli habitat lungo gli anni, oppure a lievi inquinamenti genetici con altre sottospecie. La presenza di Testudo graeca spesso si menziona anche in Sicilia, in particolare a Pantelleria, ma non esistono prove che ci siano ancora oggi delle popolazioni sicule per questa specie. Rari ritrovamenti in natura sono da ricondurre ad abbandoni in tempi recenti da parte dell’uomo o fughe dalla cattività. La specie predilige ambienti di macchia mediterranea, zone costiere, sabbiose e semidesertiche.

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE

Specie dalle medie e piccole dimensioni, a seconda della sottospecie variano dai circa 15 cm fino a misure record di 38 cm di carapace. Normalmente quelle del gruppo africano rimangono più piccole di quelle del gruppo euroasiatico. Il carapace è cupoliforme e può essere leggermente allargato posteriormente. Le squame delle zampe anteriori sono grosse, in confronto ad esempio a quelle di una Testudo hermanni. Sulla testa è presente al centro una squama più grossa delle altre, di forma pentagonale. Lo scuto sopracaudale è unico, non è diviso in due. Il piastrone negli adulti è semi-mobile nella parte posteriore, in corrispondenza delle suture che separano gli scuti addominali da quelli femorali. Sulle zampe posteriori ai lati della coda sono presenti gli speroni, ovvero dei tubercoli, normalmente uno per lato, ma in casi eccezionali anche due. I colori variano dal giallo, al marrone, al nero e loro sfumature. Se distinguere questa specie da altre dello stesso genere è abbastanza facile, altrettanto non si può dire tra le sue diverse sottospecie, l’alta variabilità morfologica all’interno di ognuna rende la loro identificazione complessa. Conviene iniziare facendo una distinzione tra le sottospecie del gruppo africano e quelle del gruppo euroasiatico. Premessa, le caratteristiche che verranno descritte, vanno considerate soprattutto in esemplari adulti, e ognuna va valutata nel complesso con le altre, poiché prese singolarmente non sono sufficienti per identificare con certezza una sottospecie o la sua provenienza geografica, è un discorso di maggior percentuale dei casi, non c’è nessuna caratteristica presente in una sola sottospecie e sempre assente in tutte le altre. Quelle del primo gruppo si caratterizzano per avere testa e arti anteriori affusolati, spesso macchiati di nero e giallo, un carapace più bombato con colori più accesi, e un piastrone con macchie nere dai disegni irregolari. Il primo scuto vertebrale ha una forma rotondeggiante, e la sutura del piastrone tra gli scuti femorali e quelli addominali crea delle curve alle sue estremità. Di contro, le sottospecie del gruppo euroasiatico si caratterizzano per avere testa e arti anteriori tozzi, scuri quasi in modo uniforme, un carapace più schiacciato superiormente e largo, con colori spenti, e un piastrone che tende ad essere uniformemente scuro con l’avanzare dell’età. Il primo scuto vertebrale ha una forma pentagonale a linee rette, e la sutura tra gli scuti femorali e addominali è dritta. Passando alle singole sottospecie, alcune hanno tra loro le medesime caratteristiche, soprattutto se vicine geograficamente, quindi l’esatta identificazione in cattività potrebbe avvenire solo se si conosce l’origine geografica (dei genitori o degli avi per animali nati in cattività), o tramite indagini genetiche. In cattività inoltre ci sono molti ibridi tra sottospecie e ciò complica ulteriormente le cose.

Testudo graeca graeca (Sudovest Marocco): di piccole dimensioni, il carapace ha colori poco brillanti, che variano dal marrone al giallo spento con macchie nere. In alcuni esemplari la pelle di testa e arti ha delle sfumature di colore arancione o rosa. I piccoli alla nascita sono di colore marrone. Caratteristica unica per questa sottospecie è la totale assenza, nella maggior parte dei casi, degli speroni sulle zampe posteriori.

Testudo graeca marokkensis (Nord Marocco): sottospecie simile a T. g. graeca ma presenta una maggiore variabilità di grandezze e colori, alcuni esemplari hanno una predominanza di giallo, altri invece di nero, altri ancora hanno un motivo punteggiato, maculato o raggiato sul carapace. I piccoli alla nascita sono di colorazione quasi uniforme, marrone o nocciola, il piastrone è più chiaro con una macchia centrale poco estesa.

Testudo graeca mauritanica (Est Marocco, Algeria, Spagna): la colorazione di fondo del carapace è giallo, con gli scuti bordati di nero con una o più macchie centrali, sulla testa è presente una macchia gialla che si alterna al nero, il piastrone è più scuro, soprattutto nei maschi (escludendo in molti casi gli scuti anali e gulari). I piccoli alla nascita hanno colori più chiari sul carapace, invece sul piastrone è presente una macchia nera estesa. E’ la sottospecie africana che può raggiungere le maggiori dimensioni, anche 30 cm di carapace, in particolare verso la costa centrale dell’Algeria viene citata una popolazione “gigante”, alla quale viene attribuito tra allevatori il nome di T. g. whitei, ma non vi è validità tassonomica, sia perché è stato preso arbitrariamente un nome obsoleto sinonimo di T. g. mauritanica, sia perché non si riescono a trovare prove odierne in natura di tale popolazione, e gli esemplari descritti in cattività con tale nome, oltre alla stazza fuori media, hanno colori e disegni riscontrabili in altre sottospecie africane, per cui la questione rimane irrisolta.

Testudo graeca nabeulensis (Tunisia, Est Algeria, Ovest Libia, Sardegna): molto simile a T. g. mauritanica, le differenze consistono nella tonalità di colori meno accesa, e nelle dimensioni, infatti con i suoi 15 cm (soprattutto nei maschi) è la sottospecie più piccola tra le T. graeca. Sul quinto scuto vertebrale vi sono due macchie nere al centro, che insieme al contorno scuro, in molti casi formano un disegno tipico simile a un teschio umano stilizzato.

Testudo graeca cyrenaica (Est Libia): molto simile a T. g. mauritanica e T. g. nabeulensis, differisce per il disegno del carapace che presenta diverse macchie nere irregolari, soprattutto sugli scuti laterali. Il colore di fondo è giallo acceso, la forma del carapace è più allungata.

Testudo graeca ibera (Nordest Grecia, Bulgaria, Romania, Nord Turchia e paesi confinanti): rappresenta l’archetipo della Testudo graeca euroasiatica, quindi rispecchia le caratteristiche tipiche per questo gruppo. Ha una colorazione più scura nella maggior parte dei casi, un carapace più largo e meno domato, con testa e arti massicci. I piccoli hanno una colorazione del carapace più chiara, e il piastrone presenta alla nascita una macchia più o meno estesa o irregolare. E’ la sottospecie che può raggiungere le dimensioni maggiori, con casi di 38 cm.

Testudo graeca armeniaca (Georgia, Daghestan, Armenia, Azerbaigian): molto simile a T. g. ibera, il carapace è largo e bombato ma la parte superiore è piatta. Normalmente negli adulti, la superficie del carapace non è liscia poiché si distinguono nettamente le diverse linee di crescita degli scuti. Una caratteristica che non è detto venga mantenuta in esemplari nati e cresciuti in cattività. La colorazione degli adulti è scura e uniforme. I piccoli hanno colori più chiari, con piastrone giallo e macchie nere.

Testudo graeca buxtoni (Est Turchia, Iraq, Ovest Iran): carapace di forma rotondeggiante con gli scuti marginali leggermente estesi posteriormente. Colorazione abbastanza uniforme, marrone chiaro con colori più scuri nella parte interna degli scuti. I piccoli alla nascita si presentano di colore marrone scuro.

Testudo graeca zarudnyi (Est Iran): generalmente ricorda T. g. buxtoni, ma ha un carapace più allungato, largo posteriormente dove gli scuti marginali possono formare un “gonnellino” simile a quello di una Testudo marginata. Il carapace è marrone, con tonalità che variano dal color sabbia al color mattone.

Testudo graeca terrestris (Israele, Giordania, Libano, Siria, Sud Turchia): è la sottospecie che presenta al suo interno la maggiore eterogeneità di colori,forme e dimensioni, nel suo areale si trovano diversi ambienti con climi dai più umidi e ai più secchi, che hanno condizionato fortemente la morfologia. La forma classica, che comunemente si fa ricondurre a questa sottospecie, si caratterizza per avere un carapace cupoliforme, di ridotte dimensioni, con colorazione gialla e grosse macchie nere su ognuno degli scuti vertebrali e laterali. Ma la colorazione può variare dal giallo, al nero, al marrone, fino a tonalità di arancione e rossastro (che coinvolge anche la pelle). Alcuni esemplari sono totalmente neri, altri al contrario totalmente gialli (questa varietà cromatica viene comunemente detta “Golden Greek”). Anche la forma del carapace cambia da una popolazione all’altra, in alcune è più allungata e presenta un “gonnellino” posteriore. A seconda dell’origine, una T. g. terrestris può risultare o molto simile a una T. g. ibera oppure con caratteristiche più comunemente riscontrabili in sottospecie del gruppo africano. La posizione geografica di questa sottospecie non a caso è intermedia, quindi tali similitudini dipendono dal versante del suo areale, nel quale non si escludono zone di intergradazione tra sottospecie diverse.

Anche se non si tratta di una sottospecie, menzione a parte va fatta per una tipologia di T. graeca fortemente pubblicizzata negli ultimi anni da allevatori e commercianti, con il nome di “East Anatolian”. Se inizialmente questo nome aveva una precisa corrispondenza, ovvero si riferiva ad esemplari di T. g. ibera di grosse dimensioni e originari dal versante Est della Turchia (letteralmente “East Anatolian” significa “della Turchia dell’Est” scritto in inglese), a causa di disinformazione e speculazioni, adesso ha perso totalmente qualsiasi significato. Infatti ormai vengono chiamati con questo nome, sia T. g. ibera di grosse dimensioni che non provengono dall’Est Turchia (e viceversa), sia T. graeca di grosse dimensioni appartenenti ad altre sottospecie e con diverse origini. Quindi all’interno di questo nome ormai possiamo trovare esemplari che tra loro non hanno nulla in comune, né l’origine, né la sottospecie, né le caratteristiche fisiche. Per un allevamento consapevole, è preferibile seguire solo i nomi scientifici delle sottospecie riconosciute.

DIMORFISMO SESSUALE E RIPRODUZIONE

Il maschio è di dimensioni inferiori rispetto alla femmina, tranne nel caso di alcune popolazioni del gruppo euroasiatico in cui maschi e femmine possono raggiungere la stessa grandezza. Nel maschio il piastrone è concavo per aderire meglio al carapace della femmina durante l’accoppiamento, la coda è più grande in lunghezza e larghezza, e gli scuti anali formano un angolo di ampiezza maggiore. Durante il corteggiamento il maschio è molto aggressivo, morde e colpisce ripetutamente col carapace la femmina. Durante l’anno avvengono due o tre deposizioni, di quattro, cinque o più uova ciascuna. I piccoli nascono dopo circa 90 giorni, preferibilmente in una giornata seguente una pioggia di fine estate, che ammorbidendo il terreno ne agevola la risalita in superficie. In incubatrice il periodo di attesa è minore, circa 60 giorni a 32°C, la temperatura di incubazione influenza il sesso, a temperatura maggiore nasceranno in prevalenza femmine e viceversa. La femmina riesce a conservare lo sperma del maschio anche dopo alcuni anni dall’ultimo accoppiamento, e ciò permette di deporre uova fertili anche in anni in cui non sono avvenuti accoppiamenti. Questa caratteristica è comune a molte specie di testuggini, e ciò è giustificata dal fatto che in natura sono animali solitari, quindi una volta che un maschio e una femmina hanno la fortuna di incontrarsi, devono far sì che da quell’accoppiamento, ottengano un elevato vantaggio numerico in termini riproduttivi, per più generazioni.

LETARGO

Testudo graeca effettua letargo in base alla sottospecie e all’areale di origine. In linea di massima, le sottospecie del gruppo africano non effettuano letargo, invece le sottospecie del gruppo euroasiatico si, con le dovute eccezioni, ad esempio alcune T. g. terrestris per aspetti ambientali sono paragonabili alle sottospecie africane. Oltre alla temperatura, anche l’umidità è un fattore determinante per il superamento dell’inverno, infatti un ambiente troppo umido è deleterio per molte popolazioni di origine africana. La sottospecie più robusta e adattabile al clima italiano, è senza dubbio T. g. ibera, ma è possibile tenere tutto l’anno fuori al Sud Italia anche altre sottospecie, che seppur non effettuano un vero e proprio letargo, riescono ad affrontare l’inverno. Bisogna valutare caso per caso, la differenza positiva la fa anche la condizione di animali nati e cresciuti in cattività, rispetto ad esemplari adulti di cattura, facilmente stressabili e poco adattabili ai cambiamenti. Durante il letargo T. g. ibera scava nel terreno fino a sotterrarsi anche del tutto, e questo le permette di passare un letargo a temperatura più costante, senza brusche interruzioni tra inizio e fine periodo. E’ un istinto innato, d’altro canto raramente le sottospecie africane scavano o cercano un adeguato riparo col freddo. Durante l’estate, in giornate molto calde, si può manifestare un comportamento analogo, le tartarughe potrebbero interrarsi e saranno meno attive, anche se non si tratta di una vera e propria estivazione. Per gli esemplari che non effettuano letargo occorre adibire un terrario per la stagione fredda, munito di lampade UVB e riscaldanti. Non esiste un’età adatta per fare letargo, quindi nei casi in cui questo è possibile, va fatto fare sin dal primo anno di vita, se non sussistono particolari motivazioni sullo stato di salute.

ALIMENTAZIONE

Principalmente vegetariana, in natura consuma varie erbe e piante. Essendo animali opportunistici, possono integrare occasionalmente la dieta con lumache, lombrichi, carcasse e feci di altri animali. In cattività è sufficiente limitarsi ai vegetali, preferendo alimenti con un rapporto calcio-fosforo a favore del primo, oltre alle erbe spontanee come tarassaco, trifoglio, ortica e tante altre, possiamo somministrare cicoria, indivia, radicchio e simili. La frutta va data con parsimonia. I liquidi di cui necessitano li assimilano dal cibo, e dall’ambiente circostante se vivono in condizioni naturali (ad esempio dopo la pioggia), ma è possibile farle bere lasciando dei contenitori con acqua, a livello del terreno, da mantenere sempre puliti.

MANTENIMENTO IN CATTIVITA’

L’ideale è allevare questa specie all’aperto tutto l’anno, quando possibile, recintando un terreno o un giardino, scegliendo il substrato adatto, alternando l’uso di terrari o serre, in base alle esigenze di ogni singola sottospecie, in relazione al proprio clima di origine. Non vanno tenuti insieme esemplari di sottospecie diverse, per evitare il contagio di malattie, aggressioni tra loro, e per non creare inquinamenti genetici. Tutte le sottospecie di Testudo graeca possono ibridarsi tra loro, tali ibridi sono sempre fertili, e difficili da identificare, solo in alcuni casi una caratteristica riscontrabile nei piccoli ibridi è l’assenza di macchie nel piastrone. I maschi possono essere molto territoriali e aggressivi, per tale motivo si consiglia di tenerli isolati dal resto del gruppo, se non per farli accoppiare durante alcuni giorni dell’anno.

 

STATUS GIURIDICO

La specie è stata inclusa nella Convenzione di Washington, CITES Appendice II, e in Allegato A del regolamento CE. Per la detenzione in Italia, oltre alla documentazione che ne attesta l’origine lecita, necessita del microchip.

 

Testo di: Enrico Di Girolamo (ottobre 2020).

 

FOTO 

 

 

 

 

 

Letto 299 volte Ultima modifica il Giovedì, 22 Ottobre 2020 12:31

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